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Inghilterra-Argentina è anche Adani contro Pardo: due modi opposti di raccontare e vivere la partita

Inghilterra-Argentina non è mai stata solo una partita di calcio, ma tante cose. Una rivalità sportiva (e non solo) infinita che in televisione vede contrapposti Lele Adani, su Rai1, e Pierluigi Pardo, su DAZN. Due modi agli antipodi di raccontare gli stessi novanta minuti.
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Inghilterra-Argentina non è mai stata soltanto una gara di calcio. È il 1966, el robo del siglo che costrinse gli argentini fuori, lanciando gli inglesi verso la loro unica Coppa del mondo vinta. È ovviamente il 1986, il quarto di finale dell'Azteca, la mano di Maradona e poi il gol del secolo a distanza di quattro minuti. È il fantasma delle Malvinas che si allunga su un campo da gioco. È il 1998, David Beckham espulso a Saint-Étienne per un calcetto di reazione su Diego Simeone e partita persa ai rigori. È il 2002, l'1-0 di Sapporo firmato dallo stesso Beckham, vendetta a orologeria. Ventiquattro anni dopo, l'ultimo precedente mondiale torna: Messi al suo ultimo torneo contro l'Inghilterra che insegue la finale a sessant'anni esatti dall'unica alzata di coppa.

Foto da un'Argentina–Inghilterra meno nobile: Francia '98, quarti di finale. Beckham espulso. Gli inglesi usciranno ai rigori.
Foto da un'Argentina–Inghilterra meno nobile: Francia '98, quarti di finale. Beckham espulso. Gli inglesi usciranno ai rigori.

Ma una partita così è anche, sportivamente s'intende, Lele Adani contro Pierluigi Pardo. Alle 21 di stasera, ad Atlanta, saranno uno contro l'altro come le due formazioni. Il primo su Rai1, in chiaro, accompagnando Alberto Rimedio, il secondo titolare della telecronaca su DAZN, per gli abbonati, con il fidato partner Massimo Ambrosini.

La questione "argentina" di Lele Adani

Sono due agli antipodi. Due voci che è difficile considerare neutre in questa sfida. Lele Adani non ha mai nascosto niente. Il suo amore per Messi e per l'Argentina è materia pubblica da Qatar 2022, quando le sue telecronache dell'Albiceleste diventarono un genere a sé: Messi che dribbla "anche i cammelli del deserto", la giocata che "riporta Maradona dentro un campo da calcio". Il "facciamo calcio" a ogni piè sospinto. Tutte frasi che sono finite per essere citate, parodiate, anche incomprese, criticate, trasformate in meme e reel sui social.

Un video di Lele Adani postato sui social durante un'esultanza per un gol di Messi.
Un video di Lele Adani postato sui social durante un'esultanza per un gol di Messi.

Quando Lele Adani ha incrociato l'Argentina ai sedicesimi contro Capo Verde, al gol di Messi ha urlato per venti secondi ininterrotti, finché Rimedio non lo ha fermato con una frase che è diventata virale: "E visto che ogni altra parola sarebbe superflua, ci godiamo il replay in silenzio".

Contro la Svizzera, ai quarti, è andata peggio. O meglio, a seconda dei punti di vista. Al gol di Julian Alvarez nei supplementari: "Non è vero, non è veeeeero. Non ci posso credere, non ci credo". A fine partita, il canto: borracho. Fabio Ravezzani su X ha sintetizzato l'insofferenza di una parte del pubblico: "Belli i Mondiali. Ma se non ci fosse sempre Adani con le sue urla a coprire l'evento potremmo goderceli un po' meglio". Alessandro Antinelli, collega di Rai Sport, ha replicato che i like sotto le critiche sono "una porzione del mondo reale" e che "a molti Adani piace".

Il web ha chiesto che non commentasse la semifinale. La Rai l'ha confermato. Che è, a suo modo, una scelta editoriale precisa: stasera la voce che accompagna l'Argentina sulla tv pubblica italiana sarà quella di un uomo che tiferà Argentina.

Pardo, l'Inghilterra come romanzo di formazione

Dall'altra parte c'è un innamoramento più silenzioso ma non meno profondo. Pierluigi Pardo non ha mai dichiarato di tifare Inghilterra e probabilmente non lo farà stasera. Ma la sua biografia parla da sola.

Estate 1996, Erasmus alla University of Greenwich. Pardo ha ventidue anni e vive l'Inghilterra negli anni della guerra fredda tra Blur e Oasis, di Parklife contro (What's the story) Morning Glory?. Scopre che Tele+ cerca giovani telecronisti: entra in un laboratorio universitario e registra su VHS la sua prima telecronaca, un'Inghilterra-Scozia di Euro 96 con Gascoigne. La cassetta arriva a Milano affidata a Rino Tommasi, come raccontò alla Gazzetta in una bellissima intervista firmata da Sebastiano Vernazza.

Pierluigi Pardo durante una delle sue "pardocam"
Pierluigi Pardo durante una delle sue "pardocam"

Lo chiamano. Il primo incarico vero è l'Umbro Cup, torneo estivo organizzato dal Nottingham Forest al City Ground. Pardo parte per Nottingham, gli pagano aereo e albergo, non sa nemmeno se può mettere il taxi in nota spese. Massimo Marianella prende la partita importante, a lui tocca Nottingham Forest-Chelsea, 3 agosto 1996. Finirà 0-0, decisa ai rigori. Al settimo minuto un'azione con doppio palo lo trae in inganno e lui annuncia un gol che non c'è. In quel momento – ha raccontato anni dopo – pensa di aver sbagliato mestiere.

Trent'anni dopo, Pardo è il primo telecronista italiano ad aver raccontato un Mondiale per tre emittenti diverse. Il suo calciatore preferito è Tony Adams, il roccioso stopper e capitano dell'Arsenal, alcolista redento, una vita da romanzo. Le sue telecronache sono infarcite di citazioni musicali, cinematografiche, architettoniche. Lo stile è quello: colto, obliquo, allergico al recinto delle solite discussioni. "Devi sapere cento cose per dirne dieci", è la sua regola.

La differenza tra Adani e Pardo

La differenza tra Adani e Pardo, a parte i ruoli, è grammaticale, lessicale, di atmosfera. A pensarci bene non c'è mezza cosa che li accomuna. Adani racconta il calcio come liturgia: nella sua idea di racconto, la partita è un rito e il commentatore è il celebrante. Chi lo ama dice che è l'unico a trasmettere emozione in un calcio avaro di spettacolo. Chi lo detesta gli rimprovera di aver sostituito la partita con se stesso.

Pardo lavora per sottrazione apparente, che poi è un'altra forma di eccesso, solo più mimetizzata. Il riferimento colto al posto dell'urlo. La touche al posto della rimessa. Anche lui è un personaggio, anche lui catalizza attenzione, anche lui probabilmente ha una parte del pubblico che lo trova insopportabile, sebbene abbia la faccia da simpaticone. Ma il suo eccesso è raffreddato, filtrato, britannico nella forma prima ancora che nel contenuto.

Stasera l'Argentina avrà un cantore dichiarato su Rai 1. L'Inghilterra avrà, su DAZN, uno che a Londra ci ha imparato il mestiere e che quel mondo lo cita da trent'anni. E il telespettatore italiano, per la prima volta in questo Mondiale, forse, sceglierà il canale scegliendo anche una nazionale.

C'è un ultimo aspetto, un dettaglio, che rende la contrapposizione tra Lele Adani e Pierluigi Pardo quasi comica. Dal 2021, sono i telecronisti ufficiali dei videogiochi di calcio della EA Sports: il vecchio FIFA, oggi diventato FC. È una circostanza curiosa che merita la riflessione finale: due personalità così totalizzanti possono coesistere solo nei videogiochi, chissà che casino (e che divertimento!) sarebbe vederli fianco a fianco anche nella realtà.

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Gennaro Marco Duello (1983) è un giornalista professionista e scrittore. Laureato in Scienze della Comunicazione al Suor Orsola Benincasa di Napoli. Lavora a Fanpage.it dal 2011. È autore di "Un male purissimo" (Rogiosi, 2022) e "California Milk Bar - La voragine di Secondigliano" (Rogiosi, 2023). "Un desiderio di ieri" (2025) è il suo ultimo romanzo. 
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