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Filippo Macchi: “Sono diventato campione italiano zappando l’orto alle 5 e grazie a nonno Carlo”

Dagli ultimi successi in Coppa del Mondo e agli Assoluti, Filippo Macchi si prepara ad affrontare a colpi di fioretto i migliori agli Europei di giugno e ai Mondiali di agosto. Dopo aver trascorso un anno difficile ma riuscendosi a ritrovare: “So che tutto dipende da me, senza creare o cercare alibi”
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Filippo Macchi ha appena vinto il suo primo titolo italiano assoluto nel fioretto, realizzando il sogno di nonno Carlo, che lo portò in palestra da piccolino e scrisse su una bottiglia di vino: "Da stappare al primo titolo italiano di mio nipote". Una promessa mantenuta anche se nonno Carlo non ha visto i successi più grandi. Da quel ricordo è nata la crescita di Filippo prima come persona, poi come atleta. Il maestro Marco Vannini lo ha forgiato nel tempo, anche con durezza quando nel 2021, invece di Tokyo, lo mandò a Maccarese a fare lo "spiaggino" durante le Olimpiadi.

Oggi Macchi si è raccontato in esclusiva a Fanpage, tra la Coppa del Mondo vinta a Istanbul e gli Assoluti, in attesa di ripetersi ai prossimi Europei a giugno e ai Mondiali di agosto. Riuscendo a ritrovare se stesso alzandosi alle 5 del mattino per zappare la terra: "La terra non guarda in faccia a nessuno e ti insegna tanto: devi ripartire ogni volta da zero se vuoi un risultato". È questa la sua regola anche quando sale in pedana: ad ogni gara, in ogni occasione, anche se ai Mondiali di Hong Kong, potrebbe essere fischiato dopo la finale e le polemiche dei Giochi 2024: "Se mi fischiano non cambia nulla, a me piace come quando mi sostengono". Un campione umile, forgiato da una famiglia solida, sani principi, figure forti e una determinazione lascia spazio sempre all'umiltà: "Se poi perderò, significherà semplicemente che c'è stato chi è più bravo di me".

Coppa del Mondo a Istanbul, apoteosi azzurra: Martina Favaretto e Filippo Macchi (Oro) Arianna Errigo (Argento) Tommaso Marini e Giuseppe Franzoni (Bronzo)
Coppa del Mondo a Istanbul, apoteosi azzurra: Martina Favaretto e Filippo Macchi (Oro) Arianna Errigo (Argento) Tommaso Marini e Giuseppe Franzoni (Bronzo)

Cosa si prova per la prima volta ad essere il migliore nella propria Nazione?
Una felicità incredibile, perché era un titolo al quale tenevo particolarmente per mio nonno. Quando mi portò la prima volta  in palestra per fare scherma prese una bottiglia di vino e ci scrisse sopra "da stappare al primo titolo italiano vinto da mio nipote"…  Ci ho messo un po', ci ho messo tanto… ma è un aspetto emotivo e sentimentale per molto importante.

E dal punto di vista squisitamente sportivo e agonistico?
Ho ritrovato la consapevolezza di aver vinto un titolo italiano, in un'azione come l'Italia che vanta fior di campioni e dopo  aver avuto la fortuna di confrontarmi con atleti di altissimo livello mondiale.

A proposito di nonno Carlo… c'è ancora quella fotografia in palestra?
Sì, sì, è ancora appesa nello stesso punto…

Te lo ricordi personalmente quel momento o è un qualcosa che ti hanno tramandato?
No, no: me lo ricordo eccome. Ero piccolo, ma non così piccolo, è accaduto attorno ai 10 anni.

Ce lo racconti per i pochi ch ancora non hanno capito di cosa stiamo parlando?
Avevo circa 7-8 anni e ho iniziato a giocare a calcio fino agli 11-12 io mi ricordo benissimo anche che, quando iniziai a giocare la prima cosa che dissi a mia madre dopo il primo allenamento, fu: "A me la scheda mi fa schifo, voglio giocare a calcio".

