Tutti pazzi per Erling Haaland. Il giovane bomber del norvegese è sempre più uomo-copertina del calcio internazionale. Il colpo di mercato invernale del Borussia Dortmund grazie alla doppietta al Psg in Champions ha conquistato ulteriormente la scena, stregando le big del calcio internazionale. Nella sua ultima intervista al sito della Bundesliga, il bomber ha parlato dei suoi obiettivi, facendo riferimento ad una sfida molto particolare, in famiglia.

Haaland e l'obiettivo di diventare più forte del padre

39 gol in 29 partite giocate, 10 in Champions (8 con il Salisburgo e 2 con il Borussia Dortmund). Questa la fotografia dell'eccezionale stagione di Erling Haaland. Sembra avere il gol nel sangue il classe 2000 norvegese che, in un'intervista ai microfoni del sito ufficiale della Bundesliga ha parlato dei suoi obiettivi. In primis quello relativo ad una sfida in famiglia, con il papà Alf Inge Haaland, ex perno della nazionale con un lungo passato in Inghilterra: "Mio padre è sempre stato un modello da seguire per me. Ho sempre detto a me stesso che sarei voluto diventare un grande calciatore a livello professionistico. Per tutta la mia vita ho avuto questo in testa. La carriera di mio papà? Provare a diventare più forte di lui è sempre un obiettivo per me. Io sono ancora dietro rispetto a lui, che ha giocato 34 partite con la Norvegia e più di 200 gare in Premier League"

Chi era Alf-Inge Haaland, papà di Erling e protagonista di un'accesa rivalità con Roy Keane

Sicuramente Erling ha già battuto Alf-Inge in termini di gol. Il papà del centravanti del Borussia Dortmund infatti era un difensore e dunque non aveva un particolare fiuto per la rete. Cresciuto in patria nel Bryne, si è poi trasferito in Inghilterra militando nel Nottinhgam Forest, nel Leeds, e nel Manchester City. Perno della Norvegia, ha collezionato 34 presenze con la sua rappresentativa prima del ritiro nel 2012. Il nome di Alf-Inge Haaland è legato soprattutto alla storica rivalità con l’ex Manchester United Roy Keane. Quest’ultimo si vendicò infatti del norvegese (reo di averlo accusato nel 1997 di simulazione dopo un suo intervento che lo costrinse ad uscire in barella) con un durissimo fallo, che mise ko il suo ginocchio. Un tackle killer premeditato che gli costò complessivamente 8 partite di squalifica e 155mila sterline di multa.