De Zerbi dopo il primo ko al Tottenham: “Mi dispiace per loro, ma non hanno la fiducia necessaria”

Il Tottenham non riesce a guadagnare punti nemmeno dopo l'arrivo di Roberto De Zerbi in panchina come nuovo allenatore. Gli Spurs hanno perso 1-0 contro il Sunderland scivolando al 18° posto in classifica, terzultimi, a due punti dalla salvezza, e rischiano la prima retrocessione dal 1977. Una situazione paradossale per la squadra londinese che lo scorso anno aveva vinto l'Europa League. L'idea della società, dopo l'esonero di Tudor, è stata quella di fiondarsi subito su un allenatore pronto e che può guidare il gruppo come De Zerbi.
Ma la prima non è andata benissimo e lo stesso allenatore bresciano ha spiegato cos'ha potuto vedere finora: “Paura della retrocessione? Sì, è un problema – ha spiegato subito dopo la partita -. L’obiettivo ora è vincere una partita, e vedremo tutto in modo diverso". Un concetto ribadito più volte da De Zerbi che ha anche notato un altro aspetto comportamentale della sua squadra: "Il mio lavoro non si concentra tanto sul campo, perché sono bravi ragazzi e mi dispiace per loro. Voglio dare loro la fiducia di cui hanno bisogno."
De Zerbi ha poi analizzato la partita del Tottenham spiegando come la situazione di classifica e mentale della squadra al momento stiano facendo la differenza: "Abbiamo giocato una buona partita, forse non abbastanza per vincere, ma siamo stati sfortunati in alcune situazioni nel primo tempo – ha detto a Match of the Day dopo la partita – Non posso dire nulla ai giocatori perché hanno dato il massimo in termini di atteggiamento e spirito. Possiamo sicuramente giocare meglio e sentirci meglio. Dobbiamo lavorarci su".
Dal punto di vista tecnico però De Zerbi non ha nulla da dire: "Tatticamente abbiamo giocato un buon primo tempo, sia con che senza palla – ha detto ancora -. Non abbiamo la fiducia necessaria per esprimere un calcio eccezionale, ma abbiamo messo in pratica ciò su cui abbiamo lavorato questa settimana. I giocatori possono giocare meglio se si sentono sicuri di sé". L'ex allenatore del Brighton ha anche detto: "Il mio lavoro non è tanto in campo, sono bravi ragazzi, mi dispiace per loro. Posso essere un fratello maggiore, un padre e non hanno bisogno di un allenatore o di migliorare il loro gioco, ma di fiducia… Una volta che riusciremo a vincere una partita, tutto cambierà."