A meno di un mese dall'inizio dei Playoffs NBA (che saranno preceduti dal torneo play-in tra settima, ottava, nona e decima) e con ancora una decina di partite da disputare, la lotta all'MVP inizia a restringersi a pochissimi intimi. La stagione che fino a un mese fa sembrava la più combattuta di sempre con un numero enorme di potenziali candidati ha avuto negli infortuni di LeBron James e James Harden la caduta di due probabili vincitori, finendo con il limitare il tutto alla lotta tra big-men, Nikola Jokic e Joel Embiid, che ad oggi sembrano avere pochissimi rivali. Scopriamo i 5 favoriti a portare a casa il premio:

Nikola Jokic (Denver Nuggets – 26.2 punti, 10.9 rimbalzi, 8.7 assist)

Poco da dire: il centro serbo, per maturità raggiunta, continuità fisica (ha giocato tutte le 60 gare dei Nuggets) e capacità di incidere sul gioco e sul record della squadra, nel senso più nobile della parola valuable, è praticamente il primo nome da inizio stagione. Denver continua a perdere pezzi importanti, con i recenti infortuni degli esterni titolari Jamal Murray e Will Barton, ma nonostante ciò continua a restare in scia dei Los Angeles Clippers e saldamente in controllo del quarto posto della Western Conference. Non la posizione di vertice con cui solitamente viene premiato un MVP, ma l'annata del classe 1995 ha assunto ormai da mesi connotati storici e porta con se il fascino di riportare al centro della lega il ruolo del centro dopo 20 anni, quando a vincere il premio fu Shaquille O'Neal. La cosa più bella di Jokic? È praticamente indifferente a questi discorsi, e a differenza di altri candidati continua a dribblare abilmente ogni domanda e provocazione sul premio.

Joel Embiid (Philadelphia 76ers – 30.0 punti, 11.1 rimbalzi, 3.1 assist, 1.4 stoppate)

41 partite su 60 giocate, 1316 minuti contro i 2115 di Jokic. Nessun MVP ha mai giocato, negli ultimi 10 anni, meno dell'86% delle partite a disposizione e il centro camerunese è sotto il 70%. I numeri sono senza eguali, il giocatore continua a dichiararsi candidato principale forte dell'endorsement di coach Rivers e di tutti i compagni di squadra, che ormai ad ogni partita approfittano dei microfoni per supportare la candidatura del loro centrone. Eppure, pur essendo di fatto l'unico capace realmente di potersi battere col Jokic 2020-21, i problemi fisici e le gare in cui è stato costretto ai box sono motivi sufficienti per pensare che alla fine si preferirà anche la costanza di rendimento del lungo Nuggets. Le 4 sconfitte consecutive di Philadelphia, che consentono comunque alla squadra di occupare il secondo posto nella Eastern Conference, suonano più come un mini-campanello d'allarme in vista dei Playoffs che come argine all'avanzare di Embiid per il premio. Secondo Shaquille O'Neal sarebbe lui a meritarlo, ma è molto difficile che il parere della leggenda NBA riesca a sovvertire il voto. Fisico permettendo, l'appuntamento è solo rimandato di u anno vista la maturità raggiunta sulle due metà campo dal numero 21.

Giannis Antetokounmpo (Milwaukee Bucks – 28.5 punti, 11.4 rimbalzi, 6.0 assist, 1.3 stoppate)

Il paradosso del due volte MVP in carica è quello di replicare (nel caso degli assist siamo al miglior risultato in carriera) praticamente i numeri che gli hanno già consentito di trionfare nel 2019 e nel 2020, ma di inseguire Nets e Sixers in classifica. Rispetto alle stagioni con i migliori record NBA abbinati a cifre del genere, l'impressione è che l'NBA dopo aver investito ufficialmente il greco facendone uno dei volti dell'NBA del futuro, intenda offrire ulteriore interesse al premio facendolo vincere a un giocatore dal ruolo ritenuto quasi in via d'estinzione. Di sicuro, possiamo dirlo, c'è che anche quest'anno il miglior giocatore di regular season non sarà un americano, dato che testimonia l'ormai sempre più evidente globalità della lega e dei suoi interpreti. Quanto a Giannis, archiviato il discorso premio e dominio della stagione regolare, sia lui che i Bucks sembrano decisamente più concentrati sulla post-season e su come una squadra per certi versi ancora prevedibile nel suo gioco saprà reagire ai soliti accorgimenti degli avversari, utilizzando Antetokounmpo in una situazione tattica diversa.

Steph Curry (Golden State Warriors – 31.3 punti, 5.6 rimbalzi, 5.8 assist)

Nel caso del 30 di Golden State, il problema è duplice: Steph ha giocato "solo" 53 partite, numero che in realtà sarebbe sufficiente comunque a entrare nella conversazione, ma la posizione in classifica dei Warriors oggi decimi a pari merito con gli Spurs e a una partita dai Grizzlies rende impossibile anche solo pensare nel miracolo. L'annata del fenomeno Curry, che sta viaggiando a numeri addirittura superiori a quelli del famoso MVP vinto all'unanimità, resterà una di quelle stagioni comunque epiche (vedi Harden nel 2018-19 o Kobe Bryant nel 2005-06) a prescindere dal riconoscimento ufficiale della lega. Da poche ore, Steph ha anche superato il record di triple in un singolo mese con 83, scalzando le 82 proprio di James Harden. Il bello è che ha ancora una partita a disposizione per superarsi e ritoccare l'ennesimo record della sua assurda stagione. A supporto del suo essere valuable, ci sarebbe da dire che per spaziature e tipologia di compagni a roster, emergere in questo contesto tecnico e tattico e riuscire comunque a tenere a galla la squadra sarebbe di per se indice di un "peso" nell'economia di questa Golden State che andrebbe premiato. In più, anche solo come testimonianza di quanto conti per Curry mandare alla lega un messaggio di superiorità e una promessa di rinnovata competitività dei suoi il prossimo anno, nelle 3 sfide giocate nelle ultime due settimane contro i due favoriti, Steph ha segnato 53, 49 e 32 punti, portando a casa 3 vittorie.

Luka Doncic (Dallas Mavericks – (28.5 punti, 8.8 assist, 8.0 rimbalzi)

Il fatto che il ragazzo sloveno sia capace per il secondo anno di fila di assestarsi a cifre da tripla-doppia di media, anche se inferiori a quelle della passata stagione, rende bene l'idea di quanto il 77 ci abbia di fatto abituati a produrre certe cifre. Rispetto alla prima parte di stagione decisamente al di sotto delle aspettative, sia lui che Dallas sembrano in lenta ma progressiva ripresa e complice il crollo dei Trail Blazers che hanno fatto precipitare nelle votazioni anche la loro star Damian Lillard, oggi i Mavs sarebbero ai Playoffs senza dover passare per il purgatorio del play-in. Ma non c'è da disperarsi: Luka aveva promesso di voler vincere l'MVP entro 5 anni dal suo ingresso in NBA, e ne mancano ancora 2. Manterrà la promessa.