Nel commosso ricordo di Diego Armando Maradona del decano del giornalismo italiano Gianni Minà, c'è un passaggio che riguarda la conclusione della sua avventura calcistica con il Napoli. Il riferimento è al famoso controllo antidoping al termine di Napoli-Bari del 1991, quando emerse la positività del numero 10 azzurro alla cocaina. Per Minà al Pibe de oro fu preparata quella che ha definito come una "bella trappola".

Maradona e la positività alla cocaina dopo Napoli-Bari del 1991

Il 17 marzo 1991 sull'eccezionale storia di Diego Armando Maradona e del Napoli iniziarono a scorrere i titoli di coda, che si sarebbero concretizzati poi pochi giorni dopo con l'ultima partita contro la Samp, con tanto di gol su rigore . Al termine del match casalingo contro il Napoli, il Pibe fu convocato per il controllo anti-doping che evidenziò la positività alla cocaina. Nonostante i periti di parte designati dal calciatore, le controanalisi confermarono i risultati, che portarono poi alla squalifica per un anno e mezzo e sopratutto all'addio destinazione Siviglia.

Maradona, i controlli truccati svelati da Ferlaino e il presunto complotto

Che Maradona facesse uso di stupefacenti a Napoli era una sorta di segreto di Pulcinella. E l'ex presidente Ferlaino infatti anni più tardi dichiarò: "Dalla domenica sera al mercoledì Diego, come qualcun altro, era libero di fare quello che voleva, ma il giovedì doveva essere pulito. Solo dopo seppi di un trucco. Se qualcuno era a rischio, gli si dava una pompetta contenente l'urina pulita di un altro. L'interessato se la nascondeva nel pantalone della tuta e quando entrava nella stanza dell'antidoping ne versava il contenuto nel flaconcino del medico della Federazione". Qualcosa però quel giorno andò storto, e infatti il difensore all'epoca di Maradona il professor Giovanni Verde dichiarà a Repubblica: "Non sono sorpreso da quanto afferma Ferlaino. Da tempo mi porto appresso la sensazione che Maradona, in qualche modo, sia stato tradito. Lo credo da quando lo difesi. Maradona non pensava mai di poter essere sorpreso dal doping e sia lui che il suo staff mi lasciarono intendere che si trattava di una trappola, di un tradimento. Utile a rescindere il contratto. C' era una clausola, infatti, che prevedeva la fine del rapporto tra società e calciatore in caso di sospensione per doping. Maradona mi fece capire di esser stato abbandonato improvvisamente, tradito. Pensai che fosse sincero e lo penso tuttora".

Le parole di Gianni Minà in occasione del ricordo di Diego Armando Maradona sembrano confermare questa tesi:

"A Maradona questa tutela a Napoli non è stata concessa, anzi, per tentare di non pagargli gli ultimi due anni di contratto, malgrado le tante vittorie che aveva regalato in pochi anni agli azzurri, nel 1991 gli fu preparata una bella trappola nelle operazioni antidoping successive a una partita con il Bari, in modo che fosse costretto ad andarsene dall’Italia rapidamente".