Simona Ventura, 25 anni fa il debutto a Quelli che il calcio dopo l’era Fabio Fazio

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Il 26 agosto 2001 Simona Ventura debuttava a Quelli che il calcio dopo Fabio Fazio. Massimo Caputi, entrato con lei quel giorno, ha raccontato a Fanpage.it: “All’esordio sentimmo il peso”.

C'è una data che Simona Ventura non ha bisogno di controllare sul calendario. Il 26 agosto 2001, prima giornata di campionato, andava in onda la sua prima puntata di Quelli che il calcio. Venticinque anni esatti dopo, la conduttrice affida a Instagram una didascalia asciutta e una fotografia d'archivio: tailleur bianco, sorriso da chi sa di essersi giocata tutto. "25 anni fa, totalmente a sorpresa, iniziai con #QuelliCheIlCalcio 10 anni che avrebbero stravolto la mia vita e la mia carriera e che NESSUNO (e sottolineo NESSUNO) potrà mai cancellare. Evviva!", scrive.

Il programma che Fabio Fazio aveva costruito su un'idea storta

Quelli che il calcio debutta il 26 settembre 1993 su Rai 3, con Fabio Fazio e Marino Bartoletti al timone e Carlo Sassi a fare da memoria tecnica. L'intuizione è controintuitiva: raccontare la domenica di Serie A senza mostrare il calcio. Niente immagini delle partite, niente gol. Solo uno studio, un gruppo di personaggi ricorrenti e la reazione di chi guarda.

Funziona anche grazie a una carrellata di personaggi incredibili. Teo Teocoli, Anna Marchesini, il tifoso juventino Idris, Suor Paola, Paolo Brosio, l'astrologo Peter Van Wood presidente dell'Atletico Van Goof: otto stagioni diventano una vera e propria liturgia della domenica televisiva con un'ironia riconoscibile e colta, tratto distintivo di tutta la carriera di Fazio. Un programma di culto E i programmi di culto sono le eredità più pericolose che esistano.

L'arrivo di Simona Ventura, la chiamata a Massimo Caputi

Nell'agosto 2001 Fazio esce di scena. Con lui escono Bartoletti – che lascia in polemica – e Carlo Sassi. Il direttore di Rai 2 Carlo Freccero punta su una quarantenne che viene da Mediaset, da Mai dire gol e da Le Iene, con un passato da giornalista sportiva a TMC e la fama di reggere bene il rumore.

La squadra, però, la Ventura se la costruisce chiamando personalmente. Massimo Caputi, che a Telemontecarlo era stato per un decennio la voce che sfidava la Rai sui Mondiali e sugli Europei, quella telefonata la ricorda con precisione. "Non fu un cambiamento programmato. Era estate, mi trovavo a Lecce e mi chiamò Simona Ventura, una carissima amica con cui avevo lavorato anni prima proprio a Tmc", ha raccontato a Fanpage.it. "Mi offrì di seguirla a Quelli che il calcio. Fu molto gentile, le devo molto. Mancavano pochissimi giorni alla partenza della trasmissione e senza pensarci troppo stravolsi la mia vita. Mi licenziai, avendo un contratto a tempo indeterminato, e approdai in Rai con un accordo di un anno".

Un contratto a tempo indeterminato bruciato a pochi giorni dalla prima puntata, per un accordo annuale con una trasmissione che stava per cambiare pelle. Nello studio milanese Caputi si ritrova accanto a Bruno Pizzul, cioè l'uomo che per anni era stato il suo avversario televisivo, il dirimpettaio delle domeniche di Serie A. E poi c'è Ivan Zazzaroni.

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"Lei succedeva a Fazio, io a Bartoletti"

Il peso di quella prima domenica, chi c'era, lo misura ancora oggi. "Lei succedeva a Fazio, io a Bartoletti. Non fu facile, ma c'era un clima positivo. Sentivamo l'energia, tra di noi ci divertivamo", ha spiegato Caputi a Fanpage.it. "Simona era una forza della natura, aveva una carica paurosa. Si formò un bel gruppo con Gene Gnocchi, Maurizio Crozza e gli autori. All'esordio sentimmo il peso, poi fu un crescendo".

Il crescendo comincia subito. La Ventura tiene con sé la regia di Paolo Beldì, balla la sigla d'apertura Non c'è tango che tenga e non prova a rassicurare i nostalgici: rivendica di essere se stessa, riconosce che l'impronta lasciata da Fazio è pesante e va avanti. La prima puntata sfiora i 4,7 milioni di spettatori, più di quella con cui Fazio aveva aperto l'anno precedente. Il verdetto arriva in una domenica.

Il 5 maggio, la squadra dei gol finti e il varietà che si mangia il campionato

Quello che accade nelle nove stagioni successive è una mutazione genetica in diretta. Il calcio resta il pretesto, il varietà prende la cabina di regia. Maurizio Crozza costruisce lì il proprio repertorio di imitazioni, Gene Gnocchi porta la satira politica dentro il pomeriggio sportivo, arrivano Max Giusti, Nicola Savino, Lucia Ocone, Digei Angelo.

Il picco coincide con la giornata più crudele della storia recente del campionato: il 5 maggio 2002, l'Inter che crolla a Roma, la Juventus che vince a Udine. Quel pomeriggio la trasmissione tocca il 43% di share e supera i sette milioni di spettatori.

Dieci anni che le hanno aperto tutte le altre porte

La domenica di Rai 2 diventa anche la piattaforma di lancio di tutto il resto. Dal 2003 la Ventura conduce L'isola dei famosi e usa il contenitore per collegarsi con i naufraghi – nella seconda e nella terza edizione l'inviato è proprio Caputi – poi con i concorrenti di Music Farm, poi con i cantanti di X Factor. Nel 2004 sale sul palco dell'Ariston: terza donna alla conduzione del Festival di Sanremo dopo Loretta Goggi e Raffaella Carrà.

Il decennio si chiude nell'estate 2011, quando il passaggio a Sky interrompe il rapporto con la Rai e la conduzione va a Victoria Cabello. Dopo di lei Nicola Savino, poi Luca e Paolo con Mia Ceran, fino alla chiusura nel 2021. Nessuno, in ventotto anni di programma, ha condotto Quelli che il calcio più a lungo di Simona Ventura.

Sulla fine, Caputi non fa sconti alla nostalgia: "Non aveva senso andare avanti con una sola partita al pomeriggio. Sì, gli creavi lo spettacolo attorno, ma il motore era dettato dalle gare di Serie A. Senza quelle rischiava di diventare una seconda Domenica In. L'esperienza si è conclusa per morte naturale".

Perché quel "NESSUNO" pesa ancora

Il maiuscolo del post di Simona Ventura ha un bersaglio implicito. Nella televisione italiana l'eredità di un format è una cambiale che scade sempre: si valuta chi ha inventato, raramente chi ha traghettato. Il 26 agosto 2001 la Ventura ha preso in mano un oggetto costruito su misura per un altro e lo ha smontato senza chiedere scusa, trasformando un rito per pochi in un rito per molti e reggendo per dieci stagioni una diretta di quattro ore. Non è da tutti.

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