1 Novembre 2021
10:33

Infinito Carmelo Anthony: ancora decisivo nella vittoria dei Lakers. E se LeBron è questo…

Per la sesta volta in sette partite giocate, il miglior uomo della panchina dei gialloviola è l’ex giocatore di Portland, che sera dopo sera continua a ritagliarsi un ruolo di sesto uomo e specialista offensivo essenziale per le spaziature e l’attacco di LeBron James e soci. A 37 anni, il fuoco in “Melo” non vuole ancora spegnersi.
A cura di Luca Mazzella

Miglior marcatore della squadra, in uscita dalla panchina. 23 punti, 8 tiri su 14 mandati a segno, 5 triple segnate e addirittura 4 stoppate (il massimo in carriera). Quarto in NBA per triple complessive (24) alle spalle di Steph Curry, CJ McCollum e Buddy Hield. Se questo è un sogno, non svegliate Carmelo Anthony, ancora una volta fondamentale per la vittoria dei Los Angeles Lakers che superano la soglia psicologica del 50% di vittorie imponendosi contro gli Houston Rockets e salendo al sesto posto della Western Conference.

I numeri di Melo

Il numero 7 dei Lakers sta segnando 16.7 punti di media a partita, il dato più alto dai tempi dei New York Knicks (2016-17). Il tutto uscendo dalla panchina come sesto uomo di lusso, giocando 27 minuti a partita di media e tirando con percentuali brillanti sia dal campo (50%) che da tre (52.2%) che gli stanno consentendo di consacrarsi come tiratore designato sugli scarichi di LeBron James e Russell Westbrook, esattamente come successo nella notte. Una serata in cui, oltre alla metà campo offensiva, ha fatto registrare dei numeri in quella difensiva (4 stoppate e 2 palle recuperate) che in coppia non si vedevano dal dicembre del 2003, nel suo anno da rookie, e proprio contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James. Un salto nel tempo lungo 18 anni che testimonia lo stato fisico e mentale con cui Anthony si è fiondato nell'esperienza in California, ultima utile per arrivare al tanto desiderato anello di campione NBA.

Il cambiamento a un passo dal ritiro

La missione Lakers, per ora, procede quindi a gonfie vele e non poteva esserci un inizio migliore per il 37enne in uscita da Syracuse che ormai 19 anni fa entrava nella lega proprio assieme all'attuale compagno di squadra LeBron James, pronto a condividere con lui il trono di miglior giocatore NBA. Com'è andata da allora lo sappiamo, tra Nuggets mai sbocciati del tutto, gli anni fallimentari ai Knicks, e il giro della lega partito da Oklahoma, passato tra mille polemiche per Houston e inaspettatamente tornato sui giusti binari in quel di Portland 2 stagioni fa. È lì infatti che Carmelo Anthony, dopo settimane senza ricevere offerte da nessuna franchigia NBA e sul punto di considerare davvero il ritiro, ha scelto di cambiare totalmente prospettiva e atteggiamento in campo, accettando un ruolo da sesto uomo, un minor minutaggio e minori responsabilità per mettersi a servizio della star della squadra. Uno specialista, pronto a risolvere le partite se chiamato in causa ma senza più il peso di dover essere la punta di diamante della squadra. Solo così è riuscito finalmente a reinventarsi, nel momento più difficile e spalle al muro, regalandosi un finale di carriera per certi versi sorprendente.

I progressi dei Lakers

I numeri registrati da Anthony vanno inseriti più in generale nella lenta ma costante crescita dei nuovissimi Lakers targati James-Davis-Westbrook, che tra mille esperimenti (nella notte coach Vogel è tornato all'assetto small con Anthony Davis unico lungo) e il recupero progressivo dei tanti giocatori infortunati, stanno prendendo quota provando ad amalgamare le caratteristiche delle tre superstar e cercando il giusto contorno per uno spacing accettabile da trovare nella metà campo offensiva. In questo, l'apporto di "Melo" è fondamentale, dal momento che un uomo del genere lasciato sul perimetro costringerà inevitabilmente le difese a restare a contatto con lui e liberare l'area di un potenziale difensore in aiuto sulle penetrazioni di James o Westbrook. Non è tutto oro quel che luccica però, e le due vittorie arrivate contro squadre modeste come Cavaliers e Rockets non possono basare per parlare di problemi risolti. La fiducia continua ad aumentare e ad aggiungere tasselli partita dopo partita, sulla strada che i Lakers vogliono percorrere con vista NBA Finals. E se questa squadra può permettersi, alla settima gara di regular season, di avere un LeBron James capace di questi scatti e di queste schiacciate, l'ottimismo non può che essere di casa a Los Angeles.

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