I Lakers hanno vinto il 17° titolo della loro storia in Nba. Miami, che aveva lotta con orgoglio portando la sfida clou delle Finals a gara-6, cede di schianto alla seconda ripresa. Il suono della sirena dà il via ai festeggiamenti, un successo del genere non arrivava da dieci anni. Allora in campo c'era Kobe Bryant: è al Black Mamba che va il primo pensiero, la dedica per il successo, l'abbraccio collettivo, la gioia per una vittoria che ha incoronato suo ‘fratello', LeBron come miglior giocatore. È il quarto anello che infila al dito (il terzo con tre franchigie differenti), King James lo accarezza, un po' gongola e un po' sbotta quando dice "anche io merito rispetto".

L'adrenalina va scemando, lascia spazio all'emozione e alla soddisfazione per aver raggiunto l'ennesimo traguardo della carriera. Il ‘Re' è lì, indossa la t-shirt nera griffata coi colori gialloviola, e adesso può lasciarsi andare. Lo fa quando si accomoda per terra nei pressi dello spogliatoio, accende un sigaro, tira una boccata e poi la soffia restando avvolto in un nuvola di fumo. Nella mano sinistra il numero 23 dei Lakers reca un telefonino, parla con qualcuno… a chi si rivolge attraverso la video-chiamata? A sua madre, Gloria, che di solito ne segue le partite seduta in prima fila ma questa volta, a causa della pandemia da coronavirus e delle precauzioni per tenere la ‘bolla' della Nba sana, ha potuto seguire la sfida solo in tv.

Sono tutti impazziti per la festa lì dentro. Tu sei la ragione per la quale io sono riuscito a fare tutto questo. Questa vittoria è dedicata a te, alla ragazza di 16 anni che da sola ha affrontato tante difficoltà. Dopo tutto quello che abbiamo superato non potrò mai avere paura di nulla.

E LeBron non ne ha avuta. Diciassette stagioni in Nba, 10 finali disputate, una percentuale di rendimento (80%) che fa di lui un giocatore imprescindibile e letale se vuoi chiudere una serie nei match clou, circa duemila passaggi vincenti che lo rendono il leader degli assist nei playoff sono alcune delle cifre che ne hanno accompagnato finora la carriera. Il resto è mancia… un lusso che può permettersi dall'alto dei suoi 35 anni, di una stazza che lo rende gigante e leggenda, di un ingaggio (solo sportivo) che gli versa in banca qualcosa come circa 32 milioni di euro netti a stagione (esclusi i proventi che gli arrivano dai diritti d'immagine). The King è lì, ai piedi del trono. Lasciatelo fumare, lasciate che abbracci sua madre.