Giancarlo Camolese racconta il dramma di Julio Gonzalez: “Erano le 2 di notte, squillò il telefono”

Giancarlo Camolese ha ormai smesso la carriera di allenatore, ma è ancora impegnatissimo nel mondo del calcio. Il 64enne – oltre a insegnare all'università, docente a contratto a Torino, e fare il commentatore in TV – è vicepresidente dell'Assoallenatori, nonché consigliere federale FIGC, inoltre insegna a Coverciano presso la scuola allenatori del Settore Tecnico. Il suo ricordo resta vivo soprattutto tra i tifosi del Torino, che riportò in Serie A vincendo il campionato cadetto nella stagione 2000/01. Ma c'è un altro momento della carriera, ma anche della vita, che Camolese non dimenticherà mai: quello dell'incidente automobilistico in seguito al quale Julio Gonzalez perse un braccio, dovendo abbandonare il calcio giocato quando era lanciatissimo verso il salto in club importanti. Giancarlo lo apprese in tempo reale da una telefonata ricevuta nella notte, la prima di tante chiamate drammatiche che poi si accavallarono convulse.
È la notte del 22 dicembre 2005, squilla il telefono di Camolese: "Non riescono a tirare fuori Julio"
Camolese riavvolge il nastro a poco prima del Natale 2005: in quella stagione lui siede sulla panchina del Vicenza in Serie B, club in cui gioca anche l'attaccante della nazionale paraguaiana, all'epoca 24enne. Gonzalez è reduce da un girone d'andata strepitoso: è il miglior marcatore della squadra, con 8 gol segnati in 15 partite. Tutto sembra sorridergli nella vita, ma di lì a poco succederà qualcosa che la stravolgerà: "Avevamo perso a Rimini, siamo tornati a Vicenza, il giorno dopo la società aveva organizzato la solita cena per festeggiare il Natale con tanto di visita in Comune. Eravamo andati un po' lunghi e io tornavo a Torino, ero anche un po' preoccupato per la strada, poi insomma eravamo anche un po' arrabbiati", inizia così il racconto di Camolese al podcast ‘DoppioPasso'.
Il tecnico torinese non poteva immaginare cosa stava succedendo in quegli stessi momenti: "Sono tornato a casa, non so, erano le 2 di notte, le 2-3 di notte, ho dimenticato il telefono acceso, perché nel frattempo c'erano già i cellulari. E poco dopo squilla il cellulare e al telefono c'era un altro ragazzo della rosa, si chiama Grighini, e mi ha detto: ‘Mister, abbiamo fatto un incidente, Julio è nella macchina, non riescono a tirarlo fuori'. In quel momento io non sapevo, non avevo capito… perché praticamente loro l'unico telefono che avevano trovato acceso era il mio, perché era tardi, era tardissimo".

La corsa in auto: "Mi arrivavano le telefonate: ‘Guarda che forse perderà un braccio'".
A quel punto Camolese corre fuori di casa e sale di nuovo in auto: "Allora niente, mi sono alzato, ho preso di nuovo la macchina e sono tornato verso Vicenza e mentre andavo, la strada è lunga, mi arrivavano le telefonate: ‘Guarda, è successo questo, guarda che non potrà più giocare, guarda che forse perderà un braccio'. È stata veramente una tragedia. Però sono contento perché poi Julio l'ho rivisto, lo rivedrò anche a breve, ha saputo superare questo momento. E questo gli fa ovviamente onore, ha una bellissima famiglia, più famiglie, a Vicenza è rimasto nel cuore di tutti. Però è stata è stata veramente dura. È andato avanti grazie all'aiuto della società (il club veneto lo tenne sotto contratto anche per la stagione successiva, ndr), grazie all'aiuto di tutta la gente di Vicenza che comunque gli ha dimostrato grande affetto, e grazie alla sua forza d'animo soprattutto, perché non era facile, in un momento veramente molto particolare della sua vita, dove aveva davanti a sé molte cose".
L'incidente di Julio Gonzalez, aveva 24 anni: cosa accadde sull'autostrada Serenissima
L'incidente accadde il 22 dicembre 2005: Gonzalez stava percorrendo l'autostrada Serenissima, dirigendosi alla guida della sua BMW verso l'aeroporto di Venezia per tornare in Paraguay e trascorrere in patria le vacanze di Natale con la famiglia. Gli fatale un colpo di sonno: il calciatore tamponò violentemente due autoarticolati. Il compagno di squadra Gerardo Grighini, che era con lui nella vettura, riportò ferite più lievi (una frattura al perone), mentre le condizioni di Gonzalez apparvero subito molto gravi. Julio rimase incastrato tra le lamiere e il suo braccio sinistro subì gravi traumi da schiacciamento e lacerazioni. Fu trasportato d'urgenza all'ospedale di Padova, dove tre equipe chirurgiche (plastica, vascolare e ortopedica) lavorarono per ore nel tentativo di salvargli l'arto. Tuttavia, nonostante gli sforzi medici e circa 30 trasfusioni di sangue, l'insorgere di gravi complicazioni rese necessaria l'amputazione del braccio sinistro il 17 gennaio 2006, circa tre settimane dopo l'incidente.
Il resto è la storia della grandissima resilienza mostrata dal paraguaiano, che successivamente ha ricostruito la propria vita, riuscendo anche a tornare in campo sia pure fugacemente. Julio oggi dice: "Il giorno dell'incidente è stato il più bello della mia vita, perché mi ha dato un'altra opportunità. Certo, dovevo adattarmi alla nuova realtà, ma anche se avevo subito un brutto incidente, avevo ancora la possibilità di godermi la famiglia e pensare di poter ricominciare…".