Nel nome di Kobe Bryant. È morto nell'incidente in elicottero il 26 gennaio del 2020 ma il suo ricordo, la sua figura, la sua maglia sono ancora lì. Molto più di un cimelio, di un totem da venerare e al quale aggrapparsi quando la nostalgia prende il cuore in pugno e lo stritola. Black Mamba è ovunque, sempre. Impossibile non voltarsi e vederlo seduto a bordo campo. Impossibile non immaginarlo – perché la suggestione a volte fa brutti scherzi – mentre fa il tifo per la sua squadra. E c'era anche nella sfida dei playoff della franchigia di Los Angeles contro gli Houston Rockets (112-102 in gara 3, 2-1 il parziale in favore dei giallo-viola) per applaudire l'amico, ex compagno, LeBron James.

Il numero 23 dei Lakers è stato protagonista assoluto e trascinatore del match: ha messo a referto 29 dei suoi 36 punti nel primo tempo (schiantando i Rockets e annullando la resistenza opposta con Harden e Westbrook), raggiunto quota 162 vittorie in carriera nella post-season.

Numeri che lo rendono il più vincente della storia della Nba ai Playoff. Un record – l'ennesimo – che "King James" divide con i compagni di ventura del passato ("A Cleveland prima, poi a Miami e ora qui a Los Angeles ho fatto parte di tre grandi organizzazioni") e quelli del presente. Come Kobe Bryant che sente sempre accanto a lui in campo. Nella notte in cui ha superato un’altra bandiera dei Lakers del passato (Derek Fisher) rivolge un pensiero all'amico che non c'è più.

Alla fine tutto quello che vogliamo è che sia Kobe sia la sua famiglia possano essere orgogliosi di noi. Anzi, vogliamo rendere orgogliosi tutti quei grandi giocatori che hanno indossato la maglia dei Lakers, da Kobe in giù. È una questione di onore e anche di grande responsabilità da parte nostra, serve a dimostrare il più grande rispetto possibile verso chi ha difeso questi colori prima di noi.