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Caso scommesse nel calcio

Come il Newcastle ricorderà la squalifica di Sandro Tonali: “Ha fott*to la nostra stagione”

La stangata di 10 mesi inflitta all’ex milanista per la vicenda scommesse è stato un colpo durissimo anche per il club inglese, che su di lui aveva investito una cifra importante. Il 7° posto in Premier League e il rischio di restare fuori dalle Coppe aumentano rammarico e rimpianto.
A cura di Maurizio De Santis
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Esaltazione. Incredudilità. Disperazione. In quel "ci ha fott*uto la stagione" echeggiato nelle stanze del Newcastle ci sono tutta la rabbia e la delusione per aver perso Sandro Tonali. Era stato l'acquisto top, doveva essere il calciatore da incastonare a centrocampo perché finalmente la manovra della squadra facesse il salto di qualità, s'è trasformato nell'incubo peggiore degli inglesi a causa della squalifica di dieci mesi per la vicenda delle scommesse illegali. Settanta milioni di euro in fumo, almeno per un anno. Poi da fine agosto prossimo si tornerà a ragionare come usciti da un brutto sogno, con la voglia di dimenticare in fretta.

Cosa sarebbe successo se ci fosse stato l'ex centrocampista del Milan? Domanda dalle cento pistole e da altrettante risposte, l'unica plausibile è appunto quell'espressione di maledizione, quell'imprecazione mormorata tra i denti, quella voce che ronza in testa e martella. "Ci ha fott*to la stagione", è la convinzione dei Magpies per come sono andate le cose in Champions e in campionato. È mancato l'asso nella manica. È venuta meno non ‘una' ma ‘la soluzione tattica' che avrebbe consentito al tecnico, Howe, di assegnare compiti e fisionomia differenti, di far sì che la linea mediana della sua squadra non fosse solo una tonnara ma una zona di lotta e di governo.

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Nell'idea del manager Tonali aveva la caratteristiche per integrarsi perfettamente con il centrocampista Bruno Guimarães (ne parla il Telegraph): assieme avrebbero cucito il gioco rendendo più fluida la manovra, assieme avrebbero cambiato il modo della squadra d'impostare il gioco, assieme – in virtù della loro esperienza – avrebbero disegnato traiettorie nuove, linee di passaggio alternative per risalire il campo. E lì in mezzo, se necessario, avrebbero indossato anche l'elmetto. Invece, è andato tutto alla malora.

Il settimo posto in Premier League è croce e delizia: se il Manchester United batte il Manchester City in finale di FA Cup serve a nulla se non ad alimentare rimpianti; in caso contrario regala la magra consolazione di partecipare alla Conference League. E quella frase implosa dentro adesso è passata da sentore sinistro a triste consapevolezza.

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Rammarico e rimpianto alimentati anche dai guai per la stessa questione nei quali Tonali è finito anche in Inghilterra: stesso vizio, il gioco (per puntate effettuate tra agosto e ottobre 2023); stessa volontà di espiazione mostrata autodenunciandosi, cospargendo il capo di cenere, decurtando l'ingaggio e partecipando al programma di riabilitazione che lo ha portato anche in cantiere, vestito da operaio di aziende mercantili. "Ho capito molte cose", ha rivelato di recente parlando ai ragazzi di un Istituto scolastico: a cominciare dall'importanza del denaro e di quanti sacrifici costi il lavoro vero a fronte di paghe per nulla paragonabili agli stipendi faraonici dei calciatori fortunati.

Il Newcastle non ha abbandonato Tonali, gli ha offerto tutto il proprio sostegno nell'attesa di riaverlo in campo non appena la punizione sarà scontata. Ma era moralmente distrutto perché quell'imprevisto "ci ha fott*uto la stagione".

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