Luca Barbareschi agli studenti da Giletti: “Perché non lottate per far pagare le tasse?”
Gli studenti erano arrivati in studio per parlare di ascolto, di rappresentanza, di una generazione che si sente ignorata. Si sono trovati davanti a una domanda che non si aspettavano. Forse un filo paternalista. Ma lasciamo le opinioni e andiamo ai fatti.
Nell’ultima puntata di Lo Stato delle Cose, il programma di Massimo Giletti su Rai 3, Luca Barbareschi ha spostato il confronto dalla piazza al fisco, con un ragionamento che ha diviso lo studio: “Perché nelle manifestazioni non lottate per far pagare le tasse?”. Il tema è stato uno dei momenti più ricchi del piatto di puntata e agli ascolti tv ha pagato bene: ieri, Lo stato delle cose ha fatto il 7.8% di share.
La studentessa: “I giovani non vengono ascoltati da cinque anni”
Il punto di partenza era il racconto mediatico delle ultime proteste, finito schiacciato sulle immagini delle vetrine infrante. Una delle ragazze ospiti ha rivendicato le ragioni di chi scende in strada: “Noi siamo qui perché c’è stato un fenomeno sulle vetrine spaccate. Non mi piace che l’informazione sia gestita in questo modo, ma ci sono persone che non vengono ascoltate. I giovani non vengono ascoltati da cinque anni”. Una critica doppia, rivolta alla politica ma anche ai media, compresa la televisione che in quel momento la stava ospitando.

Giletti e i salari fermi dal 1990
Il conduttore ha allargato la cornice temporale, ridimensionando l’idea che il problema sia recente: “Sin dai miei tempi i giovani non vengono ascoltati e i salari italiani non salgono dal 1990”. Una frase che sposta il discorso dalla rabbia di una stagione a una ferita che attraversa almeno tre generazioni, quella delle buste paga ferme mentre il costo della vita corre.
Barbareschi: “C’è un’evasione mostruosa”
È a quel punto che Barbareschi si è rivolto direttamente alla studentessa, cambiando bersaglio. Non il governo, non la polizia, non i giornali, ma genericamente chi non paga le tasse. “Lei sa che il Pil italiano se tutti pagassero le tasse, sarebbe l’unico paese senza debito pubblico. Perché nelle manifestazioni non lottate per far pagare le tasse? C’è un’evasione mostruosa e questo credo sia un tema”.
L’attore e produttore ha poi lanciato un avvertimento ai ragazzi, accusando chi li porta in piazza di strumentalizzarli: “C’è un problema macroeconomico dove queste battaglie vi fanno litigare e vi usano e non porterà a nulla ve lo posso scrivere”. Il passaggio più duro è arrivato quando Barbareschi ha collegato l’evasione fiscale a una delle tragedie più dolorose della storia recente italiana, il crollo del ponte Morandi del 14 agosto 2018, costato la vita a 43 persone: “Perché quando uno evade le tasse e poi crolla il ponte di Genova… lo trovo una cosa terroristica. Non si riesce a farli pagare”.
I conti tornano?
L’affermazione sul debito pubblico merita una verifica. Barbareschi cita il Pil, ma il riferimento è al debito: secondo il suo ragionamento, con un’evasione azzerata l’Italia sarebbe l’unico paese senza debito pubblico. I numeri raccontano una storia più sfumata. Il sommerso fiscale, secondo le stime del Ministero dell’Economia, vale ogni anno diverse decine di miliardi di euro, mentre il debito pubblico italiano ha superato i 3mila miliardi.
Recuperare per intero l’evasione basterebbe a cancellare il deficit annuale e a far scendere il debito nel tempo, ma non a eliminarlo: lo stock accumulato in decenni resterebbe lì. Il senso politico del discorso però non cambia: l’evasione è una delle voci che più pesano sui conti pubblici, e quindi sui servizi, sulle scuole e sulle opportunità di chi oggi ha vent’anni.
“Un’Europa vecchia che evade il fisco”
Barbareschi ha chiuso il suo intervento con una lettura demografica, mettendo i ragazzi davanti alla loro condizione di minoranza: “Il discorso è più ampio. Voi giovani siete pochi in Europa. Nessuno più fa i figli. È un’Europa vecchia che evade il fisco, dove non c’è la responsabilità del singolo”.
Un quadro in cui i giovani appaiono al tempo stesso vittime e strumenti: pochi, poco ascoltati, e secondo l’attore impegnati in battaglie che non toccano il nodo vero. Resta la domanda che la studentessa aveva posto all’inizio e che nessuno, in studio, ha davvero sciolto: se una generazione non viene ascoltata quando protesta, la ascolterebbero se scendesse in piazza contro gli evasori?