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Bergomi irritato: “Chi commenta il rigore su Frattesi due anni fa diceva altro. Senza fare nomi”

L’ex difensore dell’Inter commenta con Caressa e Di Canio uno degli episodi più discussi avvenuti durante Inter-Atalanta: “Quello non è un rigorino, è un rigore”.
A cura di Maurizio De Santis
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Il calcio di rigore non concesso all'Inter per il contatto tra Scalvini e Frattesi è l'episodio che finisce nei quaderni delle lamentele che hanno riguardato un po' tutte le squadre. E quando si prova a dare una spiegazione a situazioni molto chiare (il difensore dell'Atalanta ha rifilato un pestone all'avversario che sta controllando il pallone a pochi metri dalla porta) aumenta la confusione col rischio di trasmettere un messaggio devastante: ognuno fa come gli pare. Fabio Caressa, Paolo di Canio e Beppe Bergomi non fanno mai esplicitamente il nome di Luca Marelli (l'ex direttore di gara che, regolamento alla mano, commenta in diretta tv su DAZN le decisioni degli ex colleghi), o di altri ex fischietti che mettono in controluce le azioni alla moviola in altre emittenti, ma sottolineano un concetto chiave: ovvero, l'incoerenza di fondo che c'è nelle spiegazioni offerte su casi di gioco simili, prima valutati in campo con metri di giudizio differenti e poi giustificati dai commenti che fanno spesso riferimento a "interpretazioni soggettive".

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"Qui non ci sono dubbi – dice il giornalista di Sky -. Frattesi arriva prima e Scalvini lo scalcia. Com'è possibile che il VAR non intervenga? Ho sentito dire che non è un calcio, ma un contatto. Bah, sento delle cose… Bisogna evitare la confusione che ha caratterizzato tutta questa stagione, se si comincia con un regolamento bisogna finire con quel regolamento. Uno dei motivi della confusione è che il metro di giudizio è stato cambiato più volte a stagione in corso! A questo si aggiungono i commenti degli ex arbitri che commentano gli arbitri".

Sulla stessa lunghezza d'onda si ritrovano anche l'ex calciatore della Lazio e dell'Inter. C'è poco da discutere su quel frangente che avrebbe potuto cambiare le sorti dell'incontro, il problema è il caos generato dalle osservazioni esterne degli addetti ai lavori.

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"Qui non c'entra niente il metro di giudizio – sono le parole di Di Canio -, alzare la soglia dei rigori, cambiare il metro in corsa. Questo è rigore e basta. Su Frattesi è rigore 10 volte su 10. Se togli le linee dell'area di rigore, danno fallo 10 volte su 10. Scalvini sta calciando di piatto, non può fermare l'inerzia e prende il collo del piede di Frattesi. Basta, è fallo. Scalvini prende il piede di Frattesi, è rigore".

E tanto per essere ancora più chiaro, anche solo accennare all'ipotesi del rigorino è da far accapponare la pelle. "Ma quale rigorino? Gli ex arbitri che commentano da fuori fanno ancora più casino". Bergomi va dritto al nocciolo della questione: "Quello di Frattesi non è un rigorino, è un rigore. Quelli che commentano due anni fa hanno detto una cosa e oggi ne dicono un'altra. Senza fare nomi".

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