"Quella di Tokyo sarà l’Olimpiade della passerella, il coronamento di un percorso iniziato ad Atene". Clemente Russo vuole andare a Tokyo per centrare la sua quinta Olimpiade e diventare il pugile italiano con più partecipazioni ai Giochi Olimpici di sempre. Questa volta, però, vorrebbe tornare a casa con quella medaglia d'oro che è sempre sfuggita per questione di dettagli. Il pugile casertano ai microfoni di Fanpage.it ha parlato del suo percorso sul ring, di come le vicende televisive in alcuni casi abbiano oscurato l'atleta e del suo futuro dopo le Olimpiadi del 2021.

Clemente, come hai accolto la notizia del rinvio delle Olimpiadi?
"Credo sia stata una decisione giusta perché con un’emergenza sanitaria di questa rilevanza è stato corretto rinviare anche i Giochi. Purtroppo Mori (presidente del comitato organizzatore, ndr) ha parlato anche della possibilità che l'Olimpiade possa essere annullata nel caso la situazione non dovesse migliorare a fine anno. In attesa del vaccino, i primi a tutelarci dovremo essere noi per tenere al sicuro la nostra salute e quella del prossimo".

Voi eravate partiti per il pre-olimpico a Londra: c’è stata un po’ troppa titubanza nel sospendere le attività?
"A Londra vedevo gente in giro ovunque e dopo hanno capito la gravità della situazione. Anche noi in Italia abbiamo chiuso un po’ alla volta perché non avevamo compreso. Mi chiamavano, quando eravamo a Londra, per chiedermi: “Perché voi combattete se pure la Premier è ferma?”. Noi facciamo uno sport di contatto, dopo tre giorni hanno sospeso tutto. Poi abbiamo dovuto attendere altri 4/5 giorni prima di tornare perché avevano iniziato a cancellare i voli e quelli rimasti erano tutti strapieni".

Cosa resta dell’eliminazione ai quarti a Rio de Janeiro nel 2014?
"Io avevo smesso dopo Rio. Dopo quell’ingiustizia mi ero arrabbiato e mi ero fermato. Dopo ho trovato nuovi stimoli quando ho saputo che potevo essere l’unico a disputare la quinta Olimpiade nella storia della boxe mondiale. Così ho ripreso, per cercare di andare a prendermi quella medaglia d’oro che mi manca".

La quinta olimpiade la consegnerebbe alla storia: come le piacerebbe essere ricordato?
"Io ho vinto tantissimo. Due mondiali e due argenti olimpici: spero di potermi qualificare per quest’altra Olimpiade, centrare questo record e andare a prendere la medaglia d’oro. Più che un super campione, quale sono stato, non so come possa essere ricordato. Purtroppo il fattore mediatico mi porta ad essere quello della Talpa o del GF, è più potente del palcoscenico olimpico che arriva ogni quattro anni. Appena vinto il mondiale e la medaglia olimpica nel 2008 iniziai a lavorare in tv, ma non ho mai pensato di cambiare lavoro, anzi: ho pensato a portare il pugilato nelle case della gente. Se oggi mi conoscono come pugile e se molte persone praticano questo sport, è anche un po’ merito mio".

Da Atene 2004 al sogno Tokyo 2020: in cosa è cambiato di più Clemente Russo?
"La vita degli atleti si giudica sul quadriennio, di quattro anni in quattro anni. Mi ricordo che nel 2004 ero un ragazzino con tanta energia, bravo sul ring ma senza una vera strategia di combattimento. Ero solo talentuoso. Dal 2008 in poi sono stati gli anni della maturità totale, ero al top della forma. Nel 2012 avevo 30 anni, sempre fortissimo ma con tanta maturità in più. Nel 2016 è stata l’Olimpiade dell’esperienza. A Rio gli incontri il tunisino Chaktami quello ‘rubato' contro Tishchenko li avevo gestiti con l’esperienza. Quella di Tokyo dovrebbe essere l’Olimpiade della passerella, in cui tutte queste cose si metteranno insieme per farmi fare una bella figura".

Guardando al tuo cammino qual è il primo pensiero che ti viene in mente?
"Quello che ho fatto nella mia vita lo rifarei daccapo. Forse facendo anche qualcosa in più, e non qualcosa in meno. Non ho mai fatto le cose contro voglia. Ogni risultato ha una storia: io sono legato al Mondiale del 2008 a Chicago, ma il Mondiale ad Albany nel 2013, quando ero già affermato, è stato anche più difficile perché avevo due bambine in terapia intensiva. Una storia devastante. Ogni periodo ha una storia dietro".

Come gestirai i tuoi allenamenti da qui al prossimo anno?
"Così come mi sono preparato questi quattro anni. Ho un’età, non sono più giovane e non posso fare più una preparazione come quella che fanno i ragazzi di 20/22 anni. Non mi posso sottoporre a carichi di lavoro eccessivi, ormai mi conosco benissimo a quasi 38 anni. In quest’ultimo anno stavo da Dio, quindi nei prossimi mesi lavorerò come ho fatto nell’ultimo anno".

Il distanziamento sta cambiando l’allenamento nella boxe?
"Stanno ragionando su regolamenti nuovi nel nostro e negli altri sport. Per me è una cavolata, perché nel momento in cui si introduce un nuovo regolamento si va a cambiare la preparazione, lo stile di combattimento, tutti i meccanismi motori. Sarebbe come allenarsi in un altro sport. Un atleta bravo oggi potrebbe non esserlo domani perché hanno modificato i regolamenti, questo non va bene. Bisogna trovare subito una soluzione e aspettare con le gare finché non verrà trovata".

Se dico ‘Tatanka Scatenato' a cosa pensa?
"Al film. Roberto Saviano scrisse un racconto bellissimo e da lì hanno tirato furori una sceneggiatura molto bella. Tanto romanzata, ma molto bella. Anche quell’esperienza farei molto volentieri”.

Cosa farà Clemente Russo dopo Tokyo?
"Ho un sacco di cose da fare. Un atleta alla mia età comincia ad andare un po’ in depressione, io non vedo l’ora di finire questa vita perché ne ho altre da vivere. Innanzitutto mi voglio dedicare ai giovani delle Fiamme Azzurre e alla palestra che ho insieme ai miei cognati. Mi piace molto lavorare in televisione e sicuramente andrò a studiare recitazione, quindi avrò tanto da fare”.