9 Luglio 2021
13:10

Cosa può dare Gallinari all’Italbasket: alle Olimpiadi con un piano preciso

Coach Meo Sacchetti smaltita l’euforia per la storica qualificazione per le Olimpiadi, ha sciolto ogni dubbio. Il classe ’88, fresco di finale di Eastern Conference in NBA con la canotta degli Hawks, è stato inserito tra i 12 convocati al posto di Awudu Abass. Una scelta quasi scontata e che ha inevitabilmente scatenato polemiche, ma che nasconde una precisa necessità tecnica e tattica.
A cura di Luca Mazzella

‘Meo’ ha deciso. Nei 12 Azzurri che affronteranno Germania, Australia e Nigeria (25-28-31 luglio) a Tokyo, in quella che è la prima Olimpiade dal 2004 che vede l’Italia tra le squadre qualificate, ci sarà Danilo Gallinari.

Il Gallo, che ha terminato la sua stagione con gli Atlanta Hawks praticamente una settimana fa dopo la sconfitta in gara 6 contro i Milwaukee Bucks in finale di Eastern Conference, si era detto nei giorni prima della sfida contro la Serbia disponibile e desideroso di una chiamata dalla Nazionale in caso di vittoria del preolimpico, nonostante le fatiche di un calendario compresso e una carta di identità che dirà 33 anni tra un mese. Fugato ogni dubbio sull’opportunità di avere a disposizione quello che sarebbe comunque il giocatore con maggiore esperienza del roster e l’unico “vero” asso NBA (in attesa di vedere il minutaggio che avrà Mannion a Golden State il prossimo anno e dopo il ritorno in Italia, sponda Milano, di Nicolò Melli), Sacchetti ha deciso di lasciare a casa la guardia Abi Abass, fresco campione d'Italia con la Virtus Bologna dopo una stagione in crescendo. Una scelta che se da un lato accoglie a braccia aperte un nostro probabilissimo condottiero e uomo-partita, nega comunque il sogno a 5 cerchi a un ragazzo ben voluto nel gruppo e tra coloro che hanno contributo a questa storica qualificazione.

Il taglio di Abass ha generato qualche polemica nei confronti di Sacchetti, storicamente abituato a queste critiche e massacrato dalla maggior parte degli addetti ai lavori per gli scarsi risultati ottenuti sotto la sua gestione tecnica e bersaglio preferito di tanti tifosi sui social. Danilo però, quasi sicuramente, sarebbe comunque stato a pieno titolo nei 12 di Belgrado senza la clamorosa cavalcata Playoff di Atlanta, ed entrare a qualificazione conquistata non può rappresentare certo una colpa un giocatore spesso preso di mira per alcuni infelici episodi con indosso la canotta azzurra, ma appartenenti ormai a un passato lontano dall’attuale gestione emotiva delle partite del Gallo, cresciuto a dismisura in leadership negli ultimi anni tra Thunder e Hawks.

Cosa può darci il Gallo

La chiamata del Gallo al posto di Abass e non, come pronosticato da molti per centimetri e ruolo, del neo-acquisto di Milano Giampaolo Ricci, evidenzia in modo palese la volontà di Sacchetti di alzare la fisicità della squadra in previsione di sfide contro avversari di stazza e soprattutto la fiducia nell'attuale batteria di esterni, su tutti di un giovanissimo Alessandro Pajola mostratosi molto più avanti nel percorso di crescita iniziato da un paio di anni a questa parte con la Virtus Bologna e che, con la prestazione contro la Serbia del suo maestro proprio alla "V" Milos Teodosic, ha scalzato nelle rotazioni anche il playmaker di Sassari Marco Spissu, non impiegato in finale. Con la coppia Nico Mannion-Simone Fontecchio, uniti alla miglior versione dell'MVP del campionato Stefano Tonut vista in finale, avere in uscita dalla panchina proprio Pajola e Spissu fa dormire sonni tranquilli allo staff tecnico azzurro, che ha quindi preferito rinunciare a un esterno per un'altra, fisica, ala nel roster. Che si alternerà quindi coi vari Polonara, Melli (il Gallo è stato usato anche da "5" ad Atlanta) e appunto Pippo Ricci nei ruoli di 4-5.

Al di là della posizione in campo, è auspicabile un utilizzo dell'ala classe '88 in maniera complementare al resto del gruppo e senza andare a intaccare quelli che sembrano equilibri ben definiti. Sarà certamente inevitabile aggrapparsi alla sua classe in determinati frangenti, ma da Belgrado torniamo con la convinzione di avere tanti ragazzi con punti nelle mani e un giocatore, Mannion, in grado come non si vedeva da anni in azzurro di battere in palleggio ogni tipo di difesa e generare vantaggi per i compagni. Un Gallinari più al centro dell'attacco rispetto a quanto visto agli Hawks ma non onerato di reggere la baracca da solo, può essere un lusso che in pochi possono permettersi, esattamente come un lusso sarebbe vedere un pick and roll tra lui e la point-guard dei Warriors, enigma potenzialmente indecifrabile per le difese avversarie. Sfruttarlo nel migliore dei modi senza snaturare eccessivamente un attacco che è sembrato più che mai armonioso e senza un vero punto di riferimento è la sfida più grande di Sacchetti e quella che potrebbe davvero darci una marcia in più rispetto alle altre squadre del girone.

Le polemiche sugli eventuali ripescaggi di Beli e Datome

Le critiche che stanno accompagnando la chiamata last-minute di Gallinari sono indubbiamente collegate alla polemica già sorta per le rinunce di Marco Belinelli e Gigi Datome, i cui “no” per motivi fisici e il paventato (mai dai diretti interessati) ripescaggio sono stati la colonna sonora delle 24-48 ore successive alla qualificazione, in un continuo stigmatizzare su quello che sarebbe stato opportuno o non opportuno fare dopo quelle che – ribadiamo – restano scelte legittime e addirittura sagge di giocatori che non hanno bisogno certo di dimostrare quanto attaccati siano alla canotta azzurra dopo oltre 15 anni di sacrifici. L'eventuale presenza dei due, al netto di uno status e di un credibilità anche agli occhi degli avversari che avrebbe generato la cosiddetta “gravity” delle difese inevitabilmente concentrate sui loro movimenti, specialmente quelli in uscita dai blocchi del Beli, avrebbe tolto spazio a ragazzi meritatamente (lo diciamo a posteriori, ma valeva anche prima) coinvolti dal primo giorno e anche snaturato le rotazioni di Sacchetti, che si sarebbe trovato due giocatori di caratura internazionale a secco di energie, ma obbligato in un certo senso a concedergli spazio e tiri. Problema che con Danilo non sembra sussistere, dato che la sua disponibilità evidenzia una forma fisica invidiabile e vicina al 100% e anche una voglia di riscattare anni di delusioni e farlo da giocatore simbolo e guida per i più giovani.

Insomma, una convocazione che non ha alcun tipo di controindicazione. E siamo sicuri che lo stesso Abi Abass, nel ricevere la notizia, ne abbia compreso esattamente i motivi. Con un Gallo in più nel motore, da inserire nel nostro gioco senza snaturarne l’assetto e senza ridistribuire i tiri a disposizione dei vari Mannion, Fontecchio, Polonara, Tonut, usato come una sorta di specialista di lusso e non più gravato di ogni responsabilità sui 40 minuti, il passaggio del girone non è più una chimera. E dopo quanto visto con la Serbia porre un limite al cuore di questi ragazzi sarebbe un errore.

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