Pierluigi Diaco può essere licenziato dopo il caso Ravagnani? Cosa prevedono contratto e regole Rai
“Va licenziato”. Sotto ogni post, ogni video, ogni articolo sul caso Ravagnani, la richiesta è sempre la stessa. Martedì 3 novembre, a BellaMà, Pierluigi Diaco ha incalzato l’ex sacerdote concorrente di Ballando con le Stelle sul suo orientamento e sulla sua vita intima. Da allora una parte consistente del pubblico chiede alla Rai di interrompere il rapporto con il conduttore.
Oggi l’azienda ha diffuso una nota di scuse firmata dal direttore dell’Intrattenimento Day Time, Angelo Mellone. Ma un licenziamento, almeno allo stato attuale, non è sul tavolo. E per più di una ragione. Proviamo a spiegare perché.
Diaco è un dipendente Rai?
Il primo punto è tecnico, ma decisivo. Il termine “licenziamento” riguarda i lavoratori dipendenti. Pierluigi Diaco lavora con la Rai sulla base di un contratto per la conduzione del programma. In un rapporto di questo tipo, quindi, non si parla di licenziamento, ma eventualmente di risoluzione del contratto o di mancato rinnovo. Per questo motivo, la richiesta di "licenziamento" che arriva dal basso, cioè dal mondo dei social, è assolutamente priva di fondamento.
Il secondo punto è nelle parole stesse dell’azienda. Nella nota diffusa oggi, la Direzione Intrattenimento Day Time “esprime il proprio rammarico per l’accaduto” e “porge le scuse all’interessato e al pubblico per i toni di alcuni passaggi dell’intervista”, giudicati “non adeguati ed eccessivi”. Nella stessa nota, però, si legge anche che “resta ferma, naturalmente, la piena legittimità del porre domande anche incisive e scomode”. E si richiama “la possibilità di un conduttore di svolgere il proprio lavoro secondo coscienza”.
La Rai, in altre parole, contesta i toni, non il diritto di Diaco a fare quelle domande. Una distinzione che pesa: per sciogliere un contratto prima della scadenza, in genere, serve un inadempimento grave. Tra le critiche all’intervista c’è anche la fascia oraria: alcuni passaggi sulla sfera sessuale di Ravagnani sono andati in onda in fascia protetta. Su questo fronte, però, a rispondere davanti all’Agcom è l’emittente, non il singolo conduttore. È anche per questo che le scuse ufficiali sono arrivate dalla direzione e non da Diaco.
Dove Diaco deve fare attenzione
Il terreno più delicato per Diaco è un altro. Il Codacons, insieme all’Associazione Utenti dei Servizi Radiotelevisivi, ha presentato un esposto ad Agcom, Garante Privacy, commissione di Vigilanza e Cda Rai. Chiede verifiche sul rispetto della riservatezza e della dignità personale e la sospensione temporanea di BellaMà. Chiede anche le dimissioni del conduttore e, in mancanza di un passo indietro, la revoca dell’incarico.
Il punto sollevato riguarda la sfera sessuale, che le regole deontologiche per l’attività giornalistica tutelano in modo specifico, anche nel caso di personaggi noti. Sarà il Garante, eventualmente, a valutare. In ogni caso si tratta di un percorso diverso da quello del rapporto contrattuale tra Diaco e la Rai.
Cosa può succedere adesso
Allo stato attuale, dunque, non sono previsti provvedimenti nei confronti del conduttore. Come raccontato da Fanpage nei giorni scorsi, in Rai il giudizio prevalente è che Diaco abbia sbagliato i toni e i modi, non la sostanza. Con la nota di Mellone e la replica di Milly Carlucci che ha definito le sue parole "molto sagge", la direzione è quella di una chiusura del caso. Resta aperto l'esposto del Codacons. Il vero banco di prova, semmai, arriverà più avanti: al momento di decidere sul rinnovo del programma e del contratto del suo conduttore.