Daniela Vergara commossa ricorda Luca Giurato: “Era la mia tavolozza di colori, manca tutto di lui anche i difetti”

Nella puntata di giovedì 5 febbraio de La Volta Buona, è stata ospite Daniela Vergara, giornalista e moglie di Luca Giurato. Per la prima volta, a un anno e mezzo dalla sua scomparsa, parla del dolore di quest'assenza, dopo quarant'anni insieme, ricordando i momenti più belli della loro storia d'amore.
Il dolore di Daniela Vergara e il racconto dell'amore con Luca Giurato
Un anno fa, Luca Giurato è scomparso a seguito di un infarto, una morte improvvisa, accompagnata da un dolore che oggi, seppur sopito, non è mai andato via:
Mi manca tutto di lui, anche i difetti. Era disordinato, io che ho bisogno delle cose quadrate, dell'agenda, lui un improvvisatore, se non sta con una che ha bisogno di schemi. Le ore che ho passato in macchina ad aspettare lui, il ritardo era una cosa normale, il suo difetto più grande e lo dico in modo paradossale è che si faceva perdonare tutto. Quando lui è andato al Tg1, a fare la rassegna stampa, poi ha continuato, ed è stato un trampolino di lancio, io gli ho dato tanti consigli, per fortuna non ne ha ascoltato neanche uno.
La giornalista racconta come è nata la loro storia d'amore: "Ero in una piccola agenzia, che faceva il politico, lui stava alla Stampa" e continua:
Noi facevamo quelle che in termine giornalistico si chiama il trombettiere, cioè chiamavano in redazione dal posto, passando le notizie e i giornalisti importanti come lui stavano in redazione. È nata così. A telefono. Una volta a Palazzo Chigi c’era una riunione, finiva tardi, io lo raggiungo, lui mi dice “andiamo a prendere qualcosa”, io per metterla giù dura gli dissi “va bene, facciamo un’altra volta”.
Quarant'anni di vita insieme, un tempo lunghissimo, nel quale però non è poi così scontato potersi raccontare, dirsi sempre tutto ciò che si sente:
Non si riesce mai a dire tutto, tra due persone che stanno insieme da tanto tempo, non c’è mai un momento, un tempo in cui si esaurisce la voglia di comunicare, la voglia di vivere insieme.

D'altronde, la diversità è stata il carburante necessario per alimentare questo legame, sempre molto riservato, vissuto lontano dalla tv sebbene entrambi ne fossero protagonisti: "Lui è stato un elemento di rottura sotto questo profilo, tutti i miei consigli ha fatto bene a non seguirli, una delle tante lezioni che ho da lui è che non si può mai fingere, bisogna essere sempre se stessi". Quel suo essere fuori dal comune, infatti, lo ha reso un personaggio unico della tv, un personaggio capace di farsi amare e rispettare dal pubblico:
La contraddizione, solo apparente, tra la sua cultura, era nipote del librettista di Puccini, una famiglia in cui i libri non erano solo soprammobili, e lui ha appreso tutto questo e lo ha restituito con la sua verve. È diventato un culture della politica estera. Lui mi ha insegnato tantissime cose. Lui era la mia tavolozza di colori.
Vergara, poi, si sofferma su ciò che invece ha fatto innamorare lei: "La sua sincerità, la sua genuinità e il suo essere profondo. Lui non conosceva l’invidia, non conosceva la concorrenza, lui ha sempre aiutato le persone".