Sebbene negli ultimi 15 anni il FC Barcellona si sia mantenuto, soprattutto a livello mediatico, al top del calcio mondiale, il club catalano non è mai stato un'istituzione stabile emotivamente. Lo aveva detto in modo profetico Pep Guardiola quando abbandonò la panchina di una squadra che aveva vinto tutto nella primavera del 2012: "Vado via perché finiremo col farci male". Il dito era puntato alla dirigenza, al capo della quale c'era il presidente Sandro Rosell e il suo vice Josep Maria Bartomeu, con i quali il rapporto non era mai stato limpido, a differenza di quanto accaduto con Joan Laporta, che aveva puntato su Pep nell'estate del 2008. Rosell avrebbe poi passato quasi due anni in carcere sotto accusa per frode, mentre Bartomeu è stato messo in stato di fermo per 24 ore due giorni fa, prima di essere rilasciato nella serata di ieri in libertà provvisoria in attesa di giudizio.

Quella di lunedì è solo l'ultima e fortissima scossa del terremoto che ha travolto il Camp Nou. Come capo d'accusa vi è il coinvolgimento diretto dell'ex mandatario del Barça in una serie di operazioni di diffamazione verso persone contrarie alla propria gestione smascherate proprio un anno fa. Secondo l'accusa attuale l'ex presidente blaugrana avrebbe ingaggiato l'agenzia I3Ventures per screditare i propri opponenti politici, come i futuri candidati alla presidenza Victor Font e Joan Laporta, calciatori come Gerard Piqué e Lionel Messi e persino l'ex allenatore Guardiola. Il tutto attraverso profili falsi sui social network, sollevando così un polverone mediatico senza eguali.

Quello che per molti è stato il peggior presidente della storia del club catalano, un'entità che ha sempre cercato di andare al di là del calcio, ha toccato il fondo quattro mesi dopo le sue dimissioni dettate da quasi 20 mila firme raccolte in una moción de censura, una sorta di impeachment alla catalana. Il tutto a pochi giorni dalle elezioni del nuovo presidente del club, qualcosa che secondo Daniel Gamper, pronipote di Joan, fondatore del club, "potrebbe essere stato architettato ad hoc dall'establishment madrileno come manovra politica per destabilizzare il club". Secondo Gamper, intervenuto ai microfoni di Fanpage.it, "Il timing dell'intervento lascia pensare a qualche influenza esterna, ma ciò non toglie che Bartomeu abbia fatto malissimo come presidente del Barça. Anzi, per me si tratta del peggior presidente della storia moderna del club".

Una caduta in picchiata lenta ma inesorabile, iniziata nel 2016, durante il suo secondo anno di presidenza.

La sciagurata gestione di Neymar

Il 22 ottobre del 2016 Bartomeu aveva raggiunto un accordo di prolungamento di contratto con Neymar apponendo una clausola di rescissione 222 milioni, una cifra ritenuta irraggiungibile per chiunque. Nove mesi più tardi il Paris Saint Germain avrebbe messo a soqquadro tutto riuscendo a esborsare l'intera cifra sull'unghia dopo aver corteggiato per oltre un mese il calciatore brasiliano, il quale cercava una nuova sfida e decise di mettersi in proprio abbandonando i suoi due grandi amici Luis Suarez e Lionel Messi.

Fu questo primo grande errore a far storcere il naso ai tifosi blaugrana, i quali videro come in pochi mesi il tesoretto finanziario proveniente dalla cessione coatta del brasiliano, che all'epoca aveva 25 anni ed era il futuro del club, veniva sperperato negli acquisti rivelatisi poi fallimentari di Philippe Coutinho e Ousmane Dembelé. Non va dimenticato, inoltre, che Bartomeu era vice di Rosell quando nel 2013  fu ingaggiato proprio Neymar nell'ambito di un'operazione di mercato poco chiara e molto più costosa di quanto reso pubblico dal club, il quale sarebbe stato poi condannato a pagare una multa di 5,5 milioni dal fisco spagnolo, sporcando così per la prima volta la sua fedina pedale.

Guerra con Messi

A fine novembre 2019, quando già il rapporto tra Bartomeu e Messi non andava oltre la cordialità, l'allora presidente filtrò ai giornalisti per primo la vittoria del sesto pallone d'oro da parte dell'argentino. L'episodio, aneddotico, non fu gradito per niente dal calciatore, il quale aveva iniziato da tempo a dissentire con varie scelte della dirigenza, come ad esempio quella di vendere Neymar e non riuscire a riportarlo e poco dopo avrebbe condannato il licenziamento del tecnico Ernesto Valverde, con il quale l'argentino aveva un ottimo rapporto umano. "Bartomeu ha preso in mano un gioiello e non ha saputo gestirlo con lungimiranza. Non ha né seminato né raccolto", asserisce Gamper, il quale crede che "forse un altro presidente avrebbe potuto convincere Neymar a restare, sebbene quest'ultimo sia una testa calda".

Dal canto suo Messi, che si era sempre dedicato solamente a giocare, a parte alcuni sfoghi isolati su Instagram, avrebbe fatto pubblico il suo desiderio di lasciare il club della sua vita nell'agosto scorso, come poi ribadito in un'intervista alla televisione spagnola La Sexta: "Erano sei mesi che avevo chiesto al presidente di lasciarmi andare a costo zero come potevo fare secondo contratto". Bartomeu, tuttavia, pensò bene di fare la guerra al suo miglior giocatore e simbolo, iniziando a filtrare informazioni ai media per screditare l'argentino, provocando così la reazione d'impulso di Messi che manifestò la sua intenzione di voler abbandonare il Barça fondamentalmente dopo aver raggiunto il limite della pazienza con il massimo responsabile del club. Alla fine il braccio di ferro tra i due sarebbe stato vinto dal calciatore, che dopo essere rimasto al Camp Nou avrebbe visto il suo nemico abbandonare il club spinto dal malcontento popolare.

Naufragio

Bartomeu, che si è tirato fuori dalla faccenda della filtrazione del contratto faraonico di Messi (oltre 500 milioni in totale per quattro anni) pubblicato a fine gennaio dal quotidiano di Madrid El Mundo, aveva concluso la sua esperienza al potere portandosi contro tutta la squadra pochi giorni prima delle sue dimissioni. Il 22 ottobre i calciatori blaugrana inviarono una lettera alla dirigenza lamentando il fatto di essere stati avvertiti via mail durante la pausa per le nazionali che si sarebbe proceduto in maniera unilaterale a una riduzione dei loro salari. Il tutto a corollario di una gestione pessima soprattutto dal punto di vista umano, come ribadisce Gamper: "Bartomeu non solo ha trattato male i calciatori e li ha voluti screditare,  ma si è fatto anche scoprire, è stato ridicolo. Ormai il Barça non è più ‘Piú di un club', bensì è soltanto un club". Il naufragio della nave comandata da Bartomeu, confermato dal fermo di lunedì, fa calare il sipario su una gestione nefasta sia dal punto di vista sportivo sia da quello amministrativo, come dimostrato dagli oltre 1000 milioni di euro di debiti accumulati nel largo periodo.

Il tutto mentre i lavori del Camp Nou, scenario dell'irruzione della polizia lunedì scorso, sembrano non finire mai e il futuro di Messi sembra potersi delineare lontano dallo stadio che grazie a lui ha i riflettori puntati continuamente da oltre quindici anni. Uno stadio che ormai è diventato teatro di una tragicommedia di decadenza etica che il futuro presidente dovrà far dimenticare quanto prima.