Blatter invita a boicottare i Mondiali 2026: “Meglio restare a casa, negli USA non è sicuro”

L’ex presidente della FIFA, Sepp Blatter, invita i tifosi a non recarsi negli Stati Uniti per la Coppa del Mondo del 2026, sollevando forti dubbi sul clima politico e sulla sicurezza nel paese ospitante. Il messaggio, pubblicato sui social, ha riacceso il dibattito già abbastanza forte delle scorse settimane e apre al possibile boicottaggio della rassegna iridata da parte degli appassionati.
Blatter, che ha guidato la FIFA dal 1998 al 2015, ha ripreso le critiche dell’avvocato svizzero Mark Pieth, noto esperto di lotta alla corruzione, secondo cui la situazione interna americana non offrirebbe garanzie sufficienti per i sostenitori stranieri.

Tra i punti contestati vengono citati la gestione dell’immigrazione, le tensioni politiche e il trattamento riservato agli oppositori, fattori che – a suo avviso – potrebbero scoraggiare l’arrivo dei tifosi.
“Il mio consiglio è semplice: evitate di andare negli Stati Uniti, le partite si potranno seguire comodamente in TV”, ha scritto Blatter, aggiungendo che chi non dovesse conformarsi rigidamente alle regole delle autorità rischierebbe di essere rimpatriato senza troppe spiegazioni.
Blatter lancia l’allarme Mondiali 2026: "Negli USA non è sicuro"
Le parole dell’ex numero uno della FIFA arrivano in un momento delicato. In Europa stanno emergendo le prime prese di posizione critiche nei confronti del Mondiale organizzato congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico, anche alla luce delle tensioni geopolitiche e commerciali che coinvolgono Washington. Alcune voci parlano apertamente di boicottaggio o addirittura di cancellazione dell’evento.

Non tutte le federazioni, però, condividono questa linea. Philippe Diallo, presidente della Federazione calcistica francese, ha escluso categoricamente l’ipotesi di un boicottaggio, ribadendo la volontà della Francia di partecipare regolarmente alla competizione.
Le dichiarazioni di Blatter, figura ancora molto influente nonostante il passato segnato da scandali e le recenti assoluzioni definitive nei tribunali svizzeri, promettono comunque di alimentare un dibattito destinato a crescere nei mesi che precedono il Mondiale del 2026.