Nuovo scandalo doping in Kenya, altri 30 atleti di diverse discipline sospesi: il fenomeno del no-show

Non si placa l'ondata che ha colpito il Kenya sul fronte doping, uno scandalo senza precedenti che si sta allargando a macchia d'olio, coinvolgendo indistintamente tutte le discipline. L' Agenzia antidoping keniota ha ufficializzato di aver sospeso circa 30 atleti kenioti per violazioni delle norme antidoping, tra cui velocisti, fondisti, giocatori di basket e calciatori. Tra loro anche nomi conosciuti a livello internazionale tra cui l'attuale detentrice del record mondiale di maratona femminile, Ruth Chepngetich e Benard Kibet Koech, quinto nei 10.000 metri alle Olimpiadi di Parigi.
La piaga del doping in Kenya: nuove sospensioni e squalifiche in tutti gli sport
Diuretici, steroidi, farmaci per perdere peso o per migliorare le prestazioni aerobiche. Tutti aiuti illeciti che rientrano nell'elenco dalla ADAK, l'Agenzia nazionale keniota che è ritornata a elargire sanzioni a decine di atleti trovati positivi ai vari test antidoping in tutte le discipline. Sospensioni e squalifiche che sono fioccate a seguito di una campagna massiccia e continua per cercare di ripulire un intero movimento che ha come fiore all'occhiello della scorrettezza l'atletica leggera ma che si è diffuso anche in ogni attività sportiva del Paese.
Ultimamente hanno fatto parlare le decisioni durissime di sospendere anche dei veri e propri monumenti nazionali, come la campionessa nazionale dei 400 metri ostacoli Wiseman Were, l'attuale detentrice del record mondiale di maratona femminile, Ruth Chepngetich, Benard Kibet Koech, quinto nei 10.000 metri alle Olimpiadi di Parigi, o Rita Jeptoo ex pluri-vincitrice delle maratone di Boston e Chicago. Squalifiche e sospensioni durissime, fino a quattro anni di inattività, tutte per positività ai test antidoping.
Il fenomeno del "no-show": il Kenya ha il numero di atleti sospesi per doping più alto al mondo
Ma la vera piaga contro cui l'Agenzia antidoping keniota sta combattendo una battaglia epocale è su un altro elemento, ben più diffuso e di difficile controllo. Se i test a sorpresa, o stabiliti per regolamento, colpiscono spesso moltissimi atleti trovandoli positivi alle verifiche ematologiche e sui campioni di urine, la piaga più profonda e diffusa è invece il cosiddetto "no-show": gli atleti disertano direttamente i controlli, non si fanno trovare, rendendosi irreperibili. Una pratica sempre più diffusa, che compare nei documenti ufficiali girati alla WADA (l'Agenzia internazionale Antidoping) e che rappresentano il problema principale in Kenya. Dove, dal 2017 ad oggi si contano oramai più di 140 atleti sospesi dall'Athletics Integrity Unit (AIU). Più di qualsiasi altro Paese al mondo.