Una stilettata al cuore [Filippo arriva da una famiglia dalla grande tradizione di schermidori, ndr], e tuo nonno come la prese?
Nonostante tutto, mio nonno veniva a tutte le partite e faceva il tifo, mi supportava, non mi ha mai fatto pensare l'abbandono della scherma anche se sono sicuro, conoscendolo bene,  ci sia stato male. Però ha saputo togliersi i panni del maestro e di indossare quelli di una persona che voleva solo la mia felicità. Anzi mi allenava pure.

In che senso?
Mi ricordo che le volte che non giocavo, magari durante le vacanze di Natale, mi portava in palestra e lui, che era anche diplomato Isef, mi faceva allenare per il calcio, aiutandomi nella preparazione atletica specifica e la facevamo insieme. Nonostante lui non fosse mai stato un grande appassionato di calcio, un mondo che non gli è mai piaciuto perché lo vedeva contaminato da persone che non gli piacevano.

E qui si arriva alla famosa fotografia, giusto?
Sì: mi ricordo benissimo di questa foto, che è ancora nello stesso posto da 20 anni, dove c'era scritto la frase: "Prima o poi ti riprendo".

E nonno Carlo ebbe ragione: sei ritornato a fare scherma…
Sì, in famiglia era importante lo sport ma anche studiare e praticare due discipline era impossibile conciliarle con i libri. A 11 anni non ero sufficientemente maturo per rinunciare al mio tempo libero, giustamente, e alla fini scelsi: "Va bene, io continuo con la scherma" dissi a mia mamma anche perché nel frattempo avevo iniziato a fare le prime gare ed avevo ottenuto i primissimi risultati. E dopo che presi questa decisione, mi ricordo che scrissi sotto alla sua scritta, "ti ho ripreso", impersonificandomi in nonno Carlo.

Grande orgoglio di nonno anche perché poco prima degli Assoluti, tu e l'Italia del fioretto vi siete riconfermati gli uomini da battere in Coppa del Mondo…
Sono felice di questi traguardi ma sono anche un po' abbattuto per ciò che sto ottenendo.

In che senso?
Penso di aver capito molto bene cosa significhi lavorare e sacrificare tutto in funzione degli obiettivi. Purtroppo l'ho capito quando attorno ai 18-19 anni, quando nonno venne a mancare. Lui ha vissuto la parte un po' guascona di me, non quella seria e non ha potuto godere di tutti i traguardi che ora sto ottenendo. Ma non sono nemmeno sicuro che li averei ottenuti se avessi continuato a lavorare insieme al nonno, perché per quanto potesse essere bravo e professionale, comunque era mio nonno e faceva fatica a privarmi delle cose. Mentre il mio attuale maestro, il dottor Marco Vannini, nonostante sia un grande amico da sempre, ha detto e sempre sostenuto la distinzione delle due cose: per il Pippo ragazzo sarà sempre disponibile e il suo migliore amico, ma per il Pippo atleta non ha mai fatto alcuno sconto.

A proposito di sconti, non te li fece nemmeno in quel famoso 2021, giusto? Fu lui a mandarti al mare mentre gli altri erano a Tokyo: come la prendesti?
Fu terribile, lo odiai in quel momento con tutto me stesso.

Anche in questo caso, riavvolgiamo il nastro dei ricordi: stiamo parlando della famosa "avventura" da spiaggino, ce la ricordi?
Nel 2021 ero ancora ragazzo guascone che veniva da un periodo anche un po' particolare col Covid e avevo perso da un anno e mezzo proprio mio nonno. Stavo lavorando seriamente anche in mezzo alla pandemia, mi ricordo Vannini che fu particolarmente bravo a farmi capire che io dovessi sfruttare al massimo quel periodo rispetto ai miei coetanei che probabilmente lo avrebbero sfruttato meno. Così mi chiusi in palestra e litigai pesantemente anche con i miei genitori.

