Cigarini: “A Napoli non ero pronto ma ricordo ancora il gol al Milan, momenti che non si cancellano”

C’è un momento in cui il calcio smette di essere solo carriera e diventa restituzione. Per Luca Cigarini quel momento è arrivato adesso. Dopo aver attraversato Serie A, Europa e Nazionale, “Il Professore” ha deciso di tornare alle origini: la palla, il campo, i ragazzi. Nasce così un’Academy fondata sull’amicizia, sull’esperienza e su un’idea precisa: rimettere la tecnica al centro e che ormai tutti conoscono come Cigarini & Costa Football Academy.
A Fanpage.it Cigarini parla di questo nuovo progetto e in una lunga chiacchierata, senza filtri, parla della sua carriera.
Cosa fa oggi Luca Cigarini?
"Oggi mi occupo di giovani e con Andrea Costa ho fondato Cigarini & Costa Football Academy. È un progetto a cui teniamo molto. Io e Andrea (Costa, ndr) siamo amici di vecchia data, migliori amici. Siamo cresciuti insieme, viviamo nello stesso paese, e anche se il calcio ci ha portato lontano siamo sempre rimasti in contatto. Alla base di tutto c’è un rapporto vero, umano, prima ancora che sportivo".
Una bella storia, prima ancora che calcistica. Come nasce l’idea?
"L’idea nasce ormai più di un anno fa. Io giocavo ancora, Andrea aveva già smesso. Ne parlavamo già tra febbraio e marzo dell’anno scorso. Avevamo le idee molto chiare su cosa fare una volta chiusa la carriera: restituire ai ragazzi quello che il calcio ha dato a noi. Tutto quello che abbiamo vissuto, imparato, sbagliato e corretto in carriera. Volevamo trasformarlo in qualcosa di concreto per bambini e ragazzi".
A chi si rivolge l’Academy?
"Partiamo dai nati nel 2018, ma non c’è un vero limite di età. Siamo aperti a tutti: ragazzi di prime squadre, settori giovanili professionistici o dilettantistici. Le strutture ci permettono di lavorare bene anche con ragazzi più grandi".
Su cosa vi concentrate dal punto di vista tecnico?
"La nostra Academy non è fatta per giocare partite o fare scontri fisici. Lavoriamo sulla tecnica pura. Passaggi, controllo, guida della palla. Fondamentali che oggi, secondo me, vengono allenati sempre meno".
Secondo lei, è vero che la tecnica è diventata secondaria nel calcio italiano? E se sì, perché…
"Siamo andati troppo dietro al calcio moderno. Un calcio che chiede atleti prima che calciatori. È giusto evolversi, ma la tecnica resta la base di tutto. Se trascuri quella e punti solo sull’atletismo, crei un problema enorme".

Cigarini è uno di quei calciatori che è sempre stato identificato con la qualità. Si riconosce in questa descrizione?
"Sì. In una squadra servono mix diversi di qualità. Io ho sempre cercato di prendermi le mie responsabilità su quel piano lì. La tecnica è stata il mio punto di forza, il mio marchio".
A proposito di marchi: il soprannome “Il Professore” è mai stato un peso?
"No, anzi. Me lo diede Prandelli quando avevo 16-17 anni. Allenarmi con la prima squadra del Parma e ricevere quel nomignolo da lui è stato un onore. Me lo porto dietro con orgoglio".

Luca Cigarini si ricorda la prima volta che haa giocato a pallone?
"Sì, passavo ore in un campo, con amici, da solo, contro un muro. È una cosa che oggi manca: stare tanto tempo con la palla tra i piedi. Anche il muretto ti insegna tantissimo, perché la palla non torna mai uguale".
È questo che volete trasmettere ai ragazzi dell’Academy?
"Esatto. Tornare a dare tempo e spazio alla palla. Quando facevo le giovanili a Parma, in due ore di allenamento passavamo anche un’ora e mezza solo su tecnica e passaggi. Oggi questo si vede molto meno, ed è un errore".
Quando Cigarini ha capito che poteva davvero fare il calciatore?
"Non subito. Nelle giovanili era solo un sogno. Non ero uno che faceva le nazionali da piccolo. L’ho capito a 17 anni, al primo anno tra i professionisti a San Benedetto: lì ho visto che potevo starci".

Il suo esordio in Serie A lo ricorda?
"Certo. Parma-Empoli, vittoria 1-0. Gol di Corradi. Sono cose che non si dimenticano".
Claudio Ranieri è stato molto importante per la sua formazione e il suo impatto con la Serie A. Quanto è stata importante la sua influenza sul suo percorso da giovane titolare al Parma?
"Tantissimo. È arrivato in un momento difficilissimo e ci ha cambiato mentalità. Mi ha dato fiducia e sicurezza. Ogni volta che l’ho incontrato negli anni l’ho sempre ringraziato".
C’è una piazza che è rimasta nel suo cuore più delle altre?
"Bergamo e l’Atalanta. Un periodo felicissimo della mia carriera e della mia vita. Momenti difficili ce ne sono stati, ma quelli belli sono stati molti di più".
A Napoli tutti si aspettavano il salto di qualità ma le cose non andarono come previsto. Tanti tifosi azzurri, però, ricordano ancora quel gol al Milan che aprì alla rimonta…
"Vero, non vincemmo ma ancora oggi me lo ricordano tutti. È stato speciale: gol al 90’, pareggio al 93’, uno stadio incredibile. Sono ricordi che non si cancellano. Ero arrivato con aspettative di titolarità e ho vissuto un periodo complesso, ma non ero ancora pronto per una piazza così grande all'età di 22-23 anni. Arrivai con Donadoni ma apprezzai la correttezza di mister Mazzarri, nonostante le idee differenti".
Chiudere la carriera a Reggio Emilia che significato ha avuto?
"Enorme. Giocare per la squadra della tua città, vincere un campionato e riportarla in Serie B è qualcosa di imparagonabile. È stata la chiusura perfetta di un cerchio. Ha coronato un sogno".

Cigarini ce l'ha un piccolo rimpianto?
"Ho fatto parte delle nazionali giovanili e ho partecipato alle Olimpiadi di Pechino 2008. L'unico rammarico è non essere mai riuscito ad esordire con la Nazionale Maggiore, nonostante diverse convocazioni. È l’unico vero neo".
E se potesse tornare indietro, Cigarini cosa cambierebbe della sua carriera?
"Col senno di poi direi Napoli, probabilmente non ero ancora pronto per quella piazza e per quelle pressioni. Forse avrei dovuto ponderarla di più, ma sono riflessioni che fai a 39 anni, non a 22".
Oggi che calcio piace guardare a Luca Cigarini?
"Il Como sta costruendo qualcosa di importante. E l’Inter, quando è in giornata, è davvero divertente da vedere".