Amedeo Carboni: “Mettemmo una rivista porno tra i giornali di Mazzone, la cassiera rimase scioccata”

In pochi hanno conosciuto Carletto Mazzone come Amedeo Carboni. L'ex esterno e capitano della Roma ha condiviso con il tecnico lo spogliatoio dal 1993 al 1996 e ha avuto modo di apprezzarne le doti umane ancor prima di quelle tecniche. Un rapporto vero e sincero quello che l'allenatore stabiliva con tutto il gruppo, in cui non mancavano anche i momenti esilaranti. Proprio l'ex nazionale azzurro ha raccontato nel podcast S.R.Q.R.: Sono Romanisti & Quasi Romani de Il Romanista, un simpaticissimo aneddoto relativo ad una trasferta, con uno scherzo piccante a Mazzone.
Amedeo Carboni racconta l'aneddoto su Carlo Mazzone
L'occasione giusta arrivò prima di un viaggio di squadra in aereo per giocare lontano da Roma. Erano altri tempi e non c'erano ancora gli smartphone o i tablet che ti consentivano di rimanere sempre aggiornato. Carboni racconta: "Prima andavamo sempre in aeroporto quando viaggiavamo a Milano o Torino, prendevamo l'aereo normale, non avevamo il charter come con Ciarrapico (all'epoca dell'ex presidente della Roma, ndr). Quindi si andava tutti a Fiumicino e all'epoca andavi sempre a comprare il giornale. Anche lui prendeva i giornali. Allora, a un certo punto lui aveva preso dei giornali ed era andato lì per pagare".
E in questo momento ecco che ai calciatori venne un'idea brillante per mettere in difficoltà Carlo Mazzone. Carboni racconta tutto tra una risata e l'altra: "Ci fu la sua sfortuna che si era dimenticato qualcosa, forse qualche giornale, torna indietro e nel frattempo gli mettiamo in mezzo ai giornali uno di quei giornali, sai, porno… Glielo mettiamo nel mezzo".
Carletto non si accorse di nulla ma al momento dei pagamenti l'imbarazzo fu grandissimo : "C'era una ragazzetta lì alla cassa, quindi prende un giornale per volta, batte… poi alza la testa, prende l'altro giornale, alza la testa… e trova questo giornalino porno. Rimane a bocca aperta, guarda in su e noi tutti dietro in fila. "No, signorina, non guardi a me? Sono ‘sti figli della… (scoppia a ridere, ndr)". La cosa più bella è che l'allenatore ci stava sempre e non si arrabbiava mai realmente fino in fondo: "Gli abbiamo fatto degli scherzi, però poi diceva "vabbè, bravo, bravo". Li accettava, lì per lì ti insultava, ma non erano insulti, erano come per dire "ti voglio bene", come si dice a Roma".
Un rapporto vero quello tra Mazzone e i suoi giocatori, con Carletto sempre pronto a riconoscere le esigenze di tutti: "Quando è nata la mia prima figlia avevo gli occhi come se avessi fatto il pugile. Quando arrivavo la mattina mezzo sonnecchiante, lui faceva: ‘Oh, che c'è? Non hai dormito stanotte? Vabbè, va, riposati stamani'. Capito? Era così. Ma proprio per quello , io penso che i giocatori con lui abbiano sempre dato il massimo, sempre qualcosa in più, perché ti faceva sentire importante".