Con la morte di Luciano Gaucci se n'è andato un pezzo di storia del nostro calcio, L'ex presidente del Perugia, da tempo malato gravemente, è infatti scomparso nelle scorse ore a Santo Domingo: paradiso scelto come ‘buen retiro' per gli ultimi anni della sua vita, dopo i gravi problemi avuti con la giustizia italiana. Nato a Roma nel 1938, per ben 13 anni alla guida del club umbro, patron anche di Sambenedettese, Viterbese e Catania e vicepresidente della Roma al fianco di Dino Viola, Gaucci fu anche l'imprenditore che per primo promise di rifondare il Napoli.

Nell'estate 2004, quando il Napoli di Naldi fu dichiarato fallito a causa di un debito che al tempo sfiorava i 79 milioni di euro, arrivò proprio Gaucci che prese in mano la situazione fondando la Napoli Sportiva, acquistando alcuni calciatori (tra questi anche il portoghese Vidigal) e portando la squadra allora allenata da Angelo Gregucci in ritiro in provincia di Siena. Investì una quarantina di milioni di euro e promise ai tifosi azzurri di riportare la squadra in serie A in pochi anni a corredo di una presentazione in grande stile. Ma qualcosa andò storto.

La lotta di potere con De Laurentiis

Il progetto di Gaucci ebbe però vita breve. La Covisoc non gli diede il permesso di realizzare il suo sogno, e la squadra non venne iscritta ad alcun campionato professionistico o dilettantistico. L'ingresso in scena del curatore fallimentare, permise dunque ad Aurelio De Laurentiis l'acquisizione del titolo sportivo e l'acquisto di fatto della società partenopea. "La nostra proposta è stata accettata in pieno, il titolo è stato assegnato a noi – esclamò raggiante il produttore cinematografico il 5 settembre del 2004 dopo la decisione della curatela – Ora non c'è tempo da perdere, bisogna mettersi al lavoro per allestire una grande squadra e una grande società".

Nonostante il reclamo presentato al collegio del Tribunale di Napoli, Luciano Gaucci dovette però tirarsi indietro e lasciare il club campano a De Laurentiis: "Sono amareggiato, è stato un gioco politico ai miei danni – dichiarò ai media l'imprenditore romano – Mi spiace per la città di Napoli e per i tifosi, meritavano di più".