Vip accusato di abusi sessuali ha il terrore che venga diffusa la sua identità: “Potrebbe togliersi la vita”

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Una celebrità britannica ha chiesto al giudice un’ingiunzione permanente perché i media non pubblichino il suo nome. L’uomo, accusato di abusi sessuali, sta attraversando un momento di estrema fragilità: “Ha già tentato il suicidio due volte, pubblicare il suo nome causerebbe la sua morte”.

C'è un caso che sta suscitando dibattito sui media internazionali. Un uomo che viene definito come una celebrità britannica di alto profilo, è stato accusato di abusi sessuali da diverse donne. Ora vivrebbe nel terrore che possa essere rivelata la sua identità e per questo è ricorso a un giudice chiedendo un'ingiunzione permanente.

Nei prossimi giorni sarà stabilito se i giornali e i media britannici possano o meno pubblicare il suo nome. Secondo i legali dell'uomo, c'è il rischio che possa togliersi la vita. Ma vediamo i dettagli di questa vicenda, che ha ormai superato i confini della Gran Bretagna.

Celebrità britannica accusata di abusi sessuali fa causa ai media

Partiamo dai fatti. La celebrità oggetto delle accuse ha intentato una causa contro l'editore di The Guardian e contro ITN – Independent Television News, società britannica che produce vari programmi di informazione. In particolare, ha chiesto un'ingiunzione permanente per impedire la pubblicazione delle accuse di abusi sessuali che gli sono state rivolte e per le quali si dichiara innocente.

I legali dell'uomo hanno informato l'Alta Corte di Giustizia che il loro assistito ha già tentato due volte di togliersi la vita negli ultimi mesi: "È gravemente malato". Il rischio è che possa farsi del male o tentare di nuovo il suicidio. Dunque, la pubblicazione delle accuse a suo carico e della sua identità potrebbe "causarne la morte".

Il giudice Matthew Nicklin ha invitato i media, ma anche chi è solito usare i social network, a non avventurarsi in tentativi di smascherare la celebrità in questione, perché nessuno al momento può ritenersi autorizzato "a identificare, o a fare ipotesi sull'identità dell'uomo", fino a quando il tribunale non si sarà pronunciato.

Il dibattito si spacca: i media, le vittime e l'uomo accusato

E qui il dibattito si spacca, andando dal caso particolare a una riflessione generale. Da una parte ci sono ITN e The Guardian che – tramite i loro legali – hanno rimarcato che in quanto giornalisti devono poter pubblicare le accuse di abusi sessuali anche se nei confronti di una celebrità, perché è un dovere che hanno verso il pubblico e le fonti che hanno rivelato loro i dettagli della vicenda:  "Abbiamo non solo la responsabilità, ma il dovere di pubblicare informazioni che riteniamo essere nell'interesse pubblico".

Poi ci sono le donne che hanno sporto denuncia, che sarebbero ancora "traumatizzate" dagli abusi che sostengono di avere subito e che oggi premono perché il nome venga fuori per due motivi: perché altre donne non debbano vivere lo stesso calvario e perché le presunte vittime possano trovare pace.

E, infine, c'è l'uomo accusato, il cui stato di salute mentale al momento sarebbe così fragile da non poter sostenere la tempesta mediatica che si abbatterebbe su di lui se fosse fatto il suo nome. Un esperto è stato chiamato a valutare le sue condizioni di salute, per ponderare i rischi della diffusione della notizia.

Il professionista è giunto alla conclusione che non è possibile stabilire con certezza se il suicidio sia inevitabile in caso di diffusione del suo nome, né se un trattamento psichiatrico possa escludere del tutto il rischio di un gesto estremo. Tuttavia, ha affermato che i rischi potrebbero essere ridotti se le accuse venissero pubblicate mentre è ricoverato in una struttura psichiatrica. Ora non resta che attendere la decisione del giudice Matthew Nicklin, che la prossima settimana stabilirà se i media possano identificare l'uomo in quanto notizia di interesse pubblico.

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