Nonostante Cristiano Ronaldo abbia una vita pubblica sminuzzata nei minimi dettagli e da lui stesso messa in scena sui social almeno una volta al giorno, la sua figura resta un mistero insondabile. Non sappiamo nulla di tanti elementi della sua vita e della sua storia, ma soprattutto non conosciamo davvero cosa pensi del calcio, quali siano i suoi modelli, le sue visioni e anche le sue aspirazioni su un campo. Non parla mai di tattica, pochissimo dei compagni, praticamente mai degli allenatori, ogni parola è un’autoriflessione e un modo per motivarsi o presentare al mondo le sue vittorie e i suoi record.

Cristiano Ronaldo ama gli allenatori-padre, come Ferguson al Manchester United o Mourinho nei suoi primi anni al Real Madrid, ma non accetta gli allenatori-maestro, coloro che vogliono insegnargli qualcosa senza sedersi al banco vicino a lui, ma proponendo idee e visioni da una cattedra. Questa sua predisposizione è spiegata perfettamente dall’apodo con cui chiamava Rafa Benitez durante i suoi pochi mesi alla Casa Blanca. Nello spogliatoio per CR7 Benitez era El Diez, uno sfottò chiaro per chi non è andato da calciatore oltre il Castilla e il Parla. Pochissimo affetto ha nutrito anche per l’Ingeniero Pellegrini, allenatore durante il suo primo anno al Real Madrid, subito fatto fuori per Mourinho e per il quale poco hanno contato in autorevolezza e stima i suoi 13 anni all’Universidad de Chile.

Gli anni migliori e le vittorie più grandi ci sono state invece con Ancelotti e Zidane, due che possono guardare negli occhi Cristiano Ronaldo e avere nella sua testa l’autorevolezza non tanto per dirgli cosa fare, ma almeno cosa non fare per il raggiungimento di un equilibrio totale della squadra.

Grande coraggio ad inizio anno ha avuto la Juventus, pensando di far coesistere un maestro esigente come Sarri con Cristiano Ronaldo 35enne, che potrebbe tranquillamente parlare di sé in terza persona se lo volesse. Grande atto di alterigia aziendale ha fatto la Juventus, pensando che, essendo la Juve, la società che tutto può smussare e far convergere verso l’unica cosa che conta, poteva far sedere al tavolo due uomini che da un punto di vista lavorativo erano fatti per detestarsi. Purtroppo questa volta la Juve non ha capito che un calciatore-azienda come CR7 non può far scendere nemmeno per un attimo le sue azioni per stare a sentire un signore anche attempato di Figline Valdarno.

Ora che tutto è saltato, la Juve ha meglio calibrato il tiro, scegliendo Pirlo per due motivi: vuole tenersi Cristiano Ronaldo e la sua forza di marketing per gli altri due anni di contratto, facendolo magari diventare successivamente un suo ambasciatore nel mondo (anche se CR7 può essere solo ambasciatore del suo stato) e con lui poi cercare di vincere la Champions League durante questo biennio. Ci hanno pensato su e hanno scelto l’opzione-Zidane, ovvero un ex calciatore di valore quasi paragonabile a quello di Cristiano Ronaldo, che per il loro campione sia un assistente di campo e non un generale, un consigliere psicologico e non un professore di tattica, un collaboratore per una sua ennesima vittoria e non un caposquadra in testa alla truppa.

Poi ovviamente c’è una rosa intera con cui essere e fare altro. Il futuro di Pirlo e della Juve infatti è nella capacità del nuovo tecnico di diventare davvero uno Zidane, ovvero un allenatore preso per assistere il più forte giocatore al mondo per poi diventare, giorno dopo giorno, un allenatore vero, che sappia incastrare la sua gemma in un impianto di gioco capace di esaltarlo e allo stesso tempo equilibrarne le sue scelte. Sta tutto in questa capacità che dovrà avere Pirlo di diventare quello che adesso non deve essere, un allenatore vero, il futuro prossimo della Juventus.