Glee sta tornando: dopo 11 anni, il reboot del teen drama che ha segnato gli adolescenti di ieri e parla a quelli di oggi

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A undici anni dall’ultimo episodio, Disney e Hulu hanno annunciato il reboot di Glee. La serie che ha segnato un’intera generazione dovrà misurarsi con un pubblico e un mondo profondamente cambiati, tra social, identità e nuove sensibilità.

Ci basterebbe sentire le prime note di Don't Stop Believin' per tornare ai corridoi del McKinley High, alle divise delle cheerleader e alle esibizioni dei New Directions. Ma adesso Glee è pronta a tornare davvero. Disney+ e Hulu hanno ufficializzato il reboot, a undici anni dalla conclusione di uno dei teen drama musicali più amati degli anni Duemila. Una notizia che riporta inevitabilmente alla memoria i personaggi che hanno segnato un'intera generazione, ma che apre anche una domanda: che cosa può raccontare oggi una serie nata in un mondo molto diverso da quello degli adolescenti di adesso?

Glee torna dopo undici anni: cosa sappiamo sul reboot

La conferma è arrivata il 21 ottobre: Disney+ e Hulu hanno ordinato una nuova serie di Glee, affidandone la produzione a 20th Television, lo studio che aveva realizzato anche l'originale. Per ora, però, non sono stati annunciati né una data d'uscita né dettagli sulla trama o sulla composizione del cast, e non è stato chiarito se la storia ripartirà da zero oppure riprenderà le vicende dei personaggi storici. Il progetto, intanto, aveva già cominciato a prendere forma nei mesi scorsi. A settembre Murphy aveva raccontato di aver terminato una sceneggiatura insieme a Falchuk e Brennan, suoi collaboratori fin dagli esordi della serie. Il produttore aveva anche rivelato di essere in contatto con circa dieci membri del cast originale, tutti, a suo dire, entusiasti all'idea di valutare un ritorno, pur avendo ancora molte domande sul progetto. Subito dopo l'annuncio, tuttavia, sono arrivate le prime indiscrezioni. Secondo Variety, Lea Michele sarebbe pronta a tornare nei panni di Rachel Berry, il personaggio che ha interpretato per tutte le sei stagioni della serie.  Anche Heather Morris, interprete di Brittany S. Pierce, ha alimentato le aspettative pubblicando su Instagram una fotografia legata alla serie e scrivendo, con l'ironia tipica del suo personaggio, che Brittany è viva, sta bene ed è pronta a tornare. Chord Overstreet, che interpretava Sam Evans, ha invece condiviso su X la frase "Reunited and it feels so good!" ("Di nuovo insieme, che bella sensazione!").  Il ritorno dei volti storici, dunque, sembra una possibilità più che verosimile, ma resta da capire quale spazio avranno nella nuova storia: Glee non è soltanto una serie da riportare in scena, ma un universo narrativo legato a personaggi che nel frattempo sono cresciuti, hanno preso strade diverse e, in alcuni casi, interpretati da attori che non ci sono più.

Un fenomeno generazionale

Nel 2009, Glee arrivava su Fox con al centro le storie di un gruppo di adolescenti che difficilmente avrebbero trovato posto al tavolo dei più popolari della scuola. Nella William McKinley High School, in Ohio, il Glee Club guidato da Will Schuester diventava il rifugio di ragazzi alle prese con insicurezze, ambizioni e desiderio di essere riconosciuti per quello che erano. A rendere ancora più movimentate le loro giornate ci pensava la spietata e irriverente allenatrice delle cheerleader Sue Sylvester, interpretata da Jane Lynch.  L'idea di mescolare musical, commedia e melodramma adolescenziale non era completamente nuova, ma Murphy, Falchuk e Brennan riuscirono a trasformarla in un prodotto con un'identità unica e riconoscibile.Le cover di brani pop, rock e musical non erano semplici parentesi o intermezzi musicali, ma si intrecciavano con le storie dei ragazzi, dando voce a sentimenti che spesso non riuscivano a esprimere in altro modo. Don't Stop Believin' dei Journey, diventata uno dei simboli della serie, e Bad Romance di Lady Gaga sono solo due degli esempi di quanto le esibizioni del cast siano riuscite a conquistare chi guardava la serie. Le canzoni uscirono dai confini dello schermo, finirono in classifica e contribuirono a portare Glee ben oltre il pubblico televisivo. Durante le sue sei stagioni, Glee ha ottenuto 40 candidature agli Emmy, vincendone sei, oltre a quattro Golden Globe e due GLAAD Media Awards per la migliore serie comedy. Il successo si misurava anche nelle vendite musicali: a novembre 2010, le tracce legate alla serie avevano superato i 17 milioni di download digitali, mentre gli album venduti nel mondo erano già arrivati a 6,5 milioni.

