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8 Giugno 2022
20:30

L’ora, la storia del primo giornale che parlò di mafia: Vittorio Nisticò è il vero Antonio Nicastro

La fiction L’ora – Inchiostro contro piombo con Claudio Santamaria racconta la vera storia del quotidiano L’ora. Il direttore Vittorio Nisticò e i suoi giornalisti lottarono contro la mafia con coraggio e talvolta pagarono con la loro stessa vita.
A cura di Daniela Seclì
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Vittorio Nisticò e Claudio Santamaria che interpreta Antonio Nicastro
Vittorio Nisticò e Claudio Santamaria che interpreta Antonio Nicastro

La fiction L'ora – Inchiostro contro piombo racconta la storia vera del quotidiano L'ora, il primo a parlare apertamente della mafia che teneva in pugno la Sicilia. Il personaggio di Antonio Nicastro, interpretato da Claudio Santamaria, è ispirato al giornalista Vittorio Nisticò, il direttore che con coraggio cambiò la rotta del giornale, slegandolo dal Partito Comunista e pubblicando storie scomode che per timore o per interesse, in tanti occultavano. Nisticò si circondò di giornalisti giovani e determinati, pronti a fare nomi e cognomi dei mafiosi che macchiavano di sangue le strade di Palermo e Corleone. Alcuni di loro persero la vita, uccisi dalla mafia per via delle loro inchieste. Gli autori della serie di Canale5 si sono documentati incontrando i sopravvissuti degli anni ruggenti del giornale e consultando filmati, libri e interviste.

La storia vera del quotidiano L'ora nella fiction Inchiostro contro piombo

La fiction L'ora – Inchiostro contro piombo è liberamente tratta dal libro “Nostra Signora della Necessità” di Giuseppe Sottile e racconta la storia del giornale L'ora, il primo a mettere nero su bianco la parola mafia, quando in molti sostenevano che non esistesse alcuna organizzazione criminale. Il quotidiano è stato fondato dalla famiglia Florio nel 1900 ed è rimasto attivo fino al 1992. Le cinque puntate della fiction traggono spunto, in particolare, da episodi accaduti tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta.

Il personaggio di Claudio Santamaria è ispirato al giornalista Vittorio Nisticò

Vittorio Nisticò
Vittorio Nisticò

Il personaggio di Antonio Nicastro, interpretato dall'attore Claudio Santamaria, è ispirato a Vittorio Nisticò, che diresse L'ora dal 1954 al 1975, cambiando rotta al giornale, pubblicando inchieste scomode che coinvolgevano persone anche molto influenti e dando voce ai lettori che fino a quel momento si erano sentiti con le spalle al muro. A ottobre del 1958, avvalendosi di una squadra di giornalisti, Nisticò non ebbe paura di pubblicare in prima pagina la foto del mafioso Luciano Liggio con un titolo composto da una sola parola, ma efficacissimo: "Pericoloso!". Sul giornale si leggeva:

 "Cerchiamo di seguire la sanguinosa carriera di Luciano Liggio, capo riconosciuto della giovane mafia di Corleone: cerchiamo cioè di conoscere questo giovane malfattore oggi latitante, campione dell'ultima fase della storia della mafia: 33 anni d'età, ricco, temuto e temibile, uomo da grande albergo e locale notturno, con la pistola sotto la giacca americana e capace allo stesso tempo di cavalcare su per i monti con la doppietta mozza sotto l'impermeabile".

L'attentato alla sede de L'ora dopo l'inchiesta su Luciano Liggio

L’attentato aprì gli occhi sulla mafia anche a chi non voleva vedere
L’attentato aprì gli occhi sulla mafia anche a chi non voleva vedere

Tre giorni più tardi, sul quotidiano campeggiava un altro titolo dedicato a Liggio, in cui si svelava la possibilità che il latitante fosse a Palermo. La reazione del diretto interessato non si fece attendere. Il 19 ottobre, alle ore 04.52, ci fu una forte esplosione nei pressi della sede del giornale provocata con una bomba con cinque chili di tritolo. L'intimidazione non fermò Nisticò e i suoi giornalisti, che ripresero a lavorare 24 ore più tardi.

