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La Rai spende 800mila euro per non spendere troppo: il paradosso del bando che nessuno si aspettava

La Rai cerca un “controllore” dei budget delle produzioni esterne: bando da 796.500 euro diviso in due lotti, fiction e intrattenimento. Il paradosso: si spende per non spendere troppo.
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Esiste una logica in tutto questo, ma va cercata con pazienza. La Rai ha pubblicato il 19 febbraio scorso un bando da 796.500 euro per affidare a un operatore esterno il compito di verificare se i preventivi presentati dai produttori di fiction, documentari e programmi di intrattenimento siano congrui rispetto ai valori di mercato. Tradotto: la tv pubblica paga qualcuno per controllare che qualcun altro non la stia facendo pagare troppo. Una spesa per arginare la spesa. Un appalto per sorvegliare gli appalti.

In che cosa consiste il bando

Il bando — formalmente un accordo quadro con un solo operatore per ciascun lotto — è suddiviso in due parti distinte, ognuna con la sua logica e il suo valore. Il primo lotto riguarda fiction e documentari, ed è il più oneroso: vale 445.500 euro per 24 mesi, con opzione di proroga di altri 12. Il prezzo unitario per ogni analisi è fissato a 3.300 euro. Il secondo lotto copre l'intrattenimento, con un valore di 351.000 euro alle stesse condizioni contrattuali e un costo per singola verifica di 2.600 euro. La differenza di tariffa tra i due lotti non è casuale: un budget di fiction, con le sue complessità narrative, i cast, i contratti di sfruttamento dei diritti, è oggettivamente più articolato da smontare rispetto a un programma di studio.

Chi si aggiudicherà ciascun lotto — e nessuno può vincere entrambi, per garantire indipendenza — dovrà essere in grado di gestire almeno sei analisi contemporaneamente. I termini sono stretti: le offerte vanno presentate entro il 2 aprile 2026, e la gara è stata decisa formalmente il 17 febbraio scorso.

Niente legami con i produttori negli ultimi tre anni

C'è una clausola nel bando che vale la pena leggere con attenzione, perché rivela il problema reale che la Rai sta cercando di risolvere. L'aggiudicatario deve garantire "piena autonomia e indipendenza dalle società di produzione audiovisiva" per tutta la durata del contratto. Non basta non avere partecipazioni societarie: il vincolo si estende a qualsiasi rapporto economico, finanziario o professionale con i produttori negli ultimi 36 mesi.

Il paradosso della spesa

Il numero che dà la misura dell'operazione è quello del bilancio Rai 2024: 207,8 milioni di euro alla voce "servizi per acquisizione programmi". Una cifra cresciuta di quasi 18 milioni in tre anni — erano 189,7 milioni nel 2021, 198 nel 2022. Con una spesa di quella portata, un investimento da 796.500 euro per verificarne la congruità non è irrazionale: se il servizio riuscisse a intercettare anche solo il 2% di costi sovrastimati, il bando si ripagherebbe quasi cinque volte.

Il punto, però, è un altro. Una struttura come la Rai — migliaia di dipendenti, direzioni artistiche, uffici acquisti — ha ritenuto di non poter fare questo lavoro internamente. Ha scelto di esternalizzare la capacità di capire quanto valgono le cose che compra. È una scelta difendibile sul piano tecnico, forse persino saggia. Ma fotografa con precisione lo stato di una tv pubblica che, per controllare i propri fornitori, ha bisogno di assumerne un altro.

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