Alessandro Baracchini sospeso dalla conduzione di RaiNews24 dopo il caso del dito medio

Il caso del doppio dito medio in diretta non si è chiuso con la viralità e i meme. Alessandro Baracchini, storico volto di RaiNews24, sarebbe stato sospeso dalla conduzione dei telegiornali. A riferirlo è Giuseppe Candela, secondo cui la decisione arriverebbe dai vertici della testata all news del servizio pubblico, proprio mentre il giornalista era tornato dietro al desk dopo l'episodio del 19 giugno.
Il provvedimento, se confermato dalle comunicazioni ufficiali dell'azienda, ribalterebbe la traiettoria di una vicenda che fino a pochi giorni fa sembrava destinata a esaurirsi nel folklore dei social.
Cosa era successo in diretta
La scena risale all'edizione di mezzogiorno di RaiNews24. Baracchini stava chiudendo il telegiornale e aveva appena salutato i telespettatori, in attesa della sigla che tardava a partire. Quei secondi di silenzio si sono rivelati una trappola: convinto di non essere più inquadrato, il conduttore ha provato a riprendere la parola per coprire l'attesa, ma il jingle è partito proprio in quell'istante. Da lì la reazione di stizza verso la regia, con entrambe le mani alzate in un gesto che il pubblico di RaiNews24 non aveva mai associato al suo aplomb istituzionale.
La prima reazione della Rai e il rientro
Nelle ore immediatamente successive, la direzione della testata aveva scelto la linea della prudenza. Il direttore di RaiNews24 Federico Zurzolo aveva convocato Baracchini per un chiarimento, mentre l'azienda comunicava di aver avviato "le opportune valutazioni interne, nel rispetto delle procedure previste". Nessun provvedimento immediato, dunque, ma un fascicolo aperto.
In quella fase il giornalista era rimasto operativo ed era tornato a condurre regolarmente le edizioni del telegiornale. Una normalità apparente che ora il flash di Candela per Dagospia ridisegna: la sospensione segnerebbe il passaggio dalle valutazioni a una conseguenza concreta sul lavoro in video. Sul fronte sindacale e deontologico, restava aperta anche l'ipotesi di un intervento dell'Ordine dei giornalisti