La morte di Davide Astori non poteva essere evitata. Le due super perizie del tribunale di Firenze sulla morte del calciatore della Fiorentina scagionano il medico Giorgio Galanti, ex direttore di medicina sportiva di Careggio. Le anomalie che erano emerse durante la prova da sforzo potevano essere approfondite con l’holter cardiaco. E anche in quel caso la patologia che affliggeva l'ex capitano viola erano difficilmente visibili. Queste sono le conclusioni della perizia disposta dal Tribunale di Firenze sulle cause della morte dell'indimenticabile giocatore, che morì il 4 marzo 2018 a Udine, dove quel giorno si doveva disputare Udinese-Fiorentina.

Le conclusioni delle perizie sembrano favorevoli all’unico imputato, per omicidio colposo, Giorgio Galanti, ex direttore della medicina sportiva di Careggi. Secondo il medico legale Gian Luca Bruno e il cardiologo Fiorenzo Gaita, la morte di Astori non poteva infatti essere evitata. Poteva essere effettuato l'holter, ma secondo i periti comunque anche con l'holter non avrebbe prodotto una diagnosi corretta considerata la variabilità delle aritmie.

Le visite per l'abilitazione di Astori nel 2017

L'esito della perizia sarà discusso giovedì 4 febbraio davanti al giudice Pezzuti, ma è stato recepito in modo positivo dall'unico imputato il professor Galanti, che aveva scelto di essere giudicato il rito abbreviato. Galanti nel luglio 2017 effettuò le visite per l'abilitazione agonistica a tutta la squadra della Fiorentina e secondo l'accusa non riuscì a cogliere alcuni segnali provenienti dall'elettrocardiogramma e dalle prove da sforzo. Quel campanello d'allarme sarebbe dovuto servire, e sicuramente ci doveva essere un approfondimento con un holter, ma la perizia sostiene che anche se Astori fosse stato sottoposto a quell'esame purtroppo non avrebbe evitato la morte.