
La premessa del 2 di picche di Tommaso Cerno è abbastanza semplice, ma il giornalista e direttore del Giornale si prende trenta secondi dei suoi tre minuti e mezzo scarsi per spiegare il manifesto di questa striscia, contestatissima dalle opposizioni, che ha esordito ieri:
Perché ci sentiamo il 2 di picche? Perché i cittadini pensano di non contare più nulla nel gioco del potere? Abbiamo tanti assi di cuori, tante regine di fiori che vincono a tutti i tavoli e ci fanno sentire inutili. Ma il 2 di picche se giocato al momento giusto può cambiare le cose. Noi cittadini siamo tanti 2 di picche che possono ancora cambiare la cosa.
Detto così sembra quasi profondo. Poi però Cerno spiega che Trump ha vinto perché "milioni di 2 di picche gli hanno conferito il potere di diventare poker d'assi" e a quel punto la metafora comincia a scricchiolare. L'Iran? Non si capisce che carta sia. Un asso di bastoni? Un jolly? Nel dubbio, Cerno tuona che "noi europei dovremmo stare con Trump" e lasciamo perdere le bollette. Certo. Le bollette. Quisquilie.
Ci auguriamo che questo editoriale un po' palloso, che Tommaso Cerno scrive con Alessandro Usai, già responsabile dei principali programmi di informazione di Mediaset, non sia il manifesto di un'intera stagione perché altrimenti sarà durissima. La fredda cronaca dei dati dice che ieri il programma è partito al 7.1% ed è sceso vertiginosamente in soli tre minuti e mezzo al 5.4%. Poi arriva Milo Infante a rimettere le cose a posto e riportare la rete al 7.4%. Insomma, tenendo da parte le simpatie politiche come raccomanda Cerno – chi scrive, peraltro, non ha imbarazzi di sorta ad ammettere di frequentare le sue "atmosfere" – possiamo dire che è lecito aspettarsi di più.
L'impressione a caldo è che Tommaso Cerno sia un grande panzer di sfondamento, ma non tanto versatile da tenere una striscia. È cioè un ottimo personaggio di contorno, ottimo opinionista, ma come conduttore, magari no. Parla troppo veloce, va troppo veloce, non ha le pause e le variazioni di tono che per esempio ha uno come Nicola Porro che conduce una striscia simile su Rete 4.
A proposito di strisce, Vittorio Sgarbi ne ha condotte per stagioni intere con ascolti che oggi sembrano fantascienza. Ma Sgarbi era Sgarbi: un personaggio totale, imprevedibile, capace di esplodere e di sedurre nello stesso respiro. Cerno è altro. È una lancia, non un circo. E le lance vanno bene per sfondare, non per intrattenere ogni giorno alle due del pomeriggio. Se vuole sopravvivere a questa striscia, deve capirlo in fretta. La Rai non è un posto dove ti danno tutto il tempo del mondo per trovare te stesso. Anche se sono tutti amici tuoi.