Pochi giorni fa Fabio Cannavaro, e prima ancora Marcello Lippi, spiegò quanto fosse stata rigorosa la Cina nell'affrontare l'epidemia di Coronavirus che ha investito il Paese. Il cordone sanitario per fare fronte al contagio da Coronavirus ha funzionato anche grazie alla "collaborazione" di tutto il Paese. Massima sorveglianza e tolleranza zero è stato l'indirizzo dato dalle istituzioni, i cittadini si sono adeguati e quelli che trasgredivano erano puniti severamente. Non c'era altro modo che puntare tutto sulla strategia della "distanza sociale" e "dell'isolamento" per salvare vite delle persone ed evitare ulteriori ammalati.

Gli effetti della "medicina amara" somministrata al popolo si vedono oggi con la diminuzione del numero dei casi e le guarigioni: lentamente, la Cina sta tornando alla normalità mentre in Europa e in Italia la situazione è ancora allarmante perché l'approccio superficiale da "semplice influenza" ha alimentato la diffusione dell'infezione. L'immagine della colonna di camion militari, che trasportano bare fuori dalla Lombardia perché non c'è più posto dove metterle e perfino i centri per la cremazione sono saturi, è fortissima. Forse non abbastanza per chi, come in Serie A, sta pensando di riprendere allenamenti e stagione nel più breve tempo possibile.

Quando sento parlare di date per la Serie A – ha ammesso Cannavaro nell'intervista a Calcio e Finanza –  in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo in Italia e in tutta Europa mi viene la pelle d’oca. Credo che non abbiate capito proprio niente.

Concetto semplice, semplice ma molto severo. È da irresponsabili ragionare di calendari, tabelle d'allenamento, classifiche e quant'altro fa parte dell'attività agonistica nel bel mezzo di una pandemia che non ha raggiunto ancora il picco.

In Cina, dove l’epidemia è iniziata a metà dicembre, solo a distanza di 3 mesi hanno annunciato che le attività sportive potranno riprendere da inizio maggio. Se in Italia e in Europa si parla già di date vuol dire che l’esperienza cinese non è servita a nulla. L'unica cosa che si può fare adesso, per il nostro bene, dei nostri cari e degli altri, è restare a casa.

tot. contagiati 101.739
30 marzo 1.648
tot. guariti 14.620
30 marzo 1.590
tot. deceduti 11.591
30 marzo 812