Filippo Macchi con i compagni delle Fiamme Oro con cui ha vinto la finale a squadre di fioretto maschile dei Campionati Italiani Assoluti 2026
Filippo Macchi con i compagni delle Fiamme Oro con cui ha vinto la finale a squadre di fioretto maschile dei Campionati Italiani Assoluti 2026

Perché?
Mi allenavo a Livorno ma vivevo vivevo con i miei genitori, a San Fridiano, più o meno un quarto d'ora a Pisa. Tra San Fridiano e il Livorno ci sono più di 35 minuti di macchina ma non avevo la patente.  Così o miei mi misero di fronte ad una scelta: "Noi non ti accompagniamo a Livorno, quindi se vuoi andare ad allenarti ti devi organizzare". E anche lì mi fecero un grandissimo favore, che all'inizio non capii e che col tempo ho saputo apprezzare. Così mi organizzai con tanti sacrifici: con l'allenamento alle 9:00, dovevo partire da casa alle 7:00, perché era necessario che prendessi il treno, il pullman, poi il treno, poi un altro pullman per arrivare a  Livorno, ad andare e a tornare. Ma nel contempo mi ero preso anche certe libertà.

Con Vannini?
Sì, perché per me era l'amico di famiglia e quindi mi prendevo un po' troppe libertà non mi comportavo da classico atleta col proprio allenatore, finché litigammo pesantemente perché lui decideva sulla mia attività sportiva, giustamente, e io non lo accettavo perché nessuno l'aveva mai fatto per me, mentre in quel momento io avevo bisogno di quello.

Cosa accadde?
Mi ricordo che con la mia fidanzatina del tempo avevamo programmato di uscire, di fare un weekend fuori porta subito dopo la fine del lockdown ma Marco mi disse: "No tu non esci, tu ti devi allenare" e io gli risposi: "No, non mi rompere, io prendo e vado".

E lui?
"Va bene", mi disse "Va bene, non c'è problema". Dopo due giorni mi chiamano e mi dicono "Ciao Pippo, ho parlato con Vannini e mi ha detto che sei disponibile a venire a fare lo spiaggino al centro della Polizia a Maccarese" e a quel punto sbottai: "Porco cane", mi aveva fregato.

Come la prendesti?
Mi arrabbiai tantissimo con Marco, la sentii come una pugnalata alle spalle, perché non me lo aveva detto nemmeno lui ma mi aveva fatto chiamare direttamente dal mio superiore. Ovviamente, ero ancora più incazzato quando poi mi disse: "Non è una punizione, ma una opportunità". E io mi ripetevo: "Ma come faccio a non prenderla come punizione?" A 20 anni quando organizzi un weekend con la fidanzata, ti ritrovi a fare una settimana di spiaggino a Maccarese a 3 ore e mezzo da casa, dovendo dormire in caserma? Questo si fa agli atleti a fine carriera o a chi ha bisogno di particolare scosse: erano 2 anni che ero in Polizia e la presi veramente molto male.

Pero ci andasti, giusto?
Non potevo fare altro: tornai dalla Sardegna e andai a Maccarese, anche se mi ero preso una influenza e mi presentai alle 8:00 in servizio: si apriva la spiaggia, portavamo tutte le sdraio, aprivamo tutte le ombrelloni, accompagnavamo chi arrivava, i colleghi, i familiari dei colleghi, i capi e io mi ricordo che in contemporanea alla televisione davano le Olimpiadi di Tokyo.

Tu in spiaggia e i tuoi compagni ai Giochi?
Sì, impazzivo e mi dicevo: "Ma com'è possibile che io sono qua a portare i lettini mentre tutti guardano in televisione gli atleti che vincono?" Che poi in quel periodo vinse Jacobs, vinse vinsero la staffetta, insomma… vinsero tutti,  tutti felici tutti ad esultare e io ero lì che li guardavo e dicevo: "Minchia… son qua, son qua a guardarli e a portare i lettini" e alla fine mi son ripromesso: "E' la prima e ultima volta che io faccio una cosa del genere. Questa è la prima e ultima volta che vengo in questo bagno nel lido del delle Fiamme Oro, come dipendente".  E così fu.