La prima pagina de L’ora dopo l’attentato
La prima pagina de L’ora dopo l’attentato

Il 20 ottobre, sulla prima pagina de L'ora si leggeva: "La mafia ci minaccia, l'inchiesta continua". Il direttore Nisticò chiarì di non avere alcuna intenzione di arrendersi:

"Nella piena consapevolezza dei nostri doveri e delle tradizioni di questo vecchio giornale democratico, porteremo fino in fondo la nostra azione giornalistica diretta a smascherare le organizzazioni mafiose del delitto e le complicità di cui esse si alimentano".

Con l'esplosione, tutto ciò che la mafia ottenne fu dare visibilità internazionale alle inchieste del quotidiano.

Il cardinale Ernesto Ruffini che sembrò negare l'esistenza della mafia

Cardinale Ernesto Ruffini
Cardinale Ernesto Ruffini

Mentre L'Ora subiva intimidazioni, nel 1964, nella lettera pastorale "Il vero volto della Sicilia", il cardinale Ernesto Ruffini, sembrò minimizzare la mafia. Ecco i passaggi che scatenarono polemiche e alimentarono un vivace dibattito.

"In questi ultimi tempi si direbbe che è stata organizzata una congiura per disonorare la Sicilia e tre sono i fattori che maggiormente vi hanno contribuito: la mafia, II Gattopardo, Danilo Dolci. Una propaganda spietata, mediante la stampa, la radio, la televisione ha finito per far credere in Italia e all'estero che di mafia è infetta largamente l'isola, e che i siciliani, in generale, sono mafiosi, giungendo così a denigrare una parte cospicua della nostra patria, nonostante i grandi pregi che la rendono esimia nelle migliori manifestazioni dello spirito umano. […] Si rileva peraltro dai fatti che la mafia è sempre stata costituita da una sparuta minoranza. Inoltre se è vero che il nome di mafia è locale, ossia proprio della Sicilia, è pur vero che la realtà che ne costituisce il significato esiste un po' ovunque e forse con peggior accentuazione. Per non rifarmi a vecchie date, chiunque ha letto anche di recente i giornali ha potuto notare – non di rado con somma indignazione e forte deplorazione – delitti inqualificabili commessi altrove, in Europa e fuori, da bande perfettamente organizzate. Quelle città e quelle nazioni hanno le loro nefandezze, non avendo un nome storico che le unisca, ma non per questo giustizia e verità permettono che si faccia apparire il popolo di Sicilia più macchiato delle altre genti".

Insomma, secondo Ruffini, la propaganda tentava di macchiare il buon nome della Sicilia parlando di mafia, quando in realtà si trattava di delinquenza e delitti comuni a gran parte d'Italia e d'Europa. Secondo alcuni storici, tuttavia, il cardinale non intendeva minimizzare la gravità del fenomeno mafioso, ma tentava di difendere il volto onesto della Sicilia.

I giornalisti de L'ora uccisi da Cosa Nostra: De Mauro e Spampinato

Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato
Mauro De Mauro e Giovanni Spampinato

Tra i giornalisti che negli anni hanno collaborato con il quotidiano L'ora anche Felice Chilanti, che si impegnò per scoperchiare le dinamiche della mafia e raccontarle ai suoi lettori, Marcello Cimino, Mario Farinella, Marcello Sorgi, Franco Nicastro, Vincenzo Vasile, Francesco La Licata per citarne alcuni. E con loro tantissimi giornalisti coraggiosi, che hanno fatto propria la missione di raccontare la verità, sperando di liberare la loro Sicilia da quel cancro che è la mafia. Non ebbero mai paura di esporsi con nome e cognome e alcuni pagarono con la vita. Tra i giornalisti che scrissero sul quotidiano L'ora e che furono uccisi dalla mafia Mauro De Mauro, tra i redattori più noti del giornale, rapito il 16 settembre 1970 e il cui corpo non è mai stato ritrovato. E poi Giovanni Spampinato, morto nella sua auto il  27 ottobre 1972, ucciso da sei colpi di pistola. La direzione di Vittorio Nisticò si concluse nel 1975. Il giornalista è morto il 7 gennaio 2009 all'età di 90 anni.

La prima pagina de L’ora su Giovanni Spampinato
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