Morto in carcere l’ex lottatore di MMA Farhod Rakhimzoda: era condannato a 23 anni per duplice omicidio
Farhod Rakhimzoda è stato trovato morto in carcere, in Russia, mentre stava scontando il primo dei 23 anni cui era stato condannato nel 2025 per un efferato duplice omicidio. L'ex MMA, di origini tagike ma tesserato sotto la bandiera russa con un ruolino di 4 vittorie e 6 sconfitte, noto nel circuito internazionale come "Occhi di Tigre", aveva 33 anni. Le cause del decesso non sono state rese ancora note, con le indagini e le ricostruzioni da parte delle forze dell'ordine tuttora in corso.
Dalla carriera nelle MMA al duplice omicidio
Promessa del circuito MMA dell'Est Europa, Rakhimzoda si stava preparando al grande salto nel circuito di primo piano delle arti marziali miste dopo una gavetta a livello regionale russo, distinguendosi soprattutto nella categoria featherweight, i pesi piuma. La sua carriera fu interrotta a causa del brutale assassinio di Olga Yaroslavtseva, una donna di 39 anni e di sua figlia di soli 5 anni. A seguito del processo nel 2025, un tribunale russo lo aveva condannato a 23 anni di carcere: i primi 4 da scontare in un penitenziario della capitale prima del previsto trasferimento in una colonia di massima sicurezza.
Il giallo sulle cause della morte in carcere
Sia la data esatta del decesso sia le motivazioni rimangono avvolte nel mistero. Secondo fonti giornalistiche russe, la morte risalirebbe alla prima metà di settembre (intorno all'11), ma la notizia è stata confermata dalle autorità unicamente a distanza di giorni. Gli investigatori stanno tentando di ricostruire la dinamica degli eventi: scartata l'ipotesi di un regolamento di conti tra detenuti, le piste attualmente al vaglio restano quelle del malore improvviso o del suicidio.
La rapina e la fuga prima della condanna
La vicenda che portò all'arresto di Rakhimzoda sconvolse il mondo delle arti marziali russe. Il 20 gennaio 2024 uccise Yaroslavtseva, prima di strangolare sua figlia di soli 5 anni, per motivi economici: la donna aveva da poco ereditato una ingente somma di denaro. In quel frangente rubò 40 mila euro in contanti, il telefono e l'auto, prima di essere individuato e fermato dalle forze dell'ordine.
Intercettato e fermato dalle forze dell'ordine 5 giorni dopo al confine tra Kazakistan e Uzbekistan mentre tentava la fuga, fu estradato in Russia. Dopo un iniziale tentativo di invocare la legittima difesa, durante l'interrogatorio confessò i delitti ammettendo il movente economico. La confessione e le motivazioni legate al sostentamento familiare gli evitarono la condanna all'ergastolo, fissando la pena a 23 anni di reclusione.