Ma in quel Lido si ricordano ancora del giocane Filippo spiaggino?
Assolutamente. L'altro giorno il mio capo, Francesco Montini, che è anche l'attuale vicepresidente della Federazione Italiana Scherma, mi ha mandato una foto di quel periodo, in cui gli dissi personalmente: "Dottore, lei si ricordi del mio nome, lei adesso lo ricordi perché lo risentirà". E lui mi rispose "Vedremo se me lo fai ricordare tu". E ce l'ho fatta e lui ha appeso la mia foto nel suo studio a Maccarese

Cosa ti ha lasciato quell'esperienza?
Essenziale: è stato un momento molto bello perché mi ha riportato un po' da dove ero partito, da dove è iniziato il tutto, al principio.  E sono grato a tutti coloro che erano presenti, perché mi piace essere riconoscente con chi lo merita e il dottor Montini è stato sicuramente uno dei primi che ha scommesso su di me, di fare il mio percorso.

La "foto" più bella della Coppa del Mondo a Istanbul: Filippo Macchi alza il dito al cielo dopo la finale
La "foto" più bella della Coppa del Mondo a Istanbul: Filippo Macchi alza il dito al cielo dopo la finale

A proposito di foto, degli ultimi due successi, Istanbul e Roma avresti due foto da incorniciare?
Partiamo da Istanbul in ordine cronologico e c'è una foto vera e propria che è stata scattata dove ci sono io che, una volta finito l'assalto, alzo il braccio al cielo, la mia la mia tipica esultanza e ci sono particolarmente affezionato perché io a Istanbul arrivo dopo un periodo veramente tosto…

Era da tempo che non vincevi più nulla, giusto?
Paradossalmente è stato l'anno dove sono stato meglio fisicamente e mentalmente. Sono andato a convivere con la mia fidanzata, una persona che mi rende felice a tutto tondo, ho iniziato l'università e studio una cosa che mi piace con passione. Eppure fino a Istanbul è stata la stagione peggiore perché dopo Parigi, non avevo mai preso altre medaglie, così due gare prima di Istanbul mi dissi "Basta, qui c'è qualcosa da cambiare".

E qualcosa è cambiato, sei tornato a vincere. Che cosa?
Mi sono messo a zappare.

Scusa, in che senso?
Un grande amico di nonno Carlo, quando ero piccolo mi portava nel suo orto e mi educava, mi portava lì, mi insegnava il valore della fatica, dell'ascolto, di fare le cose per bene. Ecco ancora oggi quando mi devo ritrovare,  io mi sveglio insieme al mio migliore amico alle 5:00 e ci resto fino alle 7:30, le 8:00. Zappo la terra e faccio quello che mi dice, senza controbattere. Gli dico sempre: "Qui sono un tuo dipendente, trattami come tale perché non sono un amico, non sono nessuno".

Praticamente reiteri un po' quell'insegnamento che ti diede Vannini mandandoti in spiaggia?
Sì, e ti assicuro che alzarsi alle 5 e iniziare a zappare non è facile e mi permette di ritrovare me stesso nel momento del bisogno: la terra non guarda in faccia a nessuno, se la terra non la zappi come fanno tutti non otterrai mai nessun risultato. E mi serve per ritornare competitivo, quando mi dimentico la lezione più importante: in ogni competizione non importa cosa hai fatto o chi sei, si riparte sempre da zero. E probabilmente è stato ciò che mi è mancato e mi sono resettato.

I risultati si son visti, Coppa del Mondo vinta: te lo aspettavi?
Sicuramente mi sono ritrovato in condizioni tali da poter vincere ma il punto è un altro: credo di aver fatto probabilmente una delle gare migliori della mia vita, vincendo contro avversari fortissimi e ho tirato in una maniera fantastica. L'immagine di me che alzo il braccio al cielo è proprio la fotografia perfetta di tutto ciò, con una didascalia precisa: "Ok, questo è il tuo percorso".

