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Gigliola Cinquetti: “Il successo? È immeritato, come un temporale. Non lo godi, ma lo subisci”

Gigliola Cinquetti a “Da noi… a ruota libera” racconta il rapporto con “Non ho l’età”, il sacrificio della madre e la sua visione del successo: “È come un temporale, immeritato ma autentico”.
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Gigliola Cinquetti è stata ospite di Francesca Fialdini a Da noi… a ruota libera su Rai1, dove ha affrontato i nodi centrali della sua carriera: il peso e la grazia di "Non ho l'età", il prezzo pagato dalla famiglia, la natura effimera del successo.

La riconciliazione con "Non ho l'età"

Dopo decenni di rapporto complicato con il brano che l'ha consegnata alla storia, Cinquetti ha dichiarato: "Ho fatto pace con quel brano. È stato un lunghissimo e meraviglioso sogno, una magia che mi ha accompagnata per tutta la vita e di cui sono molto riconoscente. Quello che è accaduto era qualcosa di strano, quasi incomprensibile, sicuramente più grande di me e in un certo senso lo è ancora, ma ha creato le premesse per un rapporto pieno di speranza e positività con le persone che persiste ancora oggi".

Il sacrificio della madre

Ripercorrendo gli anni della giovinezza travolta dalla fama, Cinquetti ha ricostruito il prezzo pagato dalla famiglia: "Subì l'impatto di un cambiamento di vita che travolse tutti. Abbandonò certezze e abitudini, lei che era una donna anticonformista, e si mise un tailleur blu d'ordinanza, borsetta al braccio, e partimmo per il giro del mondo ad accompagnarmi in avventure anche spericolate".

Un ritratto di abnegazione materna che restituisce la dimensione privata di un fenomeno pubblico, con una madre costretta a trasformarsi per stare al passo con una figlia diventata icona.

La natura transitoria del successo

Sul tema della felicità, Cinquetti ha affermato: "La conosco benissimo. E conosco benissimo anche il suo contrario. Credo di aver avuto sempre questa capacità di patire molto e anche di vivere intensamente la felicità. È ovvio che ci si monta la testa, anche adesso". Poi la riflessione più lucida:

Non avevo timore del giorno in cui se ne sarebbe andato, è qualcosa di scontato. Quando ce l'hai non riesci nemmeno a godertelo, perché lo subisci, c'è una pressione continua. Può essere visto come privilegio o castigo, ma credo sia sempre immeritato: è semplicemente una cosa che capita, come un temporale. Dopo che passa, però, resta qualcosa su cui si può costruire di autentico, e nel tempo emerge un'empatia reciproca, che è una cosa bellissima.

Una metafora che disinnesca ogni retorica sul merito e sulla durata, riconoscendo al successo la stessa casualità di un temporale, appunto, e la stessa capacità di lasciare tracce durature oltre la propria intensità.

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