Ciro Immobile: “Con l’Italia ho segnato come Toni, ma non ero così protetto dai media come altri”

Ciro Immobile ha scelto di continuare la stagione all'estero, sposando il progetto del Paris FC che nel mercato invernale ha puntato su diversi profili italiani. Il campionato dovrebbe concludersi con una salvezza tranquilla che permetterà alla squadra di restare in Ligue 1 e continuare il suo cammino, con un piano milionario per rivoluzionare ogni cosa. Ma l'attaccante non smette di pensare all'Italia, soprattutto dopo la terza esclusione consecutiva dai Mondiali.
In un'intervista rilasciata a SoFoot l'ex Lazio ha parlato dei problemi che ci sono nel calcio italiano, da giorni nell'occhio del ciclone dopo il passo indietro di Gravina e le dimissioni del CT Gattuso che poteranno a una rivoluzione. Immobile va oltre alla Nazionale per esprimere un pensiero sulla mentalità che accompagna e influenza i giocatori, toccata con le sue mani negli anni trascorsi in Serie A e con la maglia Azzurra, sollevando anche una polemica.

Immobile spiega la mentalità del calcio italiano
L'attaccante non riserva parole molto lusinghiere al nostro calcio, soprattutto quando si tocca il tema della Nazionale. Tra i problemi ne esiste anche uno legato al tifo e alla separazione che si fa tra i giocatori provenienti dai vari club: "Non so se sia lo stesso in tutti i paesi, ma in Italia c'è una sorta di ostracismo legato ai club. I tifosi a volte faticano a sostenere un giocatore della squadra rivale quando gioca in Nazionale: se sei un tifoso dell'Inter, non tifi naturalmente per un giocatore della Juventus. Se tifi per la Roma, non avrai necessariamente un debole per un giocatore della Lazio, questo gioca un ruolo".
Immobile si toglie qualche sassolino dalla scarpa parlando delle critiche che gli venivano fatte e della poca protezione ricevuta dai media. Riporta alla mente gli Europei vinti nel 2021 e fa un paragone con Toni: "Nei media non ero così ‘protetto' come gli altri. Avevo meno margine di errore. Eppure, sotto la guida di Roberto Mancini, ero il capocannoniere. Alcune critiche erano assurde. Ad esempio, ho segnato tanti gol quanti Luca Toni in un grande torneo: lui ha segnato due gol ai Mondiali del 2006, io due agli Europei del 2021. Eppure, nell'immaginario collettivo, lui era il grande attaccante della Nazionale e io a quanto pare non ho fatto nulla, è assurdo".