Che è continuato con gli Assoluti di Roma, il tuo primo titolo italiano: momento più bello?
Per Roma faccio fatica a trovare una sola foto, perché ti assicuro: vivere le finali sulla terrazza del Pincio con lo sfondo di Roma, della bellezza della città non ha prezzo. Sicuramente, il momento clou è quando salgo sul podio, ma purtroppo quella foto è tutta buia perché era tardi la sera… ma la soddisfazione di salire sul gradino più alto del podio per i campionati italiani… straordinaria. E poi, mi ricordo molto bene che ogni volta che mettevo un punto, ogni volta che finiva l'assalto, mi giravo e guardavo la bellezza del palcoscenico sul quale ero.

La straordinaria cornice del Pincio durante i Campionati Assoluti di Roma 2026
La straordinaria cornice del Pincio durante i Campionati Assoluti di Roma 2026

Sia a Istanbul sia a Roma poi è arrivata un'altra conferma per tutto il movimento: è ancora l'Italia il Paese da sfidare per vincere?
Siamo fortissimi anche nel momento in cui c'è stato il ricambio ed è questa la nostra forza, non puoi mai stare tranquillo: puoi essere il campione olimpico o il campione del mondo in carica, ma se l'anno dopo non ti confermi c'è sempre qualcuno che fa risultato. È ciò che cambia tra noi e le altre nazioni.

A Istanbul siete stati praticamente perfetti…
Ti dirò di più: abbiamo fatto una gara dove nessuno è arrivato a 40 e arrivare a fare una gara dove incontri le nazioni più forti, dove ci sono campioni del mondo, campioni olimpici e nessuno ti arriva a 40 stoccate significa veramente essere molto forti, e ne abbiamo tanta consapevolezza perché sappiamo sempre ripartire da zero e ridimostrare che possiamo arrivare ogni volta in fondo.

Un consapevolezza da riproporre agli imminenti Europei e poi ai Mondiali. Si riparte da zero anche lì?
Sì, ad ogni gara voglio ripartire da zero e esprimere la versione migliore di me quindi l'obiettivo principale sarà di esprimere la migliore scherma, perché so che per i miei avversari diventa difficile battermi, Poi che vinca il migliore, come sempre. Intanto li affronterò come sempre affrontato ogni gara con ancora più attenzione ad ogni dettaglio, affidandomi alle mie sensazioni per arrivare il più tranquillo e sereno possibile.

Gli Europei sono stati sposati da Tallin in Francia, ti cambia qualcosa?
Sono felicissimo perché è una delle mie Nazioni preferite e soprattutto perché la scherma in Francia la vivono quasi come lo sport nazionale. Ovunque gareggi c'è sempre sold out quindi sarà un evento imperdibile.

Mentre i Mondiali saranno a Hong Kong. E con la mente si torna a quella maledetta finale di Parigi, che ambiente ti aspetti?
Non posso più guardare a quello che poteva essere perché per me diventa faticoso pensare alle Olimpiadi. Comunque malgrado le tantissime polemiche non penso che le persone si accaniranno su di me. Ma questa cosa, anzi, potrebbe essere che mi carichi: se tutti mi fischiano, a me piace come quando mi sostengono, quindi in entrambi i casi potrebbero essere due situazioni a mio vantaggio.

E se ti dovessi ritrovare proprio di fronte a Ka Long?
Vedremo… Cerco di arrivare a Hong Kong a prescindere da tutto e da tutti seguendo la mia modalità per gestire meglio le mie emozioni grazie anche grazie alla consapevolezza che ho ottenuto nel corso di questi anni, dopo Parigi. Sto cercando di gestire tutto al meglio e di accettare che tutto dipende da me, senza creare o cercare alibi, senza trovare scuse. In pedana ci vado io e so dove voglio arrivare. E nel caso in cui non dovessi farcela, se ho dato tutto, vuol dire che chi mi ha battuto è stato semplicemente più bravo di me.

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