
Una leggenda, in quanto tale vera o presunta, narra che mentre c'era chi si muniva di enciclopedie e dizionari per il racconto di una cerimonia olimpica, il gigante Sandro Ciotti portasse con sé solo un pacchetto di sigarette. Questo dice tanto del talento e della vastità della conoscenza di Ciotti, ma anche della difficoltà di raccontare un evento come una cerimonia olimpica. Serve conoscenza ampia, varietà di argomenti, capacità di sapere entrare con il tempo giusto rispetto a ciò che si vede e stare in silenzio per "lasciare parlare le inmagini" quando quelle parlano da sole. Insomma, chi racconta una cerimonia come quella delle Olimpiadi deve impressionare per delicatezza e incisività, lasciare nel pubblico la sensazione di un sapere sconfinato e allo stesso tempo quella di essere invisibile.
Il disastro annunciato andato in onda su Rai1 con la cerimonia olimpica dei giochi di Milano-Cortina 2026 è la negazione di tutto questo. Era annunciato per tutte le assurdità che hanno preceduto l'evento, per il modo in cui si è arrivati alla formazione che si è occupata della telecronaca, per l'assurda protervia con cui un direttore come Petrecca ha preteso di potersi sostituire ad Auro Bulbarelli (che la gaffe inenarrabile su Mattarella l'aveva fatta, ma che sicuramente ha l'esperienza per raccontare una cerimonia di questo tipo), ma soprattutto per un dato oggettivo: Petrecca non possiede l'esperienza sufficiente per raccontare un evento del genere, per il quale non basta essere giornalisti.
Fare la cerimonia di apertura delle Olimpiadi quando non sei un telecronista è come pretendere di suonare il violino solo perché sai strimpellare la chitarra. La quantità di momenti imbarazzanti di ieri sera è indicibile e va ben oltre la predisposizione generale ad evidenziarli prima ancora che iniziasse, in virtù dell'impopolarità del personaggio Petrecca già alla vigilia. Va ricordato, infatti, che l'attuale direttore di Rai Sport è stato sfiduciato più di una volta dalla sua redazione a inizio mandato, dopo essere stato mal digerito anche alla direzione di Rai News, esperienza segnata dal famoso titolo su Delmastro, condannato per il caso Cospito ma annunciato come assolto.
La cerimonia olimpica raccontata da Petrecca addirittura da prima voce è stata un film horror completato da una frase che la dice lunga. A un certo punto, il direttore di Rai Sport dichiara – sulla base di non si sa cosa – che sui social gli atleti avrebbero sottolineato i pregi dell'accoglienza al villaggio olimpico italiano rispetto a quanto accaduto a Parigi, olimpiade progressista per eccellenza. Con fare squisitamente sovranista Petrecca ha nominato "il cibo italiano", che basta a rendere l'idea. Peccato, però, che gli atleti in questione non fossero gli stessi perché quelle erano Olimpiadi sportive e queste invernali. Al grottesco non c'è mai fine.
Resta una figuraccia della Rai, che per certi versi ha già perso la sfida di queste Olimpiadi in casa nostra, completando il capolavoro nel lasciarsi scappare la possibilità di un ultimo ballo di Franco Bragagna, uno che di cerimonie olimpiche ne ha fatte, che sa cosa vuol dire esserci ma allo stesso tempo lasciar parlare le immagini, che da mesi provava a candidarsi per raccontare un ultimo evento Rai nonostante già in pensione e che alla fine la Rai ha lasciato andasse a Sky. Per tenersi Petrecca. Viva "il cibo italiano".