Olimpiadi Tokyo 2020
2 Agosto 2021
16:16

Il mondo si è accorto di Simone Fontecchio, trascinatore dell’Italbasket: “Perché non è in NBA?”

Esploso giovanissimo alla Virtus Bologna, caduto nel fare un salto prematuro in un’Olimpia troppo grande e con troppe pressioni, rinato in Germania e consacrato tra Belgrado e Tokyo. La carriera di Simone Fontecchio, uno dei simboli della nostra Nazionale, non è stata esattamente un crescendo continuo, ma dalle battute di arresto il ragazzo di Pescara si è rialzato per tornare più forte di prima.
A cura di Luca Mazzella
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Olimpiadi Tokyo 2020

Contro la Germania: 20 punti, 5/5 da tre, 4 rimbalzi, 3 rubate, 21 di valutazione. Contro l'Australia: 22 punti, 10/17 dal campo, 4 rimbalzi, 19 di valutazione, miglior marcatore dell'intera gara e complimenti ricevuti da Joe Ingles, giocatore australiano e esterno in forza agli Utah Jazz in NBA, a fine match. Contro la Nigeria: 12 punti 4 assist e +19 di plus/minus, il migliore dei nostri. Con tanto di tweet di Tim Reynolds, prestigiosa penna della Associated Press, che si è chiesto "Sto cercando di capire perché non è nella lega" (l'NBA, ndr)".

Sono le tre partite giocate finora alle Olimpiadi da Simone Fontecchio, 25 anni da Pescara, protagonista in azzurro e prossimo a vestire la prestigiosa canotta del Saski Baskonia a partire dalla prossima stagione dopo l'ottima annata in quel di Berlino, sponda Alba. Ancora prima: Reggio Emilia, Cremona, Milano, Virtus Bologna, in un percorso che l'ha visto partire come uno dei più promettenti giovani dell'intero panorama cestistico nazionale, giocarsi da subito le sue chance in quel di Milano, cadere e rialzarsi ma solo fuori dai nostri confini. Dove Simone è maturato, è diventato grande, ha acquisito consapevolezza e ha atteso pazientemente il miglior palcoscenico possibile per mostrarsi in tutta la sua eleganza agli occhi del mondo.

21 punti contro Porto Rico, 17 contro la Repubblica Dominicana, altri 21 nella storica finale di Belgrado contro la Serbia sono stati il biglietto da visita del preolimpico, che ha proiettato Simone nelle grazie dei tifosi e gli ha consentito di scalare posizioni su posizioni nello scacchiere di una Nazionale che non ha prime donne, ma che in un attacco equilibrato e collettivo trova spesso e volentieri nei suoi polpastrelli le migliori e degne conclusioni di ogni azione. Fino alle due gare capolavoro che hanno annichilito la Germania e fatto tremare l'Australia, e arrivando alla prestazione contro la Nigeria dove alle giocate decisive nella metà campo offensiva (l'assist per la tripla di Mannion che ha chiuso la gara) ha affiancato anche quelle difensive (su Emegano la più importante, sempre nel finale).

Il percorso "irregolare" di Simone

Giocare da straniero in un altro Paese cambia le tue prospettive. Sai di doverti guadagnare ogni cosa visto che non sei scelto solo per riempire una posto nel roster

Le parole che Fontecchio, qualche settimana fa, rilasciava in un'intervista per la Gazzetta dello Sport, chiariscono nel migliore dei modi come e dove la carriera del classe '95 sia decollata salvo arrestare bruscamente la sua ascesa e rinascere lontano dai nostri confini. Dopo una grande stagione in serie A con la maglia della Virtus Bologna nel 2014-15, Simone Fontecchio viene premiato come miglior under 22 del campionato di serie A.  Il fallimento delle V-Nere lo costringe a cercare una nuova squadra e tra le tantissime offerte quella più convincente sembra arrivare dall'Armani Jeans Milano. Da svincolato, Simone firma nella convinzione di essere pronto per pressioni e esigenze della piazza meneghina ma la realtà dice che tra scarso minutaggio e la condanna di doversi sempre far trovare pronto e impattante nei pochi scampoli di partita a disposizione, tutto il talento mostrato l'anno prima sembra svanire, quasi eclissarsi. Con meno spazio, cala drasticamente la fiducia e quando l'unica opzione possibile per tentare di riprendere il percorso intrapreso a Bologna diventa il prestito prima alla Vanoli Cremona, poi alla Pallacanestro Reggio Emilia, l'inerzia non cambia. Nel voler giustamente cavalcare il momento e sfruttare al meglio l'annata alla V, il salto compiuto verso Milano si dimostra a posteriori azzardato, prematuro e, come ammesso dallo stesso interessato anni dopo, dettato più da esigenze regolamentari della squadra (il "riempire un posto nel roster" allude ai requisiti regolamentari che impongono alle squadre del nostro Paese di occupare un tot di caselle con giocatori italiani) che dall'effettivo giudizio su un ragazzo ben lontano dal potersi definire pronto per un'esperienza del genere.

Quando il 7 luglio del 2020 a dare realmente fiducia a Simone arriva la telefonata dell'Alba Berlino, è come se nella mente dell'esterno cambi qualcosa in termini di autostima e consapevolezza. Sentirsi "voluto" in un roster dove il suo nome non riempie una casella regolamentare ma, da straniero in un team tedesco, sottintende a una reale necessità della squadra di Berlino di avere una guardia atletica e con punti nelle mani, fa tornare "Fonte" indietro nel tempo. L'annata di Eurolega, la doppia cifra di media (10.6 punti) e un minutaggio che torna a essere quello di un giocatore importante (23.4 minuti di media nella massima competizione continentale, esattamente come nei prestiti a Cremona e Reggio e come nell'anno dell'esplosione a Bologna) restituiscono alla Nazionale un Fontecchio con rinnovate convinzioni e motivazioni. Ma il meglio, come si dice in questi casi, deve ancora venire. E tra Belgrado e Tokyo Simone completa il capolavoro. Fino a meritarsi anche l'iconico e ironico (ma non troppo) paragone con uno dei migliori tiratori all-time, la guardia di Golden State Klay Thompson, la cui dinamica assomiglia e molto a quella dell'italiano.

Simone Fontecchio è esattamente diventato questo. Un esterno che, complice una fiducia persa nei migliori anni e riacquisita scappando da un Paese che l'ha prima valorizzato, poi apprezzato, infine trattato come uno slot da colmare, oggi sembra aver inserito il pilota automatico. Nella sensazione che ogni sua conclusione sia destinata a entrare e nel mezzo sorriso con cui lui stesso reagisce a paragoni così importanti, la Nazionale ha trovato il suo Klay Thompson. E dall'Italia, nel frattempo, si sentono forte e chiaro i rimpianti di chi ha rischiato di interrompere una crescita che è ripartita nel modo più prepotente possibile. E con un appuntamento alle porte che potrebbe ulteriormente fare la storia della nostra pallacanestro, perché fermarsi sul più bello?

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