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Due giocatrici iraniane rinunciano all’asilo in Australia, le pressioni del regime hanno avuto la meglio

Cinque calciatrici e una appartenente allo staff tecnico avevano chiesto asilo politico in Australia evitando il rientro in Iran. A distanza di qualche giorno in tre hanno cambiato idea. Dietro alla scelta, il sospetto atroce delle pressioni sui familiari da parte della Reppubblica Islamica.
A cura di Alessio Pediglieri
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Delle sei calciatrici della Nazionale iraniana che sono scappate prima del rientro della squadra e si sono rifugiate chiedendo asilo politico in Australia dove si è giocata l'ultima gara di Coppa Asia contro le Filippine, due hanno deciso di cedere e accettare il rimpatrio. Dietro alla scelta ci sarebbero le terribili pressioni del regime della Repubblica Islamica ai loro familiari.

In Iran la notizia è stata diffusa e ridondata dai principali media, evidenziando come il rientro di due giocatrici, insieme ad un membro dello staff tecnico della Nazionale sia stato effettuato, sebbene in ritardo rispetto al resto della delegazione, su espressa loro richiesta: hanno ritirato le loro richieste di asilo in Australia, capendo il proprio errore e ritornando sui propri passi. Il loro comportamento, così come quello delle restanti quattro altre giocatrici, era seguito al rifiuto nel corso del primo match di Coppa d'Asia, contro la Corea del Sud, di cantare l'inno nazionale. Gesto che aveva suscitato enorme clamore, poi "rientrato" nei match successivi contro Australia e Filippine.

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La notizia dei media iraniani: "Già in viaggio per riunirsi alla squadra"

Dietro al "ripensamento" delle giocatrici sull'inno, è stato fortissimo il sospetto delle enormi pressioni del Governo sui familiari in patria, dopo aver etichettato il gesto come "un crimine di tradimento in stato di guerra". Ora, anche dietro al dietrofront delle due calciatrici e del membro dello staff tecnico di rinunciare alla richiesta di asilo che era stata mossa verso il Governo australiano, sembra abbiano avuto la meglio ancora le intimidazioni del regime islamico. A dare grande risalto alla notizia è stata l'emittente statale IRIB che ha riferito sabato come "due giocatrici e un membro dello staff tecnico della nazionale avevano ritirato le loro richieste di asilo in Australia e sono attualmente in viaggio verso la Malesia".

Il rientro in Iran e le accuse di pressioni da parte del Governo

A corollario della notizia, è stata pubblicata anche una foto delle tre donne in procinto di imbarcarsi su un aereo per raggiungere il resto della squadra che si troverebbe ancora nella capitale malese, a Kuala Lumpur, in attesa di rientrare in Iran. Le organizzazioni per i diritti umani hanno però ripetutamente accusato le autorità iraniane di fare pressioni sugli atleti all'estero, minacciando le loro famiglie o confiscando i loro beni in caso di diserzione o di dichiarazioni ostili alla Repubblica islamica.

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