Chi è James Martins, il coach di beach volley contestato per i “metodi brasiliani” con le sue atlete

Il 2 agosto 2026, durante la finale femminile di Coppa Italia di beach volley a Montesilvano, valida anche come tappa del Campionato Italiano Assoluto, le immagini in diretta TV di un time-out hanno messo sotto i riflettori James Martins, tecnico della coppia Chiara They-Sara Breidenbach. In un momento di pura tensione agonistica è stato ripreso mentre afferrava per un braccio prima di una e poi dell’altra atleta, con un confronto verbale molto acceso. Video e parole che hanno scosso profondamente il mondo del volley con la FIPAV che ha subito espresso una "ferma condanna", definendo le immagini "inaccettabili" e aprendo un’inchiesta della Procura federale.
Chi è James Martins, il coach brasiliano di beach volley finito "sotto processo"
James Martins è un allenatore brasiliano classe '74 che oramai vive in Italia da circa 25 anni, soprattutto a Milano. Ex giocatore, ha praticato pallavolo indoor in Brasile per poi affrontare precocemente ai massimi livelli la carriera in panchina. Prima come assistente di coppie brasiliane che hanno vinto l’argento olimpico ad Atlanta 1996 e il bronzo a Sydney 2000 per poi lavorare su circuiti mondiali e campionati nazionali, fino al trasferimento in Italia all’inizio degli anni 2000. Dove si è costruito una fama consolidata dai risultati come il titolo italiano assoluto femminile 2003, un titolo a livello giovanile come Campione italiano Under 21 nel 2017.
Nel 2026 ha seguito la coppia They-Breidenbach, una delle formazioni di punta del circuito. Di fatto, Martins è considerato uno dei tecnici più influenti e vincenti del beach volley italiano e lui stesso, si presenta con uno slogan che toglie ogni dubbio sul suo modo di lavorare: "Alleno atleti a scegliere meglio sotto pressione".
Lo stile e i "metodi brasiliani": nessun precedente nella carriera di Martins
Dunque, perché un coach così esperto e vincente come James Martins è caduto nella "trappola" della troppa pressione, finendo nel calderone delle polemiche? Detto che è da tutti riconosciuto da sempre come un coach diretto, esigente e fortemente orientato al mental game e alla gestione della pressione, probabilmente ciò che si è visto nel time-out di Montesilvano è stata l'esasperazione dei cosiddetti "metodi brasiliani". Sono tipologie di approccio che spesso indicano un confronto intensivo, basato su una alta densità di lavoro, comunicazione diretta, enfasi sulla competitività e sulla capacità di scegliere sotto stress. Lo stesso che ha messo in atto con They e Breidenbach, amplificato dalla diretta TV.
Martins, dopotutto, nasce dalla scuola verdeoro dove questo metodo è spesso presente nel confronto con i propri atleti, anche se non ha una codifica specifica. E' più un modo di interpretare il momento, evidentemente sbagliando in quel preciso frangente, ma né Martins né le atlete che ha allenato durante gli anni, sono mai stati coinvolti in precedenti simili. Non risultano episodi simili, documentati in passato né la denuncia di casi analoghi di contatto fisico acceso o gesti comparabili.
La reazione della società e il confronto privato tra Martins, They e Breidenbach
Giustamente, l'episodio di Montesilvano è finito sotto i riflettori mediatici e ha generato la pronta reazione formale della Federazione. Tuttavia, l'episodio è rientrato immediatamente per ciò che realmente era: una semplice fase di gara. Dopo la partita, Martins, They e Breidenbach si sono confrontati immediatamente con la società che ha pubblicato una nota in cui rassicura che "Sara e Chiara stanno bene" e che "la loro delusione più grande resta quella sportiva". Il confronto si è concluso "serenamente e con un abbraccio reciproco".
Le due atlete hanno confermato di non aver vissuto l’episodio "come una frattura del rapporto di fiducia costruito in questi anni", pur riconoscendo che le immagini, viste dall’esterno e senza il contesto agonistico, possano aver suscitato una percezione differente. Anche la società ha ribadito fiducia nei confronti di Martins, apprezzandone "professionalità, passione e rispetto" e di continuare a nutrire "piena stima personale e professionale".
Il quadro più ampio, ciò che resta del comportamento di Martins con le sue atlete
Ciò che resta è la figura di allenatore di James Martins che rappresenta una generazione di tecnici stranieri che hanno contribuito a far crescere il beach volley italiano, portando metodi anche intensi e orientati alla pressione. Il caso ha sollevato correttamente questioni concrete su limiti del contatto fisico, gestione emotiva in gara e standard di comportamento sotto i riflettori, che hanno provocato una catena di dibattito e confronto. Ora toccherà anche all'inchiesta federale ristabilire l'equilibrio, anche a fronte di eventuali conseguenze formali.