Bruno Vespa in onda col braccio fasciato e il volto tumefatto: “Una caduta rovinosa. Mi hanno operato”
Volto tumefatto, segni evidenti sul viso e un braccio fasciato. Bruno Vespa si è presentato così negli studi Rai per la registrazione del 22 settembre di Cinque Minuti e Porta a Porta. Senza dubbio una forte dedizione al lavoro, ma anche la volontà di portare a compimento l'intervista a Giorgia Meloni nello spazio del preserale che precede Affari Tuoi. A spiegare le condizioni del conduttore è stato lui stesso all'inizio della puntata: "Ho fatto una rovinosa caduta". A seguito dell'incidente ha subito un intervento chirurgico: "Per fortuna una equipe del Gemelli mi ha operato".
Bruno Vespa in onda nonostante l'incidente
Un'immagine forte, quella di Vespa, che in pochi minuti ha fatto il giro dei social, diventando virale e scatenando l'ironia del pubblico tra meme, commenti di stupore e apprensione. A testimoniare la preoccupazione generale è stata anche la stessa Giorgia Meloni. La premier ha ammesso di aver provato in tutti i modi a fargli fare un passo indietro: "Avevo proposto il rinvio, non lo volevo costringere", ha detto, prima di sedersi di fronte a lui. Alla fine, però, la tenacia e la professionalità del giornalista hanno avuto la meglio.
L'intervista a Giorgia Meloni
Superate le formalità, la puntata ha offerto alla premier l'occasione di affrontare alcuni dei nodi più caldi dell'attualità politica, a cominciare dal recente botta e risposta a distanza con Sergio Mattarella sul tema della scuola e del tetto massimo del 30% agli studenti stranieri per classe. Un argomento che in queste ore la nostra redazione ha raccontato a più riprese, anche attraverso la lettera inviata a Fanpage.it da nonna Rita, che ha sostenuto l'innocenza dei bambini, per i quali la scuola è semplicemente "grande per tutti" senza distinzioni di provenienza.
Sollecitata sui paletti posti dal presidente della Repubblica che, proprio ieri, aveva ricordato che la scuola serve a "non formare ghetti e non alzare barriere", Giorgia Meloni ha respinto l'idea di una critica diretta all'esecutivo: "Dice che la scuola deve non creare ghetti. Ora, il ghetto è chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in classe dove la prevalenza non parla la nostra lingua. Questo è il ghetto". Per avvalorare la linea del governo, ha infine citato un precedente storico: una circolare del 1990 firmata dallo stesso Mattarella quando era ministro dell'Istruzione, che già all'epoca invitava a non concentrare troppi alunni stranieri nelle stesse classi per favorirne l'integrazione.