Blitz all’alba a Halk Tv: spenta la diretta della principale rete d’opposizione a Erdogan

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Blitz all’alba nella sede di Halk Tv a Istanbul: diretta interrotta, 11 fermati e un amministratore di Stato alla guida. L’operazione scatta mentre inizia la difesa nel processo a Imamoglu.

Alle 6.30 del mattino, ora di Istanbul, la diretta di Halk Tv si è spenta. Al posto dei talk politici sono andati in onda danze folkloristiche e vecchi film. Non era un guasto tecnico. Centinaia di agenti erano già dentro l’edificio, la strada intorno alla sede era chiusa e i dipendenti restavano fermi davanti alle transenne. Nel giro di poche ore il canale all news più visto della Turchia, e la principale voce televisiva rimasta all’opposizione di Recep Tayyip Erdogan, è passato nelle mani di un amministratore scelto dallo Stato.

Quello che trasforma la mattinata di oggi in qualcosa di più di un’operazione giudiziaria è il calendario. Il blitz è scattato proprio mentre, nel maxiprocesso contro Ekrem Imamoglu, si apriva la fase delle arringhe difensive. Imamoglu è il sindaco di Istanbul, detenuto dal marzo 2025 e sospeso dall’incarico. Molti sondaggi lo indicano come l’unico avversario in grado di battere Erdogan alle presidenziali del 2028.

La diretta spenta e il no al direttore

La prima a dare la notizia è stata la stessa emittente, con un post su X: “Irruzione della polizia nella sede di Halk tv! È stato nominato un amministratore fiduciario e le trasmissioni sono state interrotte”. Poco dopo è sparito anche lo streaming su YouTube. Secondo il racconto del programmista Deniz Bayramoğlu, il direttore Suat Toktaş ha provato a convincere il capo della delegazione fiduciaria a lasciare in onda almeno la diretta, appellandosi al diritto dei telespettatori a essere informati. La richiesta è stata respinta.

Fuori dall’edificio, chi lavora a Halk Tv ha raccontato la mattinata in tempo reale. “La polizia ha transennato l’ingresso della nostra sede. Questa è la situazione… Non c’è altro da aggiungere”, ha scritto il giornalista Onur Dalar. Più tardi, secondo il Committee to Protect Journalists, una parte del personale è stata fatta rientrare. Ma a quel punto le chiavi della rete erano già cambiate di mano.

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La didascalia di Halk Tv

Undici fermati, l’editore vive a Londra

La Procura capo di Istanbul ha collegato l’operazione a un’inchiesta sul presidente del gruppo, Cafer Mahiroğlu, indagato per tangenti, turbativa d’asta e riciclaggio. I mandati firmati sono 17, le persone portate via 11. Le società di cui l’imprenditore è socio o amministratore sono state sequestrate su ordine del tribunale e affidate al Tmsf, il Fondo di assicurazione dei depositi, cioè l’ente che in Turchia gestisce le aziende commissariate.

Mahiroğlu non è tra i fermati perché da 35 anni vive all’estero, a Londra. In un video su X ha respinto ogni accusa e ha denunciato che sette suoi familiari rimasti in Turchia sono finiti in custodia. Il suo nome compariva già negli atti della procura nel giugno 2025, quando un giudice aveva emesso nei suoi confronti un mandato di cattura per turbativa d’asta e associazione per delinquere. Alla base c’erano le dichiarazioni di Aziz İhsan Aktaş, figura centrale delle inchieste sul Comune di Istanbul, scarcerato dopo aver scelto di collaborare con i magistrati. All’epoca l’editore aveva risposto così: “Vengo accusato sulla base di dichiarazioni false e calunnie di una persona che non ho mai incontrato né visto in vita mia”.

L’uomo scelto per guidare la rete

Secondo il sito indipendente Medyascope, l’amministratore fiduciario designato sarebbe İbrahim Paşalı. Il suo nome ricorre nelle operazioni con cui lo Stato turco ha già preso il controllo di altre emittenti, da Habertürk a Show Tv fino a Tele1. Tele1, rete vicina all’opposizione, era stata commissariata nell’ottobre 2025, e l’anniversario è caduto tre giorni fa. Solo due settimane prima del blitz di oggi, inoltre, le autorità avevano oscurato il sito e i profili social di T24, uno dei portali di informazione più letti del Paese, con l’accusa di propaganda Lgbt.

Per Halk Tv non è il primo colpo. L’Rtük, l’autorità che vigila su radio e tv in Turchia, l’ha punita a più riprese con multe e sospensioni per i commenti politici andati in onda. Nel marzo 2025, durante le proteste di piazza seguite all’arresto di Imamoglu, le aveva imposto cinque giorni di oscuramento. Due mesi prima tre giornalisti erano stati fermati per aver trasmesso una telefonata con un perito nominato nelle cause contro i sindaci dell’opposizione, e lo stesso Toktaş era stato accompagnato in procura per l’interrogatorio. Nei mesi successivi era arrivata anche la minaccia di chiusura.

Le reazioni: sindacati, opposizione e Amnesty

Il Sindacato dei giornalisti turchi ha reagito nel giro di poche ore: “Negli ultimi anni, l’illegalità a cui le autorità politiche ricorrono per superare ogni problema ha colpito ancora una volta la libertà di stampa… Non accettiamo questa tirannia!”. Anche l’Associazione dei giornalisti contemporanei ha parlato di un intervento contro la libertà di stampa e di espressione.

Durissimo l’ex leader del Chp Özgür Özel, rimosso anche lui per via giudiziaria e oggi alla guida del Partito Nuovo (Yeni Partisi). Özel ha definito l’operazione “debole e vile”, diretta contro un canale “seguito da milioni di persone”. E ha aggiunto: “Fare irruzione in un canale televisivo all’alba con la polizia e nominare un amministratore giudiziario è un gesto da dittatori. Purtroppo, hanno ridotto il nostro Paese in questo stato”. Poi ha legato i fatti: “Non è un caso che i blitz siano avvenuti a poche ore dall’inizio delle arringhe della difesa nel processo a İmamoğlu”. Dall’opposizione è arrivato anche il paragone con i municipi già affidati ad amministratori di Stato: lo strumento è lo stesso, il bersaglio è nuovo.

Dall’estero, il Committee to Protect Journalists chiede che il controllo dell’emittente torni subito alla redazione. L’organizzazione ricorda che dall’inizio dell’anno decine di giornalisti sono stati arrestati o fermati in Turchia. Esther Major, vicedirettrice regionale di Amnesty International per l’Europa, ha dichiarato: “Questa mossa allarmante rappresenta un duro colpo alla libertà dei media e appare come l’ultimo tentativo delle autorità turche di mettere a tacere le voci dell’opposizione”.

La previsione di sedici mesi fa

Un dettaglio oggi pesa più degli altri. Nel giugno 2025, commentando in diretta il mandato contro Mahiroğlu, l’ex deputato del Chp Barış Yarkadaş, che a Halk Tv aveva condotto un programma per cinque anni, disse di aver letto in quell’atto il primo segnale dell’arrivo di un amministratore fiduciario. Sedici mesi dopo, l’amministratore è arrivato.

Chi accenderà Halk Tv nei prossimi giorni troverà ancora il logo nell’angolo dello schermo. Resta da capire chi deciderà cosa andrà in onda sotto quel logo. E quanto spazio resterà alla difesa di Imamoglu proprio adesso che, a Silivri, tocca a lei parlare.

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