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Heather Morris (Brittany) e Naya Rivera (Santana)

La musica, tuttavia, non è l'unica ragione per cui milioni di spettatori si sono affezionati alla serie: attraverso i ragazzi del Glee Club, Ryan Murphy e i suoi collaboratori portavano al centro della televisione generalista storie di bullismo, omofobia, diversità, solitudine e ricerca di un posto nel mondo. La relazione tra Kurt e Blaine ebbe un peso particolare perché mostrava due ragazzi gay alle prese con una storia d'amore che passava attraverso le stesse incertezze, gelosie e difficoltà di qualsiasi altra relazione. Per Kurt, in particolare, il percorso sentimentale si intrecciava con il bullismo subito a scuola e con il bisogno di essere accettato per quello che era, anche dalla propria famiglia. Con Santana Lopez, interpretata da Naya Rivera, la serie affrontava invece la paura di esporsi e di perdere il controllo dell'immagine che aveva costruito di sé: dietro la sicurezza ostentata e le battute taglienti della cheerleader c'era una ragazza che faticava ad ammettere i propri sentimenti per Brittany e a trovare il coraggio di dichiararsi. Glee non ha sempre affrontato questi temi senza cadere in stereotipi o contraddizioni, ma ha dato spazio a personaggi queer con caratteri, conflitti e percorsi differenti, in un momento in cui vederli al centro di una serie di successo in prima serata non era ancora così scontato.

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Chris Colfer (Kurt) e Darren Criss (Blaine)

Perché la Gen Z ha riscoperto la serie: tra TikTok, meme e nostalgia

Il ritorno non arriva soltanto perché Hollywood continua a guardare ai propri successi passati. C'è un pubblico che ha scoperto Glee dopo la sua fine e che ha contribuito a riportarla nelle conversazioni online. A luglio Ryan Murphy, in un'intervista a People, aveva spiegato che la serie era tornata a circolare tra i più giovani, ammettendo che quella riscoperta lo aveva spinto a pensare a una nuova versione. Con l'arrivo sulle piattaforme di streaming, Glee ha potuto raggiungere anche chi non l'aveva seguito durante la messa in onda originale, permettendo a una nuova generazione di scoprirla e recuperarla per intero, episodio dopo episodio. Ma è soprattutto sui social che la serie ha trovato una seconda vita: i video delle esibizioni, i balletti ricreati dagli utenti, le canzoni e soprattutto le scene più assurde si prestano a essere estratti dal loro contesto e trasformati in contenuti autonomi.

C'è chi riguarda la serie per ritrovare personaggi con cui è cresciuto, chi scopre per la prima volta le sue cover e chi la segue con quella forma di affetto ironico che gli anglofoni chiamano "hate-watching": si continua a guardare qualcosa anche perché i suoi eccessi, le trame improbabili e i momenti imbarazzanti diventano parte del divertimento. L'annuncio del reboot ha reso evidente questa ambivalenza: nelle discussioni su Reddit dopo la conferma, all'entusiasmo di chi non vede l'ora di ascoltare nuove cover si affiancano lo scetticismo di chi teme che la nuova serie non sarà in grado eguagliare la prima e i dubbi di chi si chiede se sia davvero necessario riportarla in vita. Alcuni fan sperano in un ritorno capace di conservare l'irriverenza dell'originale, altri temono un'operazione costruita principalmente per sfruttarne la popolarità ritrovata. La Gen Z, del resto, non avrà necessariamente lo stesso rapporto con la serie che avevano i suoi primi spettatori. I ragazzi cresciuti negli anni Dieci dovevano infatti aspettare una intera settimana per un nuovo episodio e seguivano l'evoluzione dei personaggi nel tempo. Chi l'ha scoperta oggi, spesso ci è arrivata attraverso TikTok, dove circolano singole esibizioni, scene diventate virali e dialoghi trasformati in meme. La serie viene così riscoperta anche al di fuori della storia che raccontava, attraverso frammenti che possono alimentare la curiosità, ma che finiscono talvolta per prevalere sul racconto nel suo insieme. È una differenza di cui il reboot dovrà tenere conto: non basterà riproporre gli ingredienti che avevano decretato il successo dell'originale, perché nel frattempo è cambiato anche il modo in cui il pubblico guarda, commenta e si affeziona a una serie televisiva.

Bullismo, identità e social: cosa potrebbe cambiare nel reboot

Il ritorno della serie pone inevitabilmente una questione: quanto sono ancora attuali le storie che raccontava? Molti dei conflitti affrontati dai protagonisti non sono scomparsi. Il bullismo, il bisogno di essere accettati, le difficoltà nel dichiarare la propria identità e la paura di non corrispondere alle aspettative degli altri continuano a far parte dell'esperienza adolescenziale. È cambiato, però, il contesto in cui queste esperienze prendono forma: negli anni della prima Glee, i conflitti scolastici venivano raccontati soprattutto attraverso ciò che accadeva nei corridoi, nelle aule e nelle relazioni tra compagni. Per gli adolescenti di oggi, invece, una parte della vita sociale prosegue fuori dalla scuola, negli spazi digitali: un commento può diventare virale, un episodio di bullismo può essere ripreso e condiviso e l'immagine che si ha di sé viene continuamente confrontata con quella che gli altri restituiscono online. Anche il racconto dell'identità e della sessualità si muove in un panorama culturale differente, attraversato da nuove parole, nuove sensibilità e discussioni più articolate sulla rappresentazione. La nuova versione si ritroverà, dunque, a misurarsi con un pubblico abituato a riconoscere con maggiore rapidità stereotipi e contraddizioni.

La "maledizione di Glee": i lutti che hanno segnato la serie

Attorno a Glee, negli anni, si è diffusa anche la narrazione della cosiddetta "maledizione" che avrebbe colpito il cast. A darle forza sono state soprattutto le morti di tre degli attori della serie, avvenute nell'arco di sette anni. La teoria è tornata al centro delle discussioni nel 2023, con l'uscita della docuserie The Price of Glee, che ripercorreva le tragedie e le controversie legate alla produzione, suscitando critiche per il modo in cui venivano accostati episodi dolorosi. Il primo lutto è stato quello di Cory Monteith, interprete di Finn Hudson, morto nel luglio 2013 a 31 anni, a causa degli effetti combinati di eroina e alcol. La sua scomparsa, avvenuta mentre la serie era ancora in onda, fu affrontata direttamente nella quinta stagione con The Quarterback, episodio dedicato al ricordo di Finn. Poi, nel gennaio 2018 è morto Mark Salling, interprete di Noah Puckerman. Aveva 35 anni e si è tolto la vita poche settimane prima della sentenza prevista nel procedimento giudiziario in cui si era dichiarato colpevole di possesso di materiale pedopornografico.

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I membri del cast della serie e gli amici al lago Piru mentre continuavano le ricerche di Naya Rivera

Nel luglio 2020, invece, il corpo di Naya Rivera, che interpretava Santana Lopez, è stato ritrovato nel lago Piru, in California dopo un'uscita in barca con il figlio di quattro anni, che era riuscita a mettere in salvo prima di annegare accidentalmente. La teoria della "maledizione di Glee" è tornata a circolare di recente anche sui social, suscitando la reazione di Kevin McHale, interprete di Artie Abrams, che a luglio ha criticato su X chi parla delle morti dei suoi ex colleghi come di un "sacrificio" o di una "maledizione" legati a una serie televisiva, definendo queste affermazioni "diaboliche, prive di qualsiasi umanità o legame con la realtà".

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