13 Aprile 2021
14:28

Come Kobe Bryant ha ispirato Julius Randle coi suoi consigli

Nella notte, durante la sfida tra Los Angeles Lakers e New York Knicks, c’è stato un bel momento in telecronaca dedicato a Kobe Bryant e al suo rapporto con Julius Randle. Negli anni passati da Julius in California i due hanno legato molto e la cosa più bella è constatare, oggi, come gli insegnamenti e l’etica lavorativa di Bryant abbia fatto breccia nella cultura del lavoro di Randle.
A cura di Luca Mazzella

Nella notte NBA appena trascorsa si sono sfidati New York Knicks e Los Angeles Lakers, sfida vinta dai Knicks per 11-96 grazie alla solita prestazione totale del sempre più leader Julius Randle (34 punti, 10 rimbalzi, 4 assist, 2 palle recuperate e una stoppata) che sta tenendo a galla la squadra oggi ancora in corsa per la qualificazione diretta ai Playoffs (gli Hornets e i Celtics, rispettivamente sesti e settimi ma a pari record, distano appena mezza partita). Una delle ragioni principali dietro la stagione finora straordinaria di Randle, per molti candidato numero uno al premio di Most Improved Player (Giocatore più migliorato) della regular season, sta negli insegnamenti ricevuti ai tempi dei Los Angeles Lakers da Kobe Byrant.

Uno che, ben prima che Randle esplodesse, aveva intravisto in lui tanto del potenziale finalmente oggi espresso ai massimi livelli. Al punto che in più di un'occasione, complice uno splendido rapporto tra i due, il numero 30 ha rimarcato come l'etica del lavoro dei Bryant abbia avuto un ruolo determinante nella sua evoluzione di giocatore. "Non sto dicendo che io giochi cercando di emularlo, ma parlo delle cose che ho imparato da lui. La più grande di tutte sono la passione e la sua etica del lavoro. A 38 anni ancora si presentava alle 7:30 del mattino in palestra. Essendo un rookie, all’inizio pensavo di alzarmi presto e farmi trovare pronto per l’allenamento alle 8:15/8:30. E lui era già lì, inzuppato di sudore. Mi diceva: ‘Lascia stare quello che devi fare. Giochiamo uno contro uno".

Proprio su uno dei tantissimi scambi tra Randle e Kobe si è soffermata stanotte la telecronista di Lakers-Knicks, svelando un bell'aneddoto che meglio di ogni altro spiega la cultura del lavoro di Kobe e come questa sia stata trasmessa ai suoi ex compagni. Che, a loro volta, hanno provato a influenzare i rispettivi contorni per crescere e ottenere risultati migliori. Tra questi, appunto, Julius Randle, protagonista del racconto:

È stato Kobe che gli ha insegnato che appena atterri in una città per la partita che dovrai giocare il giorno stesso/il giorno dopo, cerchi una palestra e ci vai a tirare… ancora prima di andare in hotel. Non importa quanto scomodo sia. È il concetto di lavoro che arriva per primo. In una partita che i Knicks dovevano giocare a Detroit, Julius è andato in una scuola per allenarsi subito dopo l'arrivo in città con la squadra. Nonostante fosse tardi, la scuola ha accettato di lasciargli a disposizione il campo per una seduta di tiro. Una volta entrato, il Direttore della scuola era lì ad attenderlo, per dirgli come nessun altro giocatore faccia cose del genere. L'ultimo a farlo, non a caso, era stato Kobe Bryant".

Dagli insegnamenti del Mamba, Randle ha passato il testimone a tutto il roster Knicks, che ha adottato il suo stesso approccio. Oggi, se i giocatori trovano una palestra aperta di notte il giorno prima di una partita, ci vanno in gruppo per allenarsi insieme. Ed è evidente come proprio la dedizione e l'impegno profuso da inizio anno di tutti gli uomini di Thibodeau abbia avuto un ruolo fondamentale nell'evolversi di una squadra partita come al solito senza riflettori puntati contro e che si sta togliendo sempre più soddisfazioni rispetto agli ultimi anni di delusioni.

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