Manuel Parlato: “Il reintegro a Sportitalia con Criscitiello? Me l’hanno chiesto loro e ho rifiutato. È Davide contro Golia”

Manuel Parlato ha deciso di rompere il silenzio dopo la sentenza del Tribunale di Milano che ha rigettato il suo ricorso contro Sportitalia. E lo fa correggendo quella che definisce una ricostruzione "inesatta e fuorviante" dei fatti, con una dichiarazione sui social: "Il reintegro? Me l'ha proposto Sportitalia, ho rifiutato io".
La prima precisazione del giornalista è netta e sgombra il campo da equivoci. Parlato chiarisce che è stata la controparte a proporre il suo ritorno in emittente, proposta che lui ha rifiutato "per ovvie ragioni".
Rifiutata una transazione da 40mila euro
Parlato svela anche un retroscena del procedimento: "In prima udienza, il giudice del Tribunale di Milano Julie Martini aveva proposto un'ipotesi transattiva con un risarcimento pari a 40mila euro. A seguito del rifiuto di entrambe le parti, il giudice si è ritirato a decisione". C'era dunque stata la possibilità di chiudere la vicenda con un accordo economico, ma né Parlato né Sportitalia hanno accettato il compromesso. Una scelta che ha portato al verdetto di primo grado, con la condanna del giornalista al pagamento delle spese legali.
"Prove e testimoni non ammessi"
La parte più dura della dichiarazione di Parlato riguarda lo svolgimento del processo: "Nel corso del procedimento ho prodotto materiale video e documentazione cartacea atti a dimostrare la natura del rapporto di lavoro e le modalità del licenziamento, richiedendo inoltre l'audizione di diversi testimoni. Tali prove e le relative audizioni non sono state ammesse".
Un'accusa implicita alla decisione del giudice, che secondo il giornalista avrebbe escluso elementi probatori che avrebbero potuto cambiare l'esito del procedimento. La mancata ammissione di prove e testimonianze è uno dei punti su cui probabilmente si concentrerà l'appello. Il giornalista si prepara consapevole delle difficoltà ma determinato a portare avanti la sua battaglia contro quella che definisce una sproporzione di forze: "Ero e sono consapevole di essere Davide contro Golia, anche immaginando le conseguenze di una sconfitta e di una campagna mediatica favorevole alla controparte, che dispone di mezzi e risorse a me non accessibili".
L'Ordine dei Giornalisti ancora in silenzio
C'è un altro aspetto che emerge dalla vicenda e che Parlato non cita nella sua dichiarazione, ma che resta sospeso come una questione irrisolta: l'esposto disciplinare dell'Ordine dei Giornalisti della Campania contro Michele Criscitiello presso l'Ordine della Lombardia.
Un anno fa, l'ODG Campania aveva definito l'episodio "di gravità inaudita", parlando di diffamazione verso Canale 21, offesa a un collega e limitazione della libertà di espressione. L'esposto al consiglio di disciplina dell'Ordine lombardo era stato annunciato come imminente, con toni durissimi: "Elementi deontologicamente molto gravi e inaccettabili in un Paese democratico". Eppure, a un anno esatto di distanza, il consiglio di disciplina dell'ODG Lombardia non si è ancora espresso.