
Le coincidenze sono così strane, sembra accadano di proposito. Nella serata televisiva del 24 marzo accade una cosa in televisione che sembra nascondere dietro un singolo evento numerico un sentimento generale di una parte del Paese. Il dato numerico è il seguente: il talk show di Floris batte gli ascolti del Grande Fratello Vip, vicinissimi nel dato di share con DiMartedì che supera il reality condotto da Blasi in sovrapposizione. Un titolo perfetto, che suggerisce la connessione tra un presunto e crescente disinteresse generale verso un reality show stanco e spolpato, che fatica a rintracciare un suo pubblico come faceva un tempo, all'interesse del pubblico per uno dei programmi di informazione più solidi e seguiti del panorama nazionale e la sensazione generale di risveglio civico data dalla vittoria del No al referendum.
Tutta benzina proprio per La7, la rete che più di tutte ha approfittato di un vuoto politico venutosi a creare in Tv in questi anni di governo Meloni. Con una Rai3 impoverita da decisioni discutibili della dirigenza Rai e tutte le altre principali generaliste che si sono adeguate a una trazione filo-governativa, lo spazio da occupare era lì a disposizione e la rete diretta da Andrea Salerno non ci ha messo molto a capirlo. In questo contesto il risultato del talk di Floris diventa exploit nel momento in cui capitalizza gli effetti della vittoria del No, alimentando la percezione comune di un risveglio delle coscienze e di una solidità ritrovata nell'opposizione politica al governo. Se questo si aggiunge all'idea romantica del no alla Tv spazzatura e il rifiuto del reality show che addormenta le coscienze, la retorica è servita.
Questa percezione, infatti, è chiaramente illusoria. I bacini di pubblico di Floris e del Grande Fratello Vip difficilmente si toccano, non sono complementari ed è difficile immaginare si condizionano a vicenda. Così come è prevedibile che nelle prossime settimane, esaurita l'onda post referendaria, Floris e i talk di La7 torneranno a una dimensione di normalità anche in termini di ascolti. D'altronde a chiunque è concesso sognare anche solo per un giorno e la favola del pubblico che si ribella a un reality per seguire un talk funziona.
Molto più pragmatico sarebbe il ragionamento che riguarda gli effetti del referendum sulla proposta informativa Mediaset. Dopo il flop referendario, c'è aria di crisi per la proposta dei talk show politici a trazione filo-governativa. La coesione degli ultimi mesi su una linea pro meloniana riuscirà a tenere dopo lo scossone del referendum? E soprattutto cosa accadrebbe se crepe ed eventuali dissensi tra le forze di governo dovessero portare il partito della famiglia Berlusconi in una direzione diversa rispetto a Fratelli d'Italia? Domande che forse ci si porrà sempre più spesso nelle prossime settimane.