Tragedia nel bodybuilding: Mateusz Chmura crolla sul palco per un malore durante le finali nazionali

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Mateusz Chmura, bodybuilder 33enne, è deceduto in ospedale a seguito di un collasso subito sul palco durante le finali nazionali. Di fronte alla tragedia, l’organizzazione ha deciso comunque di proseguire e portare a termine la manifestazione.

Il mondo del culturismo è in lutto per la improvvisa e tragica scomparsa di Mateusz Chmura, bodybuilder 33enne che si è sentito improvvisamente male, accasciandosi sul palco della Physical Culture Association, al Telford International Centre, in Inghilterra. Trasportato d'urgenza in ospedale è deceduto poco dopo, al momento del malore un paramedico è subito intervenuto praticando il massaggio cardiaco ma non c'è stato nulla da fare. Ora si attende di capire le cause della morte, di un atleta che fino a pochi istanti prima sembrava godere di ottima salute.

Dall’ospedale la notizia è arrivata mentre l'evento inglese era piombato già nel caos: il cuore di Chmura si era fermato poco dopo il ricovero. A quel punto gli organizzatori della PCA si sono subito riuniti a porte chiuse per decidere il da farsi e con la notizia del decesso, non ancora diffusa, la direzione ha valutato tutte le opzioni. Alla fine, per la gestione del pubblico, le tempistiche dell'evento e con altri atleti ancora in attesa di gareggiare, consultati i giudici e una parte dei concorrenti, si è arrivati alla discutibile scelta: non interrompere la manifestazione e far ripartire la musica.

Una scelta unicamente giustificata dall'esigenza di evitare ulteriore panico e gestire la folla presente, ma che ha nei fatti attivato il riflesso automatico del più che discutibile effetto distorto dello "show must go on", oltretutto a margine di un evento amatoriale. Nelle finali britanniche della PCA non c’erano in ballo diritti televisivi milionari o contratti professionistici: si trattava di un campionato non professionistico, per quanto seguitissimo dagli appassionati e preparato per mesi dagli atleti. Proprio questa dimensione dilettantistica rendeva la sospensione della gara una scelta semplice e logica facilmente gestibile all'interno del Telford International Centre, dove sarebbe bastato un annuncio formale, un minuto di silenzio per un atleta di 33 anni sposato da soli due mesi e le ordinarie procedure di rimborso per far defluire il pubblico.

Sostenere che la prosecuzione sia servita a tutelare l'ordine pubblico ha trasformato la logistica in un alibi: far sfilare gli atleti successivi sullo stesso palco e pochi istanti dopo di un collega che era appena stato rianimato, ha dimostrato come la retorica dello spettacolo ad ogni costo sia diventata un riflesso incondizionato capace di annullare qualsiasi senso del limite. Persino fuori dallo sport professionistico.

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