4 Gennaio 2022
18:59

Trae Young cambia la storia: la pedina di scambio al draft 2018 oggi è una superstar NBA

Scrollatosi di dosso il dualismo con Luka Doncic nato dopo il draft 2018, oggi Trae Young è un’assoluta superstar in NBA. Ma da solo non basta ad Atlanta.
A cura di Luca Mazzella

Suona l'ultima sirena della partita, Atlanta Hawks contro Portland Trail Blazers finisce. Trae Young ha segnato praticamente negli ultimi 12 secondi due incredibili triple a ridare una flebile speranza ai suoi in una sfida virtualmente già chiusa un minuto prima dai padroni di casa, che a fine match chiudono avanti 136-131. Alzando gli occhi al tabellone, i punti sono 56. Poco dopo, apprenderà di aver aggiunto a quella clamorosa prestazione realizzativa figlia di 17 canestri su 26 tiri dal campo, di cui 7 oltre l'arco, anche 14 assist e 4 rimbalzi, contribuendo in totale a segnare/assistere 86 dei 131 punti di Atlanta, 48 dei quali nel solo primo tempo sui 53 di squadra.

Sarebbe un record personale innanzitutto, il suo massimo in carriera di punti, ma in realtà il libro dei record NBA rivela che nessun giocatore prima di lui era stato capace di segnare così tanto e accompagnare la prestazione con tutti questi assist, e che solo in 5 in tutta la storia possono vantare una partita da 55 punti e 10 assist in carriera. Non è che l'ennesima sera in cui, guardando quel tabellone, il punteggio riporta il numero 11 coi piedi per terra dopo una partita sontuosa in cui, pur sostenendo da solo la sua squadra, non è stato in grado di condurla alla vittoria.

Un dicembre da incorniciare

Il momento d'oro di Trae Young, dopo le prime settimane di adattamento a nuova palla e nuove regole NBA sui falli da contatto fisico, è partito da ormai un mese e mezzo, il 20 novembre. In quell'occasione era stata necessaria una sua versione appena normale per battere la resistenza degli Charlotte Hornets per 115-105, ma è da quella sfida in poi che il fenomeno di Atlanta ha inanellato una serie di partite da almeno 25 punti tutt'ora aperta e a quota 16 gare di fila.

Un'escalation che non solo ha riportato la media stagionale in alto (attualmente è il secondo miglior marcatore NBA dietro Kevin Durant, a 28.4 punti di media), ma che gli ha consentito di aggiornare i suoi massimi in carriera anche alla voce percentuale dal campo (46%), da tre (38.1%) e ai liberi (90.2%) fino ai 56 di stanotte, la 19esima partita da almeno 40 punti in appena 4 anni di NBA.

Il dualismo a distanza con Doncic

Il draft 2018, quello che ha aperto a Trae le porte dell'NBA, è anche o meglio noto soprattutto come il draft di Luka Doncic, con il Golden Boy sloveno che nella stagione da rookie e in quella successiva ha aggiunto sera dopo sera un tassello per consacrarsi da subito nell'élite della lega. Alla numero 1 fu scelto DeAndre Ayton, alla 2 i Sacramento Kings – aprendo una sliding door non indifferente nella loro storia – hanno virato su Marvin Bagley III, dalla Duke University, e dopo appunto Doncic e la quarta scelta spesa dai Grizzlies per il lungo Jaren Jackson Jr, è toccato ad Atlanta mettersi in casa quello che sarebbe diventato il volto della franchigia. Anzi, al team della Georgia in realtà tocco la pick numero 3 e fu proprio Luka Doncic il giocatore ad essere scelto, salvo essere scambiato immediatamente coi Dallas Mavericks che, quindi, chiamavano alla 5 Trae Young.

In quello scambio che per i mesi successivi apparì per tutti decisamente avventato vista la progressione impressionante del ragazzo di Lubiana, Young è stato visto quantomeno nelle due stagioni successive come la parte debole della trade e con lui Atlanta, che poteva ritrovarsi a roster un'assoluta superstar anzichè il folletto col numero 11. Il dualismo a distanza si è poi arricchito delle polemiche sul premio di rookie dell'anno, persino con uno skills challenge giocato letteralmente con il sangue agli occhi da Trae, e nella prima post-season di Doncic bagnata dallo storico buzzer-beater in gara 4 del primo turno contro i Los Angeles Clippers che Young vide da casa, dopo il penultimo posto dei suoi nella Eastern Conference.

La svolta e un progetto che non decolla

L'avvento di Nate McMillan sulla panchina di Atlanta ha cambiato la storia di un roster ai minimi storici di fiducia con coach Lloyd Pierce a inizio 2020-21. La squadra ha iniziato una progressiva risalita culminata con la clamorosa apparizione nelle finali di Conference poi perse contro i Bucks dopo il primo turno superato contro i Knicks e il secondo contro i Philadelphia 76ers. In quel preciso momento il fenomeno Trae Young buca definitivamente lo schermo e tutti si accorgono dell'immenso talento classe '98. Il resto è quello che ad oggi offre il 2021-22, con gli Hawks colpiti da infortuni e covid e alle prese con una prima metà di stagione complicatissima, in cui il solo rendimento stellare di Trae non sta bastando a confermare le aspettative legittimamente riposte nella squadra finita tra le prime 4 dell'annata precedente. Le assenze a turno di Capela, Huerter, Hunter, Reddish, Bogdanovic e Collins non hanno innanzitutto consentito praticamente mai di utilizzare tutto il roster a disposizione, ma più in generale i pochi movimenti sul mercato (che a breve potrebbero vedere coinvolto il nostro Danilo Gallinari) e l'assenza di difensori perimetrali in squadra oltre che di una vera e propria riserva dello stesso Young ha arenato il progetto Hawks, che oggi vive di luce riflessa della sua stella ma non ha ripreso la marcia di cui le finali di Conference dovevano essere solo l'inizio.

In questo deserto tecnico e tattico, Trae continua a spiccare come giocatore che rende da solo la squadra marginalmente competitiva, oltre che presenza imprescindibile per giocare un basket efficiente in un attacco che senza di lui perde, statisticamente, circa 17.3 punti su 100 possessi. Non è un caso che sui 48 minuti di ieri notte contro Portland Atlanta abbia segnato 117 punti con lui in campo per 37 di questi, e 14 nei restanti 11 minuti. Un'emorragia offensiva che si ripete né più né meno in ogni singola partita, rendendo Young un giocatore davvero valuable come l'NBA tende a pesare star del genere, capaci di tenere a galla un roster intero. Nell'ennesima nottata da record che eleva ulteriormente Trae nell'Olimpo della lega e tra le sue star più luminose, la frustrazione di non poter ambire a successi più importanti rende amaro ogni risultato personale. Ma, allo stesso tempo, ci offre lo spunto per dire che da quel draft 2018, quello in cui fu etichettato come pedina di scambio per Luka Doncic, Trae è definitivamente esploso.

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