Yeman Crippa: “Ho fatto almeno 30 km di corsa al giorno prima di New York. Ma dopo la maratona c’è la depressione”
Secondo alla Maratona di New York, Yeman Crippa ha conquistato totalmente le copertine. Atleta noto e vincente, ha ottenuto cinque medaglie agli Europei e preso parte a due Olimpiadi, da qualche anno è diventato anche un maratoneta. In questo 2026 ha compiuto 30 anni ed ha avuto risultati eccelsi: vittoria alla Maratona di Parigi, piazza d'onore negli Stati Uniti. A Fanpage.it, poche ore dopo il secondo posto newyorkese, Crippa ha rilasciato una lunga intervista nella quale ha parlato dell'allenamento, delle scarpe e dell'alimentazione, ma anche del boom del boom e del running e di come vivono gli atleti dopo una maratona.
Come si prepara una maratona, qual è l'allenamento specifico?
Non c'è solo una cosa che devi fare per prepararla. Ci sono tanti allenamenti differenti da fare. Innanzitutto bisogna correre tutti i giorni e non farsi male. Quasi sempre tocca correre due volte al giorno, poi va svolto il lavoro in palestra, ci sono i messaggi e tante altre cose. Per una maratona si devono correre più chilometri possibili in allenamento. La prima cosa comunque è correre.
Quanto chilometri percorri in una giornata? Non puoi simulare ogni volta una maratona da 42,195 km.
Quando sono in fase di preparazione della maratona faccio 30 chilometri al giorno. In genere 18 o 20 al mattino, 12 o 10 al pomeriggio. Quando c'è la sessione di palestra naturalmente faccio qualche chilometro in meno. Ogni due settimane faccio un ‘lungo', che significa fare da 30 chilometri in su. La simulazione più lunga che posso fare è di 40 chilometri. Naturalmente tengo un ritmo più blando rispetto alla gara, diciamo che vado 10 secondi più lento al chilometro. Di ‘lunghi' ne farò cinque o sei in fase di preparazione. In conclusione faccio tutte corse spezzate: dal lunedì al venerdì due allenamenti al giorno, sabato e domenica solo uno.
Quando hai deciso di cambiare passando dai 5000 e i 10000 alla maratona?
Alla fine del 2022 ho cercato di guardare un po' più in avanti per la mia carriera. Sapevo che la maratona sarebbe stata dura inizialmente, ma avevo un'intuizione anzi diciamo una sensazione. Ero convinto che il mio fisico potesse essere più adatto alle distanze lunghe che a quelle più corte. Nel 2023 ho fatto la mia prima maratona a Milano, che per la verità non è andata nemmeno benissimo. Da lì mi sono affezionato a questa distanza e ho proseguito.
Come ha fatto lo svedese Almgren, che non aveva mai disputato una maratona, a vincere a New York?
Questo dovremmo chiederlo a lui. Almgren è un ragazzo forte, lo conosco perché abbiamo fatto diverse gare insieme. In questi anni ha trovato la sua stabilità, ma è sempre stato forte. Poi, lo scorso settembre ha vinto i Mondiali di mezza maratona in 58 minuti. Se guardiamo il mio personale e lo raffrontiamo al suo, beh, lui era più veloce di me di 30 secondi. Sicuramente è stato bravo perché è riuscito a trasformare quello che ha fatto nella mezza maratona in una maratona intera. Bravissimo davvero. Perché dal trentacinquesimo chilometro in poi è sempre un'incognita.

La tua alimentazione in gara qual è?
Ognuno ha la sua routine, questa è la base, ed è la cosa fondamentale. Bisogna fare quello di cui si ha bisogno per sentirsi al meglio, per sentirsi pronti, per non avere insicurezze e per sentirsi al meglio. Per fare questo serve gestirsi nel modo migliore con il proprio team. Quindi con il nutrizionista, ma anche con il mental coach e con l'allenatore che aiutano ogni atleta a essere tranquillo sulla linea di partenza.
Ogni quanti chilometri ti rifornisci in gara?
Ogni cinque. Dipende in realtà dall'organizzazione della gara, ma in genere è così. Qualcuno il rifornimento lo mette ogni otto o ogni tre chilometri.
Nella tua borraccia cosa c'è?
Di solito ci mette dentro Nutella sciolta, ovviamente scherzo (ride, ndr). Ci mette dentro carboidrati, sali sciolti. Dal quarantesimo chilometro in poi si può mettere qualcosa di diverso, magari un po' di birra per festeggiare: scherzo ancora (ride di nuovo, ndr).
Dopo uno sforzo così grande e prolungato, considerando anche i mesi di preparazione oltre all'evento come ci si sente?
In generale c'è un calo di pressione mentale, di attenzione, di focus. Perché quando io decido di correre s New York, tutti i giorni penso solo a quello per mesi e mesi, ed è così. Una volta che finisce, che svanisce tutto, la magia scompare. Anche se in realtà quella magia svanisce già quando inizia la maratona, perché in quei 42 chilometri non pensi a niente.
E nei giorni successivi?
Dopo senti una specie di depressione post-maratona, che esiste davvero (è definita anche post-marathon blues, ndr). Ti rilassi pure, fai cose, pensi che sarai libero una decina di giorni. È un po' come quando attendi un giorno bellissimo e poi passa, esattamente come quando attendi una festa e quella festa finisce. Quando poi una gara va male è peggio perché ti porti dentro la tristezza per tanto tempo.

Insomma, ti senti svuotato più mentalmente che fisicamente.
Sì. Ogni maratona è diversa, sia a Parigi che a New York è andata bene (primo e secondo, ndr). Però moralmente ti senti senza obiettivo. Per cinque mesi hai una cosa a cui pensare e poi non c'è più. Però dopo 15 giorni dalla maratona ti rimetti un obiettivo e vai avanti. Quando le gare vanno bene, te lo fai passare. Quando vanno male invece per mesi e mesi pensi a tante cose, perché non è che dopo poche settimane prendi e fai un'altra di maratona. Allora ti chiedi: "Mi rifarò?". Te lo chiedi per davvero se ce la farai. Perché quel giorno, quello della maratona, tutti i pianeti devono allinearsi.
Come ti spieghi la grande crescita del running?
È una moda, come l'Hyrox, il Padel, il Crossfit. Tutti gli sport hanno delle mode, ora c'è la corsa. La mezz'ora di corsa è una cosa bellissima da fare per tutti. Correre dopo il lavoro o in una pausa dal lavoro è l'ideale: libera la mente, ti porta via un po' di stress. Correre è bello, si va oltre perché si corre per benessere. Poi questo boom del running fa piacere perché rende noi atleti professionisti più esposti e più conosciuti.
Il secondo posto di New York quanto pesa?
Penso al risultato che ho fatto ed è un grande risultato. So chi mi ha battuto e cioè uno dei migliori al mondo. E ti dico una cosa: bisogna anche accontentarsi delle cose che si fanno, dei risultati che si ottengono. Ma se fossi arrivato decimo o dodicesimo avrei avuto rammarico e tristezza, non sarei certo così soddisfatto.
Più bella la maratona di Parigi o di New York?
Parigi e New York le metterei sullo stesso livello. A Parigi ho vinto e ho tagliato il traguardo per primo, a New York invece no, ma è stata bellissima uguale. Sono due gare completamente diverse, ma mi sono trovato benissimo in entrambe.
A New York corrono anche tanti vip: tu ne hai incrociato qualcuno?
Sì, ho beccato Ambrosini (ex calciatore del Milan, ndr). Con lui ci sentivamo da un po' di tempo. Non ne ho incrociati altri perché non li cercavo, ma so che c'erano tanti personaggi famosi a New York per la maratona.
C'è stata una polemica relativa al tempo limite. A New York c'è chi ha fatto la maratona quasi camminando, come ti poni?
Se la mettiamo come maratona, per correre e basta, si può mettere una regola sul passo, diciamo anche per andare ‘piano'. Se invece c'è gente che cammina e non la vogliamo, si mette un tempo limite. Ma se uno vuole godersi la maratona un po' correndo e un po' camminando, perché negarlo? Sicuramente è difficile da gestire. L'organizzatore della maratona decide magari mettendo un tempo limite basso, ma c'è chi può dire: meglio avere anche le famiglie che possono anche camminare. Ho letto che qualcuno si lamenta di chi cammina e ruba il pettorale a chi vorrebbe correre. Ma pazienza, si rifarà in un'altra gara.
Quanto aiutano le scarpe moderne nella maratona?
Aiutano tanto, sono quattro o cinque anni che hanno inventato le scarpe con la piastra in carbonio e i risultati si vedono, drasticamente. Penso sia giusto così, perché in ogni ambito si migliora e miglioriamo anche le scarpe. La cosa importante è che World Athletics abbia messo un limite e tutti devono rispettarlo. Se la scarpa può aiutare l'atleta tanto meglio, come possono aiutare un determinato gel o l'abbigliamento che ti fa sudare meno e ti fa muovere meglio.