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Giornalisti Rai protestano in diretta contro nuova par condicio: “Trasformati in megafono del governo”

Con un comunicato letto alla fine delle edizioni dei Tg Rai l’11 aprile, i giornalisti delle testate protestano contro la nuova par condicio che, in sostanza, consente ai rappresentanti del governo di parlare nei talk senza vincoli di tempo e senza contraddittorio. Il 12 aprile un’altra novità: AGCOM approva per il testo senza modifiche per le Tv con il risultato che che tv pubblica e privata seguiranno due testi differenti nel corso della campagna per le Europee dell’8 e 9 giugno.
A cura di Andrea Parrella
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Sono ore complesse per la Rai, attraversata da un vento di protesta interno che, alle polemiche interne per il possibile addio di Amadeus, vede i giornalisti dell'azienda opporsi fermamente all'emendamento approvato nei giorni scorsi dalla Commissione di Vigilanza Rai che modifica il funzionamento della cosiddetta “par condicio”.

Con un comunicato letto alla fine delle edizioni serali di Tg1, Tg2 e Tg3, le redazioni delle testate Rai hanno espresso il proprio punto di vista contro una "maggioranza di governo ha deciso di trasformare la Rai nel proprio megafono", come recita il comunicato UsiGrai, che prosegue così:

Lo ha fatto attraverso la Commissione di Vigilanza che ha approvato una norma che consente ai rappresentanti del governo di parlare nei talk senza vincoli di tempo e senza contraddittorio. Non solo, Rainews24 potrà trasmettere integralmente i comizi politici, senza alcuna mediazione giornalistica, preceduti solamente da una sigla. Questa non è la nostra idea di servizio pubblico, dove al centro c’è il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti che fanno domande (anche scomode) verificano quanto viene detto, fanno notare incongruenze. Per questo gentili telespettatori vi informiamo che siamo pronti a mobilitarci per garantire a voi un’informazione indipendente, equilibrata e plurale.

Ma come è cambiata esattamente la legge sulla par condicio e in che modo inciderà sulle prossime elezioni europee alle porte? Innantizutto va ricordato che la par condicio corrisponde a quell’insieme di regole che garantisce la parità di accesso a determinati spazi nei mezzi di informazione ai vari partiti politici, in particolare nei periodi che caratterizzano l'avvicinamento a tornate elettorali. L’emendamento in questione, proposto da alcuni partiti della maggioranza di governo, riguarda una delibera AGCOM che valuta le presenze dei politici nei programmi televisivi non solo in termini di quantità, ma anche di qualità, ovvero rapportando il tempo speso attraverso il criterio delle fasce orarie più popolate e che registrano maggiori ascolti.

L'emendamento approvato e le proteste dell'opposizione

La riformulazione del testo della delibera AGCOM proposta da Fratelli d’Italia, Lega e Noi Moderati e approvata stabilisce che i programmi di informazione "qualora in essi assuma carattere rilevante l’esposizione di opinioni e valutazioni politico-elettorali, sono tenuti a garantire la più ampia possibilità di espressione, facendo in ogni caso salvo il principio della “notiziabilità” giornalistica e la necessità di garantire ai cittadini una puntuale informazione sulle attività istituzionali e governative.

Più spazio ai candidati della maggioranza

In buona sostanza, vuol dire che in periodo di campagna elettorale nei programmi di informazione non saranno previsti vincoli di tempo per politici e candidati, a patto che parlino della loro attività istituzionale. In considerazione della concreta possibilità che tra i candidati ci siano esponenti dell'esecutivo, tra cui la stessa Meloni e Tajani, è verosimile pensare che questa variazione avvantaggi la maggioranza, il che spiega le proteste da parte delle opposizioni, che hanno votato contro questo emendamento.

A quello criticato, si aggiunge un altro emendamento che è stato invece votato anche dalle opposizioni e che esclude dal conteggio della par condicio gli interventi televisivi degli esponenti di governo che si dedichino a "materie inerenti all’esclusivo esercizio delle funzioni istituzionali svolte".

AGCOM approva il testo Par Condicio originale per le Tv private

Nel pomeriggio del 12 aprile un'ulteriore svolta: oggi AGCOM ha approvato senza modifiche la delibera sulla par condicio, per quel che riguarda le tv private. Da una nota del commissario AGCOM, Antonello Giacomelli, al termine del Consiglio dell'Autorità che si è tenuto questa mattina a Roma, emerge che: "Nel Consiglio di oggi abbiamo approvato in via definitiva il nostro regolamento sulla par condicio, prendendo atto che il testo è perfettamente sovrapponibile con la delibera adottata dalla Commissione di vigilanza […] Pertanto, le prerogative dei diversi soggetti istituzionali e politici rimangono inalterate nei termini fissati dalla normativa e, conseguentemente, i criteri e le valutazioni di AGCOM nell'esercizio del suo dovere di vigilanza saranno gli stessi delle consultazioni precedenti e saranno applicati in modo uniforme sia per le tv private che per il servizio pubblico". Tuttavia il testo del regolamento approvato per le Tv commerciali da AGCOM non include le variazioni stabilite proprio dalla Commissione di Vigilanza ed è quindi verosimile che tv pubblica e privata dovranno seguire regole differenti nel corso della campagna per le Europee dell’8 e 9 giugno. A stabilirlo, in ogni caso, saranno i conteggi che poi verranno effettuati da AGCOM a posteriori.

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