Cosa ci fa Cristiano Ronaldo ancora tra i convocati del Portogallo, a 41 anni

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A 41 anni Cristiano Ronaldo resta nella lista del Portogallo: Jorge Jesus lo conferma, ma senza privilegi. Il capitano sarà ancora protagonista soltanto se rendimento e condizione continueranno a dare ragione al suo nome.

Cristiano Ronaldo è ancora lì. A 41 anni, dopo oltre ventitré anni dall'esordio con la maglia del Portogallo, il suo nome compare nella prima lista del nuovo commissario tecnico Jorge Jesus. Una presenza che, inevitabilmente, riapre una domanda che accompagna ormai da tempo l'ultima parte della carriera del fuoriclasse portoghese: quanto può essere ancora importante CR7 per la sua nazionale?

La risposta del neo CT è arrivata senza giri di parole e, soprattutto, senza concessioni al peso della storia. Il nuovo CT conosce bene il giocatore, avendolo già allenato all'Al Nassr, e ha scelto di fissare immediatamente un principio: Ronaldo continuerà a essere convocato e utilizzato finché il rendimento lo renderà necessario. Il nome, i record e la carriera non bastano.

Il passato non garantisce il presente

È questo il punto centrale della nuova gestione. Ronaldo non viene considerato un simbolo da accompagnare fino alla fine della carriera, ma un calciatore che deve ancora dimostrare di poter essere utile al Portogallo. Jorge Jesus lo ha sintetizzato con una regola molto semplice: se rende, gioca; se non rende, non gioca. Un concetto che vale per tutti, anche per il capitano che con la nazionale ha scritto alcune delle pagine più importanti della storia del calcio portoghese.

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La sua presenza, del resto, non può essere trattata come quella di un giocatore qualsiasi. Ronaldo ha debuttato con il Portogallo il 20 agosto 2003 e da allora ha attraversato generazioni, commissari tecnici e cicli completamente differenti. Oggi i suoi numeri raccontano ancora una storia fuori scala: 233 presenze e 146 gol.

Con lui il Portogallo ha conquistato l'Europeo del 2016 e tre Nations League, nel 2019, nel 2025 e, secondo quanto riportato nella fonte, nell'ultimo ciclo che lo vede ancora protagonista. Ma proprio questa eredità rischia di rendere più difficile qualsiasi decisione sul suo impiego. Per Jorge Jesus, però, il confine deve essere chiaro: il rispetto per Ronaldo non può trasformarsi in un diritto acquisito alla titolarità.

A 41 anni la questione è anche fisica

Il primo appuntamento con il nuovo Portogallo renderà subito concreto il problema. La nazionale è attesa da quattro partite in appena undici giorni: Galles il 24 settembre, Norvegia il 27, Danimarca il primo ottobre e nuovamente Norvegia il 4 ottobre. Un calendario che obbligherà Jesus a gestire uomini e minutaggi. E per Ronaldo la gestione potrebbe diventare ancora più importante.

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La domanda, infatti, non è soltanto se il portoghese sia ancora capace di decidere una partita. La sua carriera recente ha già dimostrato che può continuare a segnare e a essere determinante. Il tema è capire con quale frequenza possa farlo e quale sia il modo migliore per utilizzarlo. Partita dopo partita, il ct dovrà valutare condizione, recupero e caratteristiche dell'avversario. Ronaldo potrebbe partire dall'inizio, subentrare o essere preservato in una delle gare. Non sarebbe una bocciatura, ma la normale conseguenza di una gestione diversa rispetto a quella che aveva caratterizzato gli anni migliori della sua carriera.

Il Portogallo non può fermarsi a Ronaldo

Anche perché il futuro della nazionale non può essere costruito esclusivamente intorno al suo capitano. Jesus ha a disposizione diverse soluzioni offensive: Gonçalo Ramos può garantire mobilità e pressione, Fábio Silva rappresenta un'opzione più giovane, mentre João Félix offre caratteristiche differenti e può occupare zone più associative del campo.

A loro si aggiungono Rafael Leão, Pedro Neto, Francisco Conceição e Francisco Trincão.

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Il problema, dunque, non è stabilire se esista un sostituto di Ronaldo. Un giocatore con la sua storia non ha un vero sostituto. La questione è piuttosto costruire una squadra capace di funzionare con Ronaldo quando il suo contributo è massimo e senza Ronaldo quando le esigenze tattiche o fisiche lo richiedono. È una transizione che il Portogallo dovrà affrontare prima o poi. E Jesus sembra intenzionato a renderla graduale, senza trasformarla in una rottura.

Il traguardo dei 1.000 gol di CR7 passa in secondo piano

C'è poi un altro elemento che accompagna l'ultima fase della carriera di Cristiano Ronaldo: la caccia ai 1.000 gol. Secondo i dati riportati al momento della convocazione, al portoghese ne mancano 21. Un traguardo enorme, che inevitabilmente alimenta l'attenzione intorno a ogni sua partita.

Jesus, però, ha chiarito che la nazionale non deve diventare lo strumento attraverso il quale Ronaldo raggiungere il record. Anzi, secondo il commissario tecnico, è più probabile che il millesimo gol arrivi con l'Al Nassr, dove il portoghese può disputare un numero maggiore di partite. Anche in questo caso il messaggio è piuttosto chiaro: gli obiettivi personali possono convivere con quelli della nazionale, ma non possono determinarne le scelte. Il Portogallo non convocherà Ronaldo per consentirgli di aumentare il proprio bottino. Lo convocherà se riterrà che possa ancora aiutare la squadra.

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E poi c'è quella frase sul possibile ritiro

A rendere tutto ancora più interessante sono state le parole pronunciate da Ronaldo ad agosto. Il capitano ha lasciato intendere che la stagione 2026-2027 potrebbe essere l'ultima della sua carriera professionistica. Non c'è stata una data ufficiale, né un annuncio definitivo del ritiro. Ronaldo ha parlato di una possibilità, lasciando aperta la porta a un futuro che, considerando la sua storia, è difficile da prevedere.

Ma basta quella possibilità per cambiare la percezione di ogni convocazione. Questa potrebbe essere una delle ultime stagioni del più grande marcatore della storia del Portogallo. Ogni partita potrebbe diventare un pezzo dell'ultimo capitolo, ogni gol un altro passo verso l'addio. Jesus, però, non sembra voler trasformare questa fase in una celebrazione permanente. E forse è proprio questo il modo più naturale per gestire la fine di un'epoca.

Cristiano Ronaldo c'è, ma non è intoccabile

La prima lista del nuovo CT comprende 25 giocatori e mette insieme esperienza e rinnovamento. Accanto ai protagonisti dell'ultimo ciclo trovano spazio anche Samuel Soares, Nuno Tavares, João Palhinha e Fábio Silva. In mezzo al campo ci sono Vitinha, João Neves, Bernardo Silva e Bruno Fernandes.

In difesa restano punti di riferimento come Rúben Dias, Nuno Mendes e João Cancelo. Davanti, oltre a Ronaldo, Jesus può contare su un gruppo di giocatori con caratteristiche diverse.

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È un Portogallo che vuole continuare a vincere, ma contemporaneamente deve preparare il dopo Ronaldo. Il passaggio di consegne, però, non è ancora arrivato. Perché Ronaldo è ancora in grado di offrire qualcosa che nessun altro può replicare: esperienza, gol, leadership e la capacità di vivere le partite internazionali con una familiarità costruita in più di due decenni.

Il punto è che tutto questo, da solo, non sarà più sufficiente. La convocazione di Ronaldo a 41 anni non rappresenta quindi una semplice eccezione alla regola. È una scelta precisa di Jorge Jesus: tenere dentro il capitano finché il campo continuerà a dargli ragione, senza lasciarsi condizionare dal peso del suo nome. È un equilibrio delicato. Da una parte c'è il rispetto per una carriera irripetibile, dall'altra la necessità di costruire il Portogallo del presente e del futuro. Ronaldo resta perché, secondo Jesus, può ancora servire. Ma per la prima volta in maniera così esplicita, la sua permanenza non sembra più legata a ciò che è stato. A decidere sarà ciò che riuscirà ancora a